PADOVA - Da quanto tempo il poliziotto e armaiolo del Secondo reparto mobile di Padova si torturava perché la moglie voleva interrompere la loro relazione? "Non lascerò che me la porti via". Un sms semplice, con poche parole. L’agente Gabriele Ghersina lo ha scritto martedì sera seduto all’interno della sua Ford Fiesta.
E il messaggio lo ha inviato a un impiegato del Settore edilizia pubblica del Comune, compagno di lavoro della moglie Silvana Cassol. Poi ha lasciato il cellulare in macchina. Temeva che la moglie lo scoprisse. E ha continuato la sua passeggiata serale con Liuk, un pitbull tigrato. I vicini di casa lo hanno visto camminare.
Erano le nove di sera e Gabriele Ghersina aveva già deciso sul destino suo e della moglie. L’unica cosa certa è che lo sconforto e la gelosia lo avevano spinto da un po’ di tempo nel gorgo oscuro della depressione. Gabriele sospettava che la moglie Silvana, ex vigile urbano, diventata impiegata comunale, avesse una relazione con un suo collega. E lui sapeva tutto. Conosceva anche il numero del telefono del presunto amante della moglie. E l’sms era l’ultimo avvertimento. L’impiegato comunale ha raccontato agli inquirenti che tra lui e Silvana Cassol c’era solo una profonda amicizia. Sì, anche il principio di innamoramento. Ma tra loro non c’era stato ancora nulla.
Sabato e domenica Ghersina era rimasto fuori casa. La moglie Silvana gli aveva detto che voleva stare da sola nell’appartamento di Cadoneghe, nella cintura urbana della città, per riflettere sul futuro della loro vita coniugale. Un altro baratro nella depressione del marito. Gabriele Ghersina, trentasettenne, e Silvana Cassol, cinquantenne, madre di tre figli avuti dal primo marito, si erano sposati nell’ottobre 2011. Ma la loro relazione durava da anni. E ora i familiari e gli amici dicono che la coppia ha dovuto superare molte difficoltà. Il padre racconta di avere visto il figlio domenica e che era molto nervoso. Ma mai avrebbe pensato a una fine così tragica. I genitori sapevano che il figlio, molto introverso, stava passando una fase delicata con la moglie. La mamma non aveva accettato la relazione con una donna che aveva 13 anni più di lui.
Il poliziotto della Celere voleva lasciare una traccia del movente della tragedia. È l’sms che ha inviato al collega di lavoro della moglie. Silvana Cassol, nonostante la sua esperienza di ex vigile urbano, non si è mai preoccupata della presenza delle armi che il marito teneva in casa. Il poliziotto e armaiolo possedeva una pistola Glock calibro 9, che ha usato martedì notte, altre tre rivoltelle e un fucile. Gabriele ha caricato la pistola Glock. Silvana stava dormendo su un fianco e gli girava la schiena. Il marito si è solo steso e avvicinato a lei. La sua faccia copriva la nuca della moglie. Aveva la pistola puntata alla sua tempia destra. E ha premuto il grilletto. Il proiettile è entrato dalla tempia destra, ha attraversato la testa, è uscito dalla tempia sinistra ed è entrato nella nuca della donna.
DI LINO LAVA IL GAZZETTINO.IT