NEWS IMPORTANTI E ANTEPRIMA ALGERIA, L'ESERCITO FA STRAGE DI OSTAGGI. "34 MORTI, ALTRI 7 SONO ANCORA VIVI"
INSERITO DA ANGELA CECERE
ALGERI - I terroristi che hanno sequestrato un campo petrolifero algerino hanno dichiarato che 7 ostaggi sono ancora vivi dopo l'attacco dell'esercito che - secondo un portavoce del gruppo - ha causato la morte di altri 34 rapiti e di 15 rapitori. Lo riferisce l'agenzia mauritana Ani. L'agenzia precisa che si tratta di due cittadini americani, tre belgi, un giapponese e un britannico. Quattro degli ostaggi in mano ai terroristi, nel sito petrolifero di Is Amenas, sono stati invece liberati dall'esercito dopo il raid, riferisce l'Aps, citando fondi della sicurezza. «In Algeria la situazione è drammatica», ha detto il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius, spiegando che le informazioni che arrivano dal Paese «sono ancora contraddittorie». Secondo fonti del gruppo terroristico che controlla il sito petrolifero di In Amenas, citate dall'Ani, un gruppo di miliziani e di ostaggi sarebbero stati uccisi mentre, a bordo di un bus, cercava di forzare l'assedio delle forze algerine. L'automezzo - usato da una delle compagnie del sito per il trasporto del personale - sarebbe stato centrato da colpi sparati da elicotteri algerini. Secondo una fonte citata dal sito Tsa, Knaoudi Sidi, un notabile locale, l'esercito algerino avrebbe preso il controllo del campo petrolifero, dopo che i sequestratori avevano tentato di allontanarsi con parte degli ostaggi. SOSPETTI SUL WEB Un governo che si fa scavalcare, in casa propria, dai francesi: sono durissimi i commenti che gli internauti algerini stanno riservando alla leadership del Paese per la vicenda della presa di ostaggi nel sito petrolifero di In Amenas, rispetto alla quale sono in molti a esprimere dubbi su chi ne sia realmente responsabile e su chi possa, invece, approfittare della situazione che si è creata. Sono numerosi gli aspetti della vicenda che la blogosfera , a cominciare dalle modalità dell'assalto al sito petrolifero, per il quale, si chiedono, è strano pensare a un sistema di sicurezza così vulnerabile, sia da parte delle compagnie - straniere e algerine - che da parte delle autorità preposte. Considerato che nel sito lavorano circa ottomila persone e che quotidianamente c'è un continuo viavai di gente che entra ed esce, sarebbe scontato pensare, dicono gli internauti, che fossero attivi controlli che invece evidentemente non c'erano. C'è qualcuno che si spinge anche più in là asserendo che dietro l'operazione altri non ci sarebbe che la Francia, la quale, impegnata nell'intervento militare in Mali, in questo modo avrebbe inteso «arruolare» l'Algeria nel conflitto che ha investito il vicino Paese. Quanto sta accadendo nel sito petrolifero spinge poi i frequentatori dei forum a denunciare l'apparente subordinazione dell'Algeria alla Francia, che giunge persino a far sì che gli annunci che riguardino il Paese vengano fatti da Parigi. Come è accaduto per l'autorizzazione al sorvolo dei jet francesi. E poi, si chiedono ancora gli internauti, che Paese è mai questo in cui la televisione di Stato non ha mandato uno straccio di giornalista a In Amenas per seguire un evento che sta calamitando l'attenzione dei media di tutto il mondo? C'è pure chi sbeffeggia l'Esercito chiedendo come sia stato possibile che un gruppo di uomini pesantemente armati abbia potuto percorrere centinaia di chilometri in un territorio aperto, ma soprattutto presidiato, giorno e notte, da trecentomila uomini che hanno lo specifico compito di combattere il terrorismo. E molti sono gli ammonimenti a non sbagliare nella valutazione di quando sta accadendo, perchè, sostiene qualche internauta, è una cosa interna all'Algeria. Del Mali, qui in Algeria, non importa niente a nessuno. OSTAGGI IN TV: "VIA L'ESERCITO" «La situazione è molto pericolosa, l'esercito algerino deve ritirarsi e avviare negoziati che potrebbero evitare perdite di vite umane». È questo l'appello di tre ostaggi stranieri in mano a terroristi islamici da ieri mattina nel sito petrolifero di In Amenas. Parlando al telefono alla tv Al Jazeera, i tre - un britannico, un irlandese e un giapponese che sarebbe ferito - hanno rilanciato la stessa richiesta avanzata da uno dei sequestratori che si è presentato come Abu Al Bara: l'esercito abbandoni la zona. Stamani Al Bara ha ribadito che gli ostaggi stranieri erano 41, ma poche ore dopo la tv algerina ha riferito che in 15 sono riusciti a fuggire stamani, tra cui una coppia di francesi. Intanto non c'è ancora alcuna conferma ufficiale, da parte delle autorità algerine, della notizia secondo la quale ieri sera unità dell'esercito abbiano attaccato il campo per liberare gli ostaggi. A darne conto era stato un comunicato fatto giungere a fonti di stampa mauritane ed a firma della brigata di «coloro che firmano con il sangue», che ieri hanno rivendicato l'assalto per «vendetta» contro la concessione dello spazio aereo algerino ai Rafale francesi diretti in Mali. Secondo il comunicato, l'attacco sarebbe stato respinto. Alcuni ostaggi - giapponesi e sudcoreani - sarebbero rimasti feriti dai colpi sparati dall'esercito, secondo una fonte dei sequestratori, che a loro volta minacciano di uccidere un britannico, secondo quanto riferisce Al Jazeera. Nel campo la situazione non è chiara, ma appare drammatica. Secondo il quotidiano arabofono algerino Al Khabar, che cita proprie fonti delle forze di sicurezza, i terroristi hanno fatto indossare ad alcuni degli ostaggi delle cinture esplosive e hanno piazzato delle cariche a protezione dell'area. Nel sito di BP, Statoil e Sonatrach, restano anche decine di lavoratori algerini della società francese CIS Catering, liberi di muoversi all'interno del campo ma non di uscirne. Bloccati in 250 ieri durante il blitz, un centinaio erano stati liberati in giornata, mentre 30 sono riusciti a fuggire stamani. Uno dei sequestratori «ha tratti somatici occidentali e non parla bene l'arabo», ha raccontato ad Al Jazeera un algerino rilasciato ieri, Abdallah. Gli altri membri del commando, ha aggiunto l'ex ostaggio, sono «tunisini, egiziani e algerini». Abu al Bara ha riferito che gli ostaggi provengono da una decina di Paesi: Norvegia, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Romania, Colombia, Thailandia, Filippine, Irlanda, Giappone e Germania. Ma ci sarebbero anche sudcoreani e austriaci.
FONTE LEGGO.IT
17 GENNAIO 2013
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