NEWS ITALIA E DAL MONDO Christian prigioniero in Russia: «Lui pirata? Ama solo la natura»
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Cristian D’Alessandro è un ragazzo in apparenza timido, che non racconta molto di sé. Ma se superi la soglia della confidenza e riesci a farlo comunicare, sa raccontarti storie assurde di vita e di amicizia, tutte rigorosamente vissute in prima persona: come le epiche trasferte per assistere alle partite del Napoli o le avventure nel vallone di San Rocco, tra inseguimenti di cani e trappole nel terreno. A sentirlo parlare, ti viene in mente quasi il Duilio Del Prete del film Amici miei, che sa prendere in giro o scherzare mantenendo un tono pacato e un atteggiamento impassibile. Trentenne nativo dei Colli Aminei, Cristian è da sei giorni prigioniero sulla Arctic Sunrise: «La mia nave preferita, quella che è bella e abballa pure» si legge nel suo ultimo post su Facebook. Si era imbarcato all’inizio di agosto ad Amsterdam per la sua prima missione da membro effettivo dell’equipaggio, dopo aver lavorato come volontario per quasi due anni. Il suo ruolo è quello di mozzo o «backhand», come elegantemente e scherzosamente lo chiamano i suoi compagni di Greenpeace. Poi, il 18 settembre, il tentativo di protesta pacifica andato in fumo: è notte in Italia, ma sul mare di Barents è quasi l’alba. I gommoni con gli attivisti vengono calati nelle acque internazionali e raggiungono la piattaforma petrolifera Prirazlomnaya per scalarla e issarvi su simbolicamente una bandiera. Ma la guardia costiera russa li ferma con le armi spianate in pugno e non esita ad abbordare la motonave con tanto di elicottero e teste di cuoio, come se si trattasse di terroristi o pescatori di frodo. Da allora, solo poche notizie trapelate tramite sms, Twitter o brevi email.
ANDREA PETRELLA IL MATTINO.IT
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