NEWS ITALIA E DAL MONDO IMPRENDITORE NON VERSA 135 MILA EURO DI IVA, ASSOLTO: "NON È COLPA SUA"
INSERITO DA ANGELA CECERE
MARCON - «Non voleva frodare il Fisco, ma non poteva pagare perché non aveva il denaro. Il motivo? I Comuni, Magistrato delle acque e due colossi della telefonia mobile per i quali lavorava non gli saldavano le fatture». È questa, in sintesi, la motivazione della sentenza con la quale il giudice di Venezia ha assolto un imprenditore, residente a Oderzo, nonché amministratore delegato di un’azienda elettronica di Marcon. Una sentenza pilota che potrà aver effetti dirompenti nei processi per frode fiscale. È infatti la prima volta che un giudice assolve un "evasore", ritenendo che non avesse pagato 135mila euro di Iva (ora la sta versando a rate) a causa della crisi di liquidità determinata dai clienti più importanti - in particolari enti e amministrazioni pubbliche, ma non solo - che avevano spostato il saldo delle fatture di oltre un anno. L’azienda di Marcon lavorava e lavora soprattutto per enti pubblici, tra i quali una ventina di Comuni, che non gli saldano le fatture. E così si ritrova senza liquidità e non può pagare L’Iva. Viene così iscritto sul registro degli indagati per frode fiscale e finisce a processo. Ma il giudice di Venezia, sulla base delle argomentazioni difensive dell’avvocato difensore Franco Miotto, gli riconosce la buona fede e lo assolve. Al termine di un lungo calvario ha ritrovato la serenità l’amministratore delegato della ditta di Marcon che fattura oltre 3 milioni di euro e dà lavoro a 25 dipendenti. L’incubo del manager era iniziato 2 anni fa. Su segnalazione dell’Agenzia delle Entrate, la Procura di Venezia gli aveva contestato l’accusa di non aver versato all’Erario oltre 135mila euro di Iva. È così andato a processo per dimostrare la propria correttezza, testimoniata dal fatto che non si era sottratto all’obbligo di pagare l’Iva, ma non era stato in grado di farlo perché gli Enti pubblici per le quali lavorava non lo liquidavano. A dimostrarlo perizie contabili e testimoni prodotti nel processo dall’avvocato Miotto. «La crisi di liquidità era fisiologica per l’azienda di Marcon - spiega il legale - sia per tipologia dei clienti (Comuni), termini dei pagamenti e sistema fiscale. A causa della crisi, la mancanza di liquidità si era aggravata e, pur aumentando il fatturato, il cliente non riusciva a incassare quanto gli spettava». Non appena i Comuni sono tornati a pagare l’imprenditore ha onorato i suoi debiti con l’Erario. «Quando le fatture sono state pagate - precisa l’avvocato Miotto - il cliente ha chiesto e ottenuto la rateizzazione dell’Iva». Viste le prove il giudice, ritenendo insussistente l’elemento soggettivo del reato (l’imprenditore non voleva fare l’evasore, ndr), lo ha assolto. «Al contrario - conclude l’avvocato Miotto - il cliente andrebbe premiato perché, nonostante crisi e mancanza di liquidità, ha mantenuto in vita l’azienda e salvato 25 posti di lavoro. Spero che questa sentenza faccia scuola. Per la prima volta un giudice recepisce la grave situazione finanziaria delle nostre aziende alle prese, tra l’altro, con un sistema fiscale ormai inadeguato».di Roberto Ortolan
LEGGO.IT
29.09.2013.
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