CIOCIARIA NEWS LATINA, UCCISE IL PADRE: I PROF A CASA DI CRISTIAN CANÒ PER FARE LEZIONE
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA LATINA - I dodici insegnanti di Cristian Canò, il ragazzo arrestato per aver ucciso il padre al lido di Latina, potranno andare a casa del giovane per svolgere le lezioni. Lo ha deciso il giudice Lorenzo Ferri accogliendo la richiesta avanzata dagli avvocati di Canò, Angelo e Oreste Palmieri. La prima udienza del processo è fissata per lunedì 11 novembre. Probabilmente i legali chiederanno l’applicazione del rito abbreviato, ma ancora non hanno deciso. «Stiamo studiando le carte - spiega Angelo Palmieri - per poter prendere la decisione migliore. Intanto abbiamo chiesto e ottenuto qualcosa di molto importante: il ragazzo potrà continuare a seguire le lezioni grazie alla disponibilità dei suoi insegnanti che potranno recarsi nella sua abitazione». Già lo scorso anno Canò ottenne la possibilità di ricevere i prof a casa, dove si trova detenuto agli arresti domiciliari, riuscendo così ad essere promosso a pieni voti. Ora è iscritto al quarto anno dell’istituto Marconi e non vuole perdere la possibilità di avvicinarsi ulteriormente al diploma. L’anno scorso i suoi insegnanti, dodici in totale, si resero disponibili a recarsi nella sua abitazione di Cisterna per svolgere lezioni a domicilio senza alcun onere per lo Stato. Il giudice Mara Mattioli accolse la richiesta, ora confermata anche dal collega Lorenzo Ferri. «Un gesto importante e di grande solidarietà che permetterà a Cristian di proseguire il suo percorso di studi, senza perdere un anno scolastico e soprattutto senza perdere la continuità nella formazione» hanno commentato i legali del ragazzo. Il giovane finì in carcere nel dicembre scorso dopo l’assassinio del padre avvenuto al culmine di un litigio sulla spiaggia del lido di Latina. Fu poi scarcerato a gennaio grazie a un’istanza presentata dai suoi legali al tribunale del Riesame che dispose gli arresti domiciliari. I giudici evidenziarono la «fragilità psicologica di fondo del giovane». «Pur non trascurando la complessità del fatto, commesso con brutale accanimento – scrissero nelle motivazioni della decisione – tuttavia non può non tenersi conto delle peculiari circostanze in cui è maturato: la conflittualità familiare in cui il ragazzo è cresciuto, causa della profonda sofferenza da porre a fondamento del gesto». Il 18enne incontrò il padre Gennaro in spiaggia, pochi giorni prima di Natale. Dopo un acceso diverbio lo colpì violentemente alla nuca con un bastone trovato a terra. Nell’interrogatorio davanti al giudice spiegò di essere stato ripetutamente colpito dal padre e di essersi poi difeso prendendo il bastone senza l’intenzione di uccidere. Dietro ai contrasti tra padre e figlio una situazione familiare molto complessa a causa dei maltrattamenti subiti dalla madre.
di Marco Cusumano LEGGO.IT
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