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COSTIERA AMALFITANA NEWS SCALA RICORDA LA TRAGEDIA DELL'AEREO CADUTO 66 ANNI FA SUL MONTE CARRO

18 Novembre 2014, 12:51pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nDI MICHELE PAPPACODA ANTEPRIMA ESCLUSIVA www.mikivettica.net  In ricordo di una tragedia avvenuta 66 anni fa Una preghiera per gli aviatori svedesi La pieta’ popolare della Costiera sessantasei anni fa, un aereo che trasportava 22 ufficiali dell’aviazione svedese e quattro uomini di equipaggio, precipito’ a Santa Maria dei Monti, una localita’ che sovrasta Scala, piccolo centro in collina sulla costiera amalfitana, alle spalle di Amalfi e di fronte a Ravello. Di incidenti aerei ne capitano in tutto il mondo, ma quello di Scala ha una sua storia particolare. Fu questa la piu’ grande sciagura della storia dell’aviazione militare svedese. L'aereo, un "Bristol Freighter" di fabbricazione inglese, era stato noleggiato dal governo etiopico per riportare in patria gli aviatori che avevano pilotato da Stoccolma ad Addis Abeba e consegnato all'aeronautica del Negus sedici cacciabombardieri Saab B - 17, acquistati in Svezia. In volo sulla rotta per Roma, il "Bristol Freighter", dopo aver fatto scalo a Catania per rifornirsi di carburante, mentre si dirigeva all'aeroporto di Ciampino ebbe un guasto al motore. Sulla costa tirrenica imperversava il maltempo. Erano da poco passate le quattro del pomeriggio quando l'aereo sorvolo' Amalfi a bassissima quota, con un rombo sinistro. L'apparecchio, che veniva dal mare, doveva essere alla ricerca di un atterraggio di fortuna. I pochi amalfitani che, nonostante il pomeriggio piovoso, erano usciti di casa per rifugiarsi nei caffe', giocare a carte e tirare tardi, aspettando la sera, a quel rombo e a quel volare basso, non fecero molto caso, abituati com'erano ai rumori della guerra. Avevano ancora nelle orecchie l'irrompere improvviso nella notte delle "fortezze volanti" che dall'Africa venivano a bombardare Napoli sorvolando la costiera. Calava la sera, dal mare avanzavano nuvole nere. Nel cielo saettavano lampi a cui seguiva il fragore e il terrore dei tuoni. Sui monti la pioggia scioglieva la nebbia in foschia. All'improvviso arrivo' la notizia affannosa e imprecisa, saranno state le sette, le otto, ma era gia' notte: sulla montagna di Scala, a Santa Maria dei Monti, era caduto un aereo. Morti e feriti. Occorrevano ambulanze e medici per i soccorsi e carabinieri per le altre necessita'. Ci fu un gran via vai di autoveicoli accorsi per trasportare medici e carabinieri sul luogo del disastro. L'aereo aveva tentato un atterraggio di fortuna, ma aveva urtato contro la montagna precipitando in un burrone. Questa in breve la cronaca della sciagura del 18 novembre 1947. I primi ad accorrere furono quattro pastori che si trovavano, ognuno col suo gregge, a poca distanza dal luogo dov'era precipitato l'aereo. Ma ci volle sempre un'ora per arrivarci. Di fronte a quella visione di morte, uno dei pastori corse subito a dare la notizia mentre gli altri tre estraevano dai rottami i feriti trasportandoli nella prima casa che trovarono sul loro cammino tra la boscaglia e prestando ad essi le prime sommarie cure. La sciagura sconvolse le poche centinaia di abitanti di Scala i quali accorsero tutti lasciando nelle case solo i vecchi. Uomini, donne, giovani e non piu' giovani si prodigarono per raccogliere i resti di quei poveri ragazzi, con quell'amore e quella pieta' che a volte la gente ha ben nascosti nel cuore e che svela solo in certe particolari circostanze della vita. Furono approntate barelle di fortuna, fatte di tronchi e di rami di frassino legati insieme con rami di salice e ognuna coperta da pelli di leopardo e di zebra, trovate tra i rottami dell'aereo e che le vittime avevano evidentemente acquistato nella sosta ad Addis Abeba, per le mamme, le mogli e le fidanzate, ancora ignare in Svezia. E mentre i pastori si prendevano cura dei sopravvissuti, nell'attesa dell'arrivo dei medici, cercavano di attenuare il freddo di novembre con il fuoco dei bracieri. Le donne intanto raccoglievano tutto quello che era sparso intorno ai relitti dell'apparecchio. Infatti piu' tardi, nella stazione dei carabinieri di Ravello, vennero tutti consegnati ed elencati in ordine gli effetti personali delle vittime: fedi nuziali, portafogli sporchi di fanghiglia con l'intero contenuto; orologi, tre dei quali erano fermi alle 16.31, forse l'ora della sciagura. Ma la cosa che ancor oggi viene portata dagli svedesi come esempio di civismo italiano e' che fra la roba sparsa c'era un piccolo scrigno, una specie di cassaforte che nell'impatto si era semiaperta rovesciando parte del contenuto: gioielli, un'ingente somma di sterline britanniche, dollari statunitensi, perfino monete d'oro che si erano sparpagliate sul suolo: tutto cio' venne consegnato ai carabinieri. Pochi giorni prima della sciagura aerea di Scala, il 27 ottobre 1947, si era verificato un incidente analogo ad Atene. Un aereo svedese, proveniente da Istanbul che riportava turisti in patria, era andato a sbattere contro la montagna. Nella sciagura avevano perso la vita tutte le 44 persone che si trovavano a bordo e sul monte Imetto, dove l'apparecchio era precipitato, erano avvenuti raccapriccianti episodi di sciacallaggio. AScala albeggiava quando le salme furono portate a spalla dagli abitanti del luogo, dal posto della sciagura al municipio. Li accompagnava il rintocco funebre della campana del Duomo per libera decisione del parroco come se si trattasse di propri ragazzi, ancora in divisa e colpiti dalla morte. Le salme, fin quando non furono consegnate ai militari svedesi per essere rimpatriate, non furono mai sole. A vegliare gli sfortunati piloti c'era una specie di guardia d'onore di semplici cittadini del luogo, la maggior parte contadini e pastori e, ai piedi dei morti, un carabiniere. Vegliavano anche le donne con il rosario in mano: e quelle preghiere cattoliche per dei ragazzi protestanti avevano una sacralita' suggestiva e una purezza di dolore che trasformavano per una notte quella gioventu' straniera in gente nata e vissuta a Scala. *

FONTE Afeltra Gaetano CORRIERE DELLA SERA 20.11.1997

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