ITALIA NEWS VENEZIA "Buttafuori" in chiesa, don Mazzi: «Bisogna accogliere le anime perse» Don Scattolon: «Il luogo va rispettato»
INSERITO DA ANGELA CECERE
Polemica sulla decisione del parroco del Duomo di San Lorenzo, a Mestre, di allontanare i mendicanti molesti durante la messa VENEZIA - Continua a far discutere la scelta del parroco di piazzare i "buttafuori" davanti al Duomo di San Lorenzo, a Mestre, per evitare che i barboni e i mendicanti si presentino durante le funzioni a molestare i fedeli chiedendo l'obolo. Una scelta che sembra essere condivisa da buona parte dei fedeli, anche se ieri, alla messe, un uomo ha espresso il suo dissenso gridando «razzista» al prete. Adesso, però, a parlare per sostenere o criticare Monsignor Bonini sono due suoi "colleghi": don Antonio Mazzi e don Marco Scattolon. Don Mazzi/ «Ci scordiamo la parabola della pecorella smarrita?». Don Antonio Mazzi scomoda la parabola della pecorella smarrita: «Ma se un prete non accoglie gli ultimi che senso ha? La Chiesa è quello che deve fare, far sentire a casa chi per convinzione non ha un percorso di fede». Si definisce un prete vecchio stampo, sempre vicino a quelli che vivono ai margini e spesso anche fuori, ma dice anche di sentire sempre molto forte il desiderio di recuperare quelle pecorelle che si smarriscono lungo la strada e che hanno bisogno di essere accompagnate. Quindi l’iniziativa del parroco di Mestre lo lascia un po’ perplesso, non è nelle sue corde. «Il parroco di Mestre avrà sicuramente avuto le sue buone ragioni - commenta il sacerdote veronese fondatore della Comunità Exodus che si occupa di recupero dei tossicodipendenti -. Ma faccio un paio di considerazioni: al Padreterno non credo dispiaccia se qualcuno in Chiesa disturba. Ma soprattutto sono convinto che una comunità che funziona e ha un forte il senso della fede e dell’appartenenza alla Chiesa è anche disposta ad aiutare chi entra in un luogo di culto e non riesce a stare tranquillo». Per don Mazzi un’anima che si recupera è un passo avanti. «Personalmente sarei felice di far entrare persone che in Chiesa per loro scelta non ci metterebbero mai piede - continua -. Non importa perché lo fanno, una volta dentro hanno già fatto un passo importante e spetta al sacerdote e alla comunità utilizzare questa opportunità per recuperare un’anima persa». Don Scattolon/ «La chiesa è un luogo di culto e va rispettato». «Bisogna usare il buon senso, ma anche considerare che chi va in Chiesa ci va per pregare e ha bisogno di pace. Sarebbe difficile per tutti poterlo fare quando non si trova la concentrazione giusta o si viene disturbati». Per Marco Scattolon, parroco di Rustega di Camposampiero in provincia di Padova, sacerdote da sempre abituato ad usare il dialogo diretto con i suoi fedeli, soprattutto stimolandoli a riflettere su temi di attualità, un luogo di culto resta sempre e comunque un luogo di culto.«Comprendo il disagio del parroco di Mestre, non è il primo che si trova ad affrontare situazioni di disagio, ma forse proporrei una soluzione diversa, cercherei una mediazione - aggiunge don Scattolon - Cercherei di portare queste persone disperate in un altro ambiente, cercano con loro il dialogo». Il parroco di Rustega propone un "albo" affisso fuori dalla chiesa dove le "anime perse" possano lasciare un appunto e chiedere aiuto. «Non è facile identificare chi viene alla messa per pregare e chi invece per disturbare - sottolinea - Anche il Santo Padre va a Lampedusa per incontrare i disperati che arrivano con i barconi, la maggior parte sono brave persone ma ci saranno in mezzo anche coloro che delinquono. E la Chiesa parlerà a tutti». Ma don Marco lancia anche un monito: oggi ci sono molti che non chiedono la carità, ma la pretendono - dice - E questo non va bene. (db)
IL GAZZETTINO
08.03.2013.
/image%2F1394276%2F20210111%2Fob_9cffcd_1.jpg)