NEWS ITALIA E DAL MONDO LOMBARDIA Bambino invalido indagata ginecologa
ESEGUITO DA KATIA ANDREOLETTI PAVIA. Un’archiviazione e un avviso di garanzia. Il sostituto procuratore Roberto Valli ha tirato le somme dell’indagine a carico di due medici ginecologi del San Matteo, che avevano avuto in cura la madre di un bambino nato, cinque anni fa, con paralisi cerebrale. Sotto accusa la somministrazione di un farmaco per l’ipertensione, il Coversyl, che era stato somministrato alla madre, una donna di 34 anni di Pavia, durante la gravidanza.
L’avviso di conclusione indagini, che vale come informativa di garanzia e anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, è stato notificato nei giorni scorsi al medico del Policlinico Fausta Beneventi, la ginecologa che seguì la paziente durante la gravidanza. Le accuse sono cadute, invece, per un altro medico, che era presente in sala parto nel momento in cui il bambino venne alla luce ma per il quale la procura ha escluso profili di responsabilità.
Sulla vicenda i genitori del piccolo – che ebbe una diagnosi di paralisi cerebrale infantile iatrogena e che oggi ha una invalidità quasi totale – avevano fatto causa al San Matteo, tirando in ballo l’ospedale per la responsabilità civile, ma avevano anche presentato un esposto in procura. I due procedimenti sono andati avanti per mesi in parallelo, ma mentre la causa civile è ancora in corso, l’indagine penale si è conclusa pochi giorni fa, dopo l’esito della consulenza che era stata disposta dal magistrato della procura.
In base a quegli accertamenti, sotto accusa ci sarebbe il medicinale assunto dalla madre del bambino durante la gravidanza. Un farmaco che, secondo l’esperto consultato dal magistrato, ha effetti tossici sul feto e che potrebbe essere stato all’origine delle lesioni riportate dal bambino. Il condizionale è d’obbligo e solo l’eventuale processo potrà stabilire se vi sia stata una effettiva responsabilità da parte del medico che seguì la gravidanza della donna.
Nell’esposto degli avvocati Bernardo Marino e Serena Chiusolo, che rappresentano gli interessi della famiglia del bambino, viene comunque sottolineato il rischio contenuto nella decisione di somministrare proprio quel farmaco. In base alla consulenza, su cui la procura fonda la sua conclusione, quel medicinale andava sostituito con un altro farmaco, privo delle controindicazioni del Coversyl. «Ci sono diversi tipi di farmaci indicati per la patologia di cui soffriva la paziente ma la sostituzione non è stata fatta», dice l’avvocato Chiusolo. «Noi contestavamo anche il ritardo nel parto cesareo ma prendiamo atto del fatto che la procura ha escluso responsabilità in capo al medico che aveva seguito il momento del parto», aggiunge l’avvocato Marino. Non rilascia invece dichiarazioni l’avvocato Alessandra Stefano, che difende il medico indagato.
@mariafiore3 LA PROVINCIA PAVESE
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