News Dall Italia e dal Mondo:Le “confessioni” inguaiano i politici Pdl Marco Grasso
Inserito da :Sotgia Marcella Genova - La Procura, dopo lo tsunami sull’Italia dei Valori, inizia a stringere il cerchio anche sulle altre spese folli in Regione. Il passo è stato compiuto negli ultimi giorni, quando i finanzieri del nucleo di polizia tributaria e il sostituto procuratore Francesco Pinto hanno deciso di acquisire tutti i documenti-stampa (ritagli di giornale, potenzialmente video d’interviste) nelle quali alcuni politici del Popolo della Libertà si attribuiscono la paternità di esborsi bizzarri, fatti con il denaro pubblico destinato ai gruppi del consiglio regionale. Nel mirino di pm e Fiamme gialle sono finiti gli outing che, in gergo giornalistico, sono stati definiti «confessioni». E che rischiano, concretamente, di costare un avviso di garanzia per peculato ad almeno tre-quattro esponenti pidiellini, avendo loro stessi ammesso d’essersi fatti risarcire attività apparentemente poco compatibili con l’impegno politico. Sono stati quindi incamerati gli articoli dove i politici stessi ammettono di aver speso in un certo modo i soldi della collettività. E incrociando i due elementi (lista ristretta di anomalie e “confessioni”) è stato individuato un primissimo nucleo di persone da ascoltare. Come? L’orientamento pare ormai chiaro. Poiché ci sono esponenti pidiellini che hanno candidamente riconosciuto d’essere stati alle terme e di averne quindi chiesto la copertura economica alla Regione, con ogni probabilità saranno loro inviati i cosiddetti «inviti a comparire», ovvero convocazioni per un interrogatorio da rendere in qualità di persone indagate. Il reato ipotizzato, finora a carico d’ignoti, è quello di peculato. Dopo l’incontro a palazzo di giustizia esiste un’indicazione di massima sui tempi. Dato il surriscaldarsi della campagna elettorale, è possibile che prevalga infatti la decisione di rimandare le audizioni al post-elezioni. Chi è dunque finito nella prima, e perfettibile, lista stilata dagli investigatori? Si comincia con un «ingresso per cinque persone» alle terme di Vinadio, certificato su uno scontrino emesso l’8 agosto 2010 alle 14.13, inserito nel calderone dei rimborsi e approvato dalla Commissione rendiconti presieduta da Rosario Monteleone (Udc). Un paio di giorni dopo il polverone il consigliere berlusconiano Alessio Saso s’era immolato: «Andai io a Vinadio». Saso, rischia d’essere iscritto sul registro degli indagati. Stesso pericolo corre l’attuale vicepresidente del consiglio regionale Luigi Morgillo (sempre Pdl). Lui aveva deciso di «chiarire», con un comunicato trasmesso nel pomeriggio di sabato 26 gennaio e pubblicato sui quotidiani del 27. In quel caso si trattava di sciogliere i dubbi sul mister X che si fece rimborsare 310 euro per «una camera e colazione» al “Grand Hotel Nuove Terme” di Acqui, pagati il 6 giugno 2010. Ultima posizione al vaglio, per quanto si è potuto fin qui apprendere, è quella di Franco Rocca, che fece pagare a spese pubbliche, come co.co.co, entrambi i figli tra la fine del 2009 e il 2010, oltre al sindaco dimissionario di Zoagli, Rita Nichel (ironia della sorte, fra gli esborsi poco chiari al setaccio dei pubblici ministeri compaiono 16 cene ai bagni “Silvano” di Zoagli del settembre 2010, ndr). Rocca ha confermato a mezzo stampa le consulenze, sostenendo di aver fatto tutto secondo le regole. E anche quei ritagli finiscono agli atti.
5.febbraio.2013 Fonte :Il SecoloXIX
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