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NEWS ITALIA E DAL MONDO Crisi in Siria/ Un intervento armato modello Kosovo

26 Agosto 2013, 08:32am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

 

 

 

 

 

 

427051 2854280434980 147811775 nINSERITO DA BARBARA PAPPACODA ROMA. Un intervento armato in difesa della popolazione civile sul modello di quello già sperimentato in Kosovo, dove i bombardamenti dell’Alleanza atlantica andarono avanti per 78 giorni: in altri termini una guerra “umanitaria” senza il mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ma sotto l’egida della Nato. C’è anche questa tra le ipotesi che la casa Bianca sta esaminando per fermare l’escalation del conflitto in Siria.

Seppure scioccata dagli ultimi avvenimenti, la comunità internazionale resta fortemente divisa sull’opportunità di scatenare un’ offensiva militare contro il regime di Damasco. A premere per l’intervento armato è soprattutto Parigi, fortemente convinta che sia stato l’esercito di Assad, il 21 agosto scorso, ad attaccare il suo stesso popolo con agenti chimici: gas nervini che hanno provocato - stando agli ultimi rapporti - almeno trecento morti e quasi quattromila feriti tra i quali donne e bambini.

Anche le evidenze in mano agli Usa sembrano confermare che siano stati «movimenti» nei siti dove il regime stocca le armi chimiche. Ma Mosca difende Damasco e ieri anche da Teheran - che invece dà la colpa ai ribelli - è arrivato un altolà agli Usa. «Non c’è soluzione militare alla crisi siriana» e «qualsiasi intervento armato» contro Assad potrebbe scatenare «una guerra totale» nella regione, è il monito.

 

Gli occhi del mondo restano così puntati sugli ispettori Onu che si trovano già Damasco per indagare su quattro episodi in cui si sospetta l’utilizzo di armi proibite. Nella capitale è arrivata ieri, inviata direttamente dal segretario generale Ban Ki-moon, Angela Kane, il capo degli ispettori cui è stata affidata la difficile missione.

A lei il compito di negoziare con Bashar al Assad il permesso di compiere un’inchiesta urgente e approfondita sull’attacco di mercoledì. E a questo proposito si è levata ieri la voce del cancelliere tedesco Angela Merkel che - pur se contraria all’intervento armato - ha duramente criticato Russia e Cina per avere impedito al Consiglio di sicurezza di votare una risoluzione che impegnasse Damasco a dare carta bianca agli ispettori.

In attesa e nella speranza che gli ispettori abbiano il via libera, il presidente Obama - lungi dal volersi impegnare in un’altra costosissma guerra che potrebbe avere esiti imprevedibili sulla polveriera mediorientale - ha convocato i Consiglieri anziani della sicurezza nazionale degli Stati Uniti sulla Siria per esaminare «tutte le opzioni in campo». Nel frattempo la Us Navy, la marina americana, amplierà la propria presenza nel Mediterraneo con l'arrivo del cacciatorpediniere Uss Mahan che porta a quattro le unità in grado di lanciare un attacco missilistico dal mare.

Un’altra importante riunione sulle ripercussioni della crisi in Siria è stata invece convocata per lunedì prossimo in Giordania. Ad Amman sono attesi i vertici delle forze armate di dieci paesi tra cui l’Italia . Parteciperanno Lloyd Austin, capo del Comando militare americano centrale (Centcom), e generali di Giordania, Regno Unito, Francia, Germania, Canada Arabia Saudita, Turchia e Qatar.

di Natalia Andreani LA GAZZETTA DI MODENA 

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