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Cultura e Spettacoli Anita Rachvelishvili, una Carmen dall'anima rock

8 Maggio 2013, 08:20am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

903 464501636946579 1480330661 n (1)di Kulikova Ksenia

 

Il suo talento è nato sotto le bombe e solo otto mesi fa era una perfetta sconosciuta. Ora che è una delle cantanti liriche più richieste debutta il 10 luglio all'Arena di Verona. Nel cuore porta la sua Georgia e il pane khachapuri

Da bambina amava il rock. Niente sontuosità verdiane o le romanticherie di Puccini, ma la chitarra che graffia il ritmo e gli assoli. Del resto papà quello faceva: il musicista in una rock band. Poi la guerra. Al suono della batteria si sovrapposero le raffiche secche delle mitragliatrici e i boati delle bombe lanciate dalle truppe russe che nel 2008 invasero l’Ossezia del sud. E così, per il mezzosoprano Anita Rachvelishvili, georgiana, classe 1984, arrivò anche la fame.

“Ci mancava tutto – ricorda la più giovane protagonista del cartellone lirico dell’Arena di Verona, che il 10 luglio debutta nei panni di Carmen nell’allestimento di Franco Zeffirelli –. Non avevamo gas per cucinare e la mattina ci lavavamo la faccia sciogliendo la neve”. I coniugi Rachvelishvili però coltivavano per la figlia il sogno che la miseria aveva strappato loro, trasformando un chitarrista e una ballerina che aspirava al Bolshoi in un operaio e in una parrucchiera. Anita ha una voce potente e al conservatorio di Tbilisi è tra le più promettenti. I genitori non ci pensano su: ipotecano la casa e le comprano un biglietto aereo per Milano. L’audizione va bene e tre anni fa Anita entra all'Accademia del Teatro alla Scala. Fino al dicembre scorso, quando - perfetta sconosciuta - apre la stagione lirica meneghina. Ed è un trionfo.

Sicura di sé, sul palco non tradisce emozione. “La guerra mi ha insegnato molto – spiega Anita – e soprattutto a contare sulle mie forze. Non avevo paura alla Scala e non ho paura ora al mio debutto all’Arena: conosco bene Carmen e l’allestimento di Zeffirelli, vado serena”. Il suo nume tutelare si chiama Daniel Barenboim, ed è grazie al maestro se la Rachvelishvili è ora richiesta dai principali teatri internazionali: “Devo solo a lui – ammette – se il palco della Scala, che per tutti i cantanti è l’approdo di una carriera, per me è stato invece l’inizio. Mi fece un provino per una parte minore e invece mi prese per Carmen”. Per sentirsi più italiana, poi, pensò di cambiare nome nel più pronunciabile Raveli, ma Barenboim la fermò: “Se vuoi imporre la tua voce devi imporre anche il tuo nome”.

Da quel giorno Anita Rachvelisvhili porta a testa alta il cognome del padre: “Col successo lo ripago dei sacrifici di una vita – spiega –: ho appena terminato di ristrutturare la nostra casa di Tbilisi e pochi giorni fa gli ho regalato la sua prima macchina. Capite? A 50 anni papà ha finalmente un’auto”. Ora a Tbilisi lo rispettano tutti, “lo considerano un signore” quel papà che l’ha allevata sulle note dei Led Zeppeling, di Phil Collins, Sting ed Eric Clapton. “Se all’epoca mi avessero chiesto di Verdi o Bizet - ride Anita - non avrei saputo dire nemmeno chi fossero. E pensare che ora sono la mia vita”.

Anima rock, innamorata della Sardegna, appassionata di Facebook e Skype, nel tempo libero (e tra una prova e l'altra all'Arena) la mezzosoprano cucina per il fidanzato italiano, il tenore Riccardo Massi, con gli immancabili Led Zeppeling a farle da sottofondo. La sua specialità è il khachapuri, una specie di pizza farcita di un particolare formaggio che Anita si fa spedire dai genitori: “È uno dei piatti georgiani assolutamente da provare. Agli italiani consiglio di visitare il mio Paese: è molto bello e costa pochissimo, il paesaggio e la natura sono splendidi, e le città serbano le tracce di una millenaria storia di dominatori stranieri: romani, turchi, russi. La cucina poi è buona quasi quanto quella italiana. E l’ospitalità georgiana è famosa: chi va in Georgia, ve lo assicuro, si sente a casa”.

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