Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MORENA MOTTA La chiesa di San Giuseppe ha faticato a contenere i tanti che sono accorsi per l'ultimo saluto alla 15enne. Il messaggio di monsignor Delpini.
Si avvicina a125.000 euro la raccolta fondiorganizzata daGiovanni Roncoronisuhttps://www.gofundme.com/f/marta-per-la-tin-dellospedale-di-monzain memoria della figliaMarta scomparsa a 15 anniin seguito a un’emorragia cerebrale dovuta a un tumore maligno che nemmeno sapeva di avere. I soldi sono destinati al reparto di terapia intensiva neurochirurgica dell’ospedale San Gerardo dove un’équipe straordinaria si è presa cura della ragazzina cercando di strapparla alla malattia.
Monza: l’addio a Marta, i funerali e la chiesa che non riesce a contenere tutto l’affetto
Nel pomeriggio disabato 23 dicembre la chiesa di san Giuseppenon ha potuto contenere le persone accorse a rendere l’ultimo saluto a Marta. Erano mille, forse più, e per questo è stato necessarioamplificare il volume dei microfoni per permettere a chi stava fuori di seguire la cerimonia. C’erano gli amici e i compagni di scuola e di sport di Marta e del suo fratello più piccolo, gli amici dei genitori Sara e Giovanni e tanta gente che conosceva la famiglia venuta da altri quartieri di Monza e persino da fuori città. Nessuno o quasi è riuscito a trattenere le lacrime.
Monza: l’addio a Marta e il messaggio di monsignor Delpini
Anchel’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpiniha inviato un suo messaggio ricordando che dalla morte“ingiusta di Marta sta scaturendo tanto amore”. Infatti, l’idea di papà Giovanni di raccoglier fondi per il reparto che per quaranta giorni è stato la seconda famiglia e la seconda casa di Marta è stata abbracciata da centinaia di persone. In tanti hanno voluto dare il loro contributo nelle ultime ore tant’è vero chela famiglia Roncoroni ha deciso di continuare a spostare l’obiettivo“perché in tanti ce lo state chiedendo e perché quello che stiamo facendo è importante”. La raccolta fondi, quindi, continuerà fino a quando le persone vorranno donare.“Il vostro contributo-scriveGiovanni Roncoroni– ci permetterà di comprare qualcosa di eccezionale, qualcosa che ora non sappiamo ancora immaginare, ma che servirà a tutti quelli che ne avranno bisogno”. ANNA COLOMBO IL CITTADINOMB
INSERITO DA MORENA MOTTA Ogni anno, quando il Natale si avvicina, la Costiera Amalfitana si trasforma in un laboratorio di dolcezza. Non solo le storiche e rinomate pasticcerie, qui, tra le vie serpeggianti e i paesaggi mozzafiato, uomini e donne del territorio diventano abili pasticcieri, custodi di un'arte antica e deliziosa. Quest'anno abbiamo avuto la fortuna, l'onore e il privilegio di visitare la cucina della signora Liliana Celio, un'abile cuoca di Amalfi, che quest'anno ci ha aperto le porte della sua "pasticceria" segreta. Nella cucina di Liliana prendono vita i roccocò, dolci tipici della tradizione napoletana. Questi biscotti, realizzati con una ricetta segreta che resta inaccessibile, anche ai palati più esperti, incarnano l'anima della tradizione natalizia locale. La ricetta di questi roccocò ha radici lontane, proveniente dal forno di Minori, lo stesso dove il rinomato pasticciere Sal De Riso ha mosso i primi passi negli anni '80. È stata Maria Apicella, meglio conosciuta ad Amalfi come Maria 'e Minori, a portare questa ricetta ad Amalfi, più di 100 anni fa. Insieme alla figlia Antonietta Pacileo, madre di Alfonso Proto, hanno dato vita a una versione migliorata di questi dolci, un vero e proprio patrimonio di famiglia. Preparati rigorosamente in casa, con l'aiuto di un piccolo forno professionale, i roccocò della famiglia Proto raggiungono ogni anno le tavole di ogni angolo del mondo, grazie agli amalfitani che, anche in viaggio, non vogliono rinunciare ai sapori tipici del Natale. Quest'anno, ad affiancare Alfonso, geloso custode della ricetta "modificata", c'erano figure chiave per la buona riuscita dei roccoco': il figlio Alberto, direttore della Torre Saracena di Amalfi; Salvatore Milano, patron di Terrazza Duomo insieme ad Alfonso Minutolo; e Giovanni Proto, venuto da Atrani per supportare questa allegra combriccola. Il risultato di questo lavoro di squadra è visibile nelle foto che accompagnano l'articolo, ma è soprattutto nell'indescrivibile profumo che si diffonde nell'aria, regalando a tutti l'essenza del Natale. In queste piccole pasticcerie nascoste tra le mura di casa, la tradizione si rinnova e si mantiene viva, unendo generazioni in un dolce abbraccio. I roccocò della famiglia Proto e della loro squadra sono più che semplici dolci; sono un ponte tra passato e presente, un tesoro di sapori e affetti che ogni anno riscalda i cuori di chi li assaggia, in Costiera Amalfitana e oltre. IL VESCOVADO
DI MICHELE PAPPACODA DIRETTORE Babbo Natale arriva in carne e ossa ai piedi della monumentale scala di Sant'Andrea per raccogliere sogni e desideri dei più piccoli
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il gip archivia le indagini bis sul decesso del 16enne: «L’indagato non ha confermato le accuse mosse nei suoi confronti»
Poco meno d’un migliaio di giorni: 995, per l’esattezza. È il tempo ch’è passato dal primo aprile del 2021, ilGiovedì santoche segnò l’archiviazione delle prime indagini – a carico d’ignoti – sulla misteriosa morte diVittorio Senatore, 16enne cetarese (ma residente aCava de’ Tirreni) che la notte del 15 settembre 2019 perse la vita sull’asfalto divia Croce, traSalernoaVietri sul Mare, al 22 dicembre 2023: il gipMarilena Albaranoha ordinato d’accantonare definitivamente l’inchiesta “bis”. Lo ha fatto su richiesta diMafalda Daria Cioncada, pm titolare d’entrambi i fascicoli archiviati: nell’ultimo era indagato per omicidio stradale un 25enne di Cetara, all’epoca amico della vittima, assistito dall’avvocatoMario Secondino.ù
La denuncia
Stando alla denuncia dei genitori di Vittorio, mammaMonica Ferraroe papàDomenico Senatore, patrocinati dal penalistaVincenzo Forte, gli pneumatici dello scooter del giovane avrebbero sormontato il ciclomotore sul quale viaggiava il 16enne (che, per loro, non era alla guida del mezzo): circostanza che la famiglia ha appreso da altri due amici del figlio – che quella sera non erano in via Croce – capaci di strappare dalla bocca del ragazzo in sella al motorino con Vittorio un laconico «vai da quelli che stavano dietro di me che gli sono andati a finire addosso». LA CITTA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sono feriti ma miracolosamente vivi e sono stati ricoverati in ospedale, i due ragazzi, entrambi musicisti che ieri sera viaggiavano a bordo della loro autovettura quando sono precipitati giù da un ponte, a Contursi Terme, finendo nel fiume Sele. L’incidente è avvenuto in località Ponte Mefita, nell’area termale del Comune di Contursi Terme. Per cause ancora in corso di accertamento, i due ragazzi, entrambi di Capaccio Paestum, che viaggiano a bordo di una macchina Citroen C3, diretti in un locale della zona dove dovevano esibirsi e suonare, hanno perso il controllo del veicolo che giunto sul ponte Mefita, si è capovolto ed è precipitato dal ponte, a un’altezza di circa 15 metri, terminando la sua corsa nel fiume Sele. I due ragazzi sono stati soccorsi dai vigili del fuoco del distaccamento di Eboli che li hanno messo in salvo. Sul posto anche i carabinieri della locale Stazione per tutti gli accertamenti del caso. Feriti e sotto shock , i due giovani, sono stati poi affidati alle cure dei medici del Pronto soccorso dell’ospedale San Francesco D’Assisi di Oliveto Citra trasportati in ospedale dai sanitari del 118. LA CITTA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Travolta e uccisa. Tragica vigilia di Natale a Salerno. Nel quartiere Torrione una 83enne che si trovava in via Sciaraffa è stata investita da un’auto, secondo una prima ricostruzione, la vettura – un’Audi – era in fase di retromarcia. Nulla da fare per la donna tanto che all’arrivo i sanitari del 118 non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Sull’accaduto indagano gli agenti della Polizia Municipale.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Pretendeva con violenza soldi, in passato anche quelli del reddito di cittadinanza, per acquistare droga. È emerso dalla denuncia presentata da una donna residente a Teverola, nel Casertano, ai carabinieri, che hanno arrestato il marito. L'uomo, un 35enne originario di Napoli, dovrà rispondere di maltrattamenti in famiglia, estorsione e lesioni personali. L'arresto è avvenuto dopo l'ultima aggressione subita dalla donna nel parcheggio di casa, davanti ai cinque figli (il più grande ha cinque anni); il 35enne - è emerso - l'ha colpita con pugni alla testa e calci ai reni e al busto, e la vittima si è salvata solo per l'intervento di un passante, che le ha consentito di scappare con i figli e chiudersi in casa; poi con la sorella, la donna ha prima accompagnato i figli dalla madre e si è quindi recata all'ospedale Moscati di Aversa per farsi medicare. Uscita dalla struttura sanitaria, la donna è corsa dai carabinieri per denunciare l'accaduto. Ai militari ha raccontato che il compagno la picchiava dall'inizio della convivenza, iniziata sette anni fa, e sempre perché pretendeva da lei i soldi - 50-100 euro per volta - per acquistare la droga; lei era così costretta a prenderli dalle somme che percepiva a titolo di reddito di cittadinanza. Accuse che hanno trovato conferma nelle immediate indagini dei carabinieri, che hanno cercato di rintracciare il 35enne; questi inizialmente si è reso irreperibile, ma poi è stato trovato è condotto in carcere.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Un giovane di 24 anni, napoletano, è stato arrestato dagli agenti dell' Ufficio Prevenzione Generale della questura di Napoli, con l'accusa di essere uno dei due aggressori responsabili del ferimento, la scorsa notte, in via delle Repubbliche Marinare, di un 17enne colpito, per futili motivi, con diversi fendenti in varie parti del corpo. L'aggressore è stato sorpreso nei pressi della sua abitazione con gli indumenti ancora sporchi sangue: per lui l'accusa è di lesioni aggravate in concorso con un altro soggetto in corso di identificazione. Il 17enne è ricoverato nell'ospedale del Mare, in gravi condizioni ma non in pericolo di vita. ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Contenuto a cura diPiemme SpA Brand Labin collaborazione conPFIZER
Prurito intenso e incessante, dolore, insonnia, autoisolamento, stress e stigma sociale. In Italia, sono oltre 35.000 i pazienti costretti a convivere con tutto ciò a causa della dermatite atopica moderata-severa. Patologia infiammatoria cronica e recidivante della pelle, la dermatite atopica condiziona pesantemente la vita dei circa 2 milioni di persone che, a diverso livello, ne soffrono nel nostro Paese.
Insieme ad asma allergico, rinosinusite e congiuntivite, la dermatite atopica rientra nel concetto più ampio di atopia, problematica che interessa ben un terzo della popolazione a livello mondiale e che fa riferimento a una predisposizione ereditaria del sistema immunitario a rispondere in maniera esagerata e incontrollata a stimoli ambientali comuni.
Come si manifesta la dermatite atopica
Considerata una malattia poligenica, in cui il prodotto delle mutazioni geniche interagisce con vari fattori ambientali, dal punto di vista del sistema immunitario è identificata come una reazione di ipersensibilità da contatto.
Può comparire fin dai primi anni di vita, pur rimanendo non contagiosa né infettiva, con un sintomo ricorrente su tutti: il prurito. Nella fase acuta si manifesta tramite lesioni, sotto forma di vescicole essudative molto pruriginose, rosse, spesse o a chiazze squamose; nella fase cronica, il grattamento e lo sfregamento danno luogo a lesioni squamose secche. Nei neonati, questi “sfoghi” si manifestano solitamente sul viso, sul cuoio capelluto, sul collo, ma anche sulle palpebre e sulle superfici estensorie delle estremità. In bambini e adulti, le lesioni si presentano sulle superfici flessorie come il collo, le fosse antecubitali e poplitee.
Fattori scatenanti della dermatite atopica
Queste problematiche vengono accentuate da fattori esterni e ambientali quali ambienti secchi o caldo-umidi, sudore, inquinamento dell’aria, indumenti di lana, stress emotivi, utilizzo di saponi aggressivi, eccessivi lavaggi e stafilococco. Il tutto comporta sovente anche infezioni batteriche secondarie o virali. Spesso, la situazione migliora entro i cinque anni di età, anche se sono possibili riacutizzazioni frequenti nell’adolescenza e in età adulta.
I soggetti maggiormente a rischio sono le donne, ma anche chi ha una storia di famigliarità e chi soffre di asma e altre allergie. La diagnosi è esclusivamente clinica e, pur non esistendo un test specifico, attraverso i test per le allergie di tipo I si può arrivare a confermare una diatesi atopica.
Il ruolo del microbiota
Le ricerche recenti sul tema hanno evidenziato un possibile ruolo del microbiota intestinale e cutaneo come fattore coinvolto nella dermatite atopica. Alcuni meccanismi che causano l’infiammazione tipica delle malattie croniche della pelle sarebbero, infatti, proprio legati a squilibri tra le diverse popolazioni di batteri che popolano sia l’intestino, sia la pelle.
Nelle persone con dermatite atopica questo squilibrio causa un aumento della permeabilità della barriera intestinale, lasciando le porte aperte ad agenti infettivi e patogeni che, a loro volta, provocano un’attivazione della risposta immunitaria innescando l’infiammazione. Discorso simile per il microbiota cutaneo, che ha un ruolo importante nella funzione di barriera cutanea e le cui variazioni e squilibri sarebbero associate all’insorgenza della dermatite atopica.
Un’emergenza sociale
Oltre alle problematiche fisiche, però, un aspetto assolutamente da non sottovalutare quando si parla di dermatite atopica è legato alle sue ricadute a livello psicologico. La patologia, infatti, non solo si fa “sentire”, ma si fa anche vedere e, specie in età adolescenziale, può portare a notevoli difficoltà e disagi, talvolta invalidanti, che vanno dall’ansia alla depressione e che potrebbero sfociare in bullismo e isolamento sociale.
Per una persona che soffre di dermatite atopica, infatti, anche azioni normali come un bagno al mare o in piscina, fare jogging e passeggiare in un parco, possono diventare attività sconsigliabili. Per comprenderne appieno il reale impatto sulla vita di tutti i giorni di chi è costretto a conviverci, basti pensare che nel 2013 ilGlobal Burden of skin disease studyl’ha classificata come una delle patologie cutanee con il più alto livello di disabilità.
Come si cura la dermatite atopica
Insomma, un problema concreto e assolutamente da non sottovalutare, con risvolti critici e importanti e da trattare sotto osservazione medica specialistica anche attraverso l’impiego di accortezze nella vita di tutti i giorni, a cominciare da una cura meticolosa della pelle.
Tra gli accorgimenti primari rientrano anche il limitare la frequenza e la durata dei lavaggi, usare acqua tiepida, tamponare non sfregare la pelle dopo il lavaggio, usare saponi delicati e applicare creme idratanti sempre consigliati dal dermatologo. Gli antistaminici orali possono aiutare a lenire il prurito, ma occorre anche operare per ridurre i propri livelli di stress.
Il primo passo per affrontare al meglio la malattia è quello di una stretta collaborazione tra paziente e dermatologo, con quest’ultimo che deve permettere all’assistito di prendere piena coscienza del problema e fare proprie le basi per un trattamento consapevole e attento delle terapie. Agire quindi in modo personalizzato e mirato in base alle necessità di ogni specifico paziente risulta fondamentale.
L’impegno di Pfizer
Fortunatamente in questo campo la ricerca medica ha fatto passi importanti nell’ultimo decennio, arrivando a mettere a disposizione dei pazienti innovative terapie. Tra gli attori di questo cambiamento, un ruolo importante lo gioca Pfizer, da sempre impegnata nelle patologie infiammatorie croniche per sviluppare e rendere disponibili innovazioni terapeutiche in grado di portare cambiamenti concreti nella vita dei pazienti.
Per questo motivo, e per farsi sempre trovare accanto alle necessità dei pazienti, Pfizer continuerà a operare anche nei prossimi anni nel segno della scienza per dare risposte concrete a chi soffre di dermatite atopica, collaborando con tutti i soggetti coinvolti in prima persona nel cambiamento: dalle istituzioni alle associazioni pazienti.
Un percorso fondamentale che punta a garantire un omogeneo accesso alle cure, supportare il dialogo tra i diversi attori e inserire la dermatite atopica nel Piano nazionale della cronicità (Pnc) e tra le patologie comprese nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) anche alla luce dell’elevato impatto che essa determina nel vissuto quotidiano del paziente.
La campagna “Dermatite Atopica – Riparti dalla tua pelle”
A questo proposito, Pzifer ha avviato in collaborazione con ANDeA – Associazione Nazionale Dermatite Atopica Onlus l’importante campagna informativa di sensibilizzazione e prevenzione “Dermatite Atopica – Riparti dalla tua pelle”, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza intorno al problema e sulla gestione dei sintomi. Un’iniziativa che invita i pazienti a non lasciarsi sopraffare dalla patologia e a rimettere se stessi al centro: tenendo sotto controllo la malattia, infatti, si può vivere con più serenità la propria quotidianità e, perché no, anche coltivare senza vergogna o tabù nuovi hobby e passioni.
Sul sitowww.pfizer.it è possibile trovare informazioni e approfondimenti sulla patologia e sulla sua gestione, oltre a un decalogo di buone abitudini e un quiz per imparare a conoscere meglio la dermatite atopica.
12. Lindsey M. LePoidevin - Pediatr Dermatol. 2019; 36:36-65.w
13. Brian T Cheng - Ann Allergy Asthma Immunol. 2019 Aug; 123(2):179-185
PP-UNP-ITA-3142
Quanto scritto sopra è da considerarsi informazione divulgativa e qualunque modalità di gestione e terapia è da intraprendersi solo ed esclusivamente dietro indicazione medica. LEGGO.IT
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Kevin Knuth ha espresso la propria teoria secondo cui gli extraterrestri potrebbero nascondersi sotto le superfici acquatiche della Terra
Kevin Knuthè un ex ricercatore e scienziato dellaNasa(ci ha lavorato dal 2001 al 2005) che ha espresso la propria teoria secondo cui glialienipotrebbero nascondersi sullaTerra, sì... ma sotto agli oceani. L'ufologo è arrivato a questa conclusione dopo anni di studi e ha espresso la proria opinione a proposito delle forme di vitaextraterrestri, durante un'intervista in un podcast statunitense. Ecco che cos'ha rivelato.
Le dichiarazioni dell'esperto
Kevin Knuthè intervenuto al podcastTheories of Everythingdove ha spiegato: «Il 75% della superficie terrestre è acqua e abbiamo davvero pochissimo accesso a tutto ciò che sta sotto. Quindi, se qualcuno avesse intenzione di nascondersi da qualche parte, l'oceanosarebbe perfetto. Se unalienoproviene da un ambiente acquatico, ecco che negli oceani troverebbe l'habitat perfetto. Le atmosfere hanno una bassa capacità termica, quindi la temperatura varia molto e andando da un pianeta all'altro, ci sono enormi variazioni di temperatura nell'atmosfera: vai suMartee ti ritrovi a 100 gradi sotto zero mentre su Venere si misurano 800 gradi. Inoltre, anche la pressione dell’aria è drammaticamente diversa da pianeta a pianeta... Per questo un'entità aliena potrebbe ricercare un ambiente più simile al suo. Gli alieni potrebbero avere una base segreta sotto agli oceani».
La teoria di Kevin Knuth
Infine,Kevin Knuthha concluso dicendo: «Ci sono tutti i tipi di problemi nel vivere su una superficie protetta solo da un'atmosfera. Ma vivere sotto a unoceanoè in realtà una buona cosa perché lo sbalzo termico non sarebbe così grande e quindi anche entità abituate a temperature estreme potrebbero conservarsi al meglio». LEGGO.IT