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LOMBARDIA NEWS Covid, il Canton Ticino chiude club e discoteche. Bar e ristoranti, stop consumazioni in piedi

8 Ottobre 2020, 15:15pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI Anche il Canton Ticino ha visto una ripresa dei contagi da Coronavirus, così come l’intera Svizzera. Ieri nel Cantone 40 nuovi contagi e due nuovi ricoveri; in tutta la Confederazione 1.172 contagi con 27 ricoveri e due decessi. Il Governo ticinese ha dunque deciso di adottare alcune nuove misure restrittive per contrastare la diffusione del virus: scatteranno domani, 9 ottobre, partire dalle 19.00 e saranno valide fino al 30 ottobre. Tra queste c’è l’obbligo di indossare le mascherine in negozi e nei centri commerciali per tutti, con raccomandanzione a utilizzarle ogni volta che non si possa garantire l’adeguato distanziamento. Decisa pure la chiusura di discoteche, sale da ballo e club. Inoltre, stop alle consumazioni in piedi e consumazione solo al tavolo nei ristoranti e nei bar. COMOZERO.IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Mattarella conferisce due medaglie d'oro alla memoria a Willy Monteiro e a don Malgesini

8 Ottobre 2020, 14:31pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Mattarella conferisce due medaglie d'oro alla memoria a Willy Monteiro e a don Malgesini

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI Il capo dello Stato: "Sono due luminosi esempi anche per le giovani generazioni". Willy era stato ucciso a Colleferro mentre difendeva un amico aggredito, e il prete degli ultimi è stato assassinato da un senzatetto Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito due medaglie d'oro alla memoria a Willy Monteiro, il ragazzo ucciso a Colleferro il 6 settembre mentre difendeva un suo amico aggredito, e a don Roberto Malgesini, il prete degli ultimi, assassinato a Como il 14 settembre da un clochard tunisino di 53 anni. Due delitti che hanno scosso profondamente gli italiani per la loro gratuita brutalità.


Quella di Willy è una medaglia al valore civile, quella per don Malgesini al merito civile. 

 


Ecco le due motivazioni:

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha oggi firmato, su proposta del Ministro dell'Interno Lamorgese, il decreto di conferimento della medaglia d'oro al valor civile alla memoria del signor Willy Monteiro Duarte con la seguente motivazione: "Con eccezionale slancio altruistico e straordinaria determinazione, dando prova di spiccata sensibilità e di attenzione ai bisogni del prossimo, interveniva in difesa di un amico in difficoltà, cercando di favorire la soluzione pacifica di un'accesa discussione. Mentre si prodigava in questa sua meritoria azione di alto valore civico, veniva colpito da alcuni soggetti sopraggiunti che cominciavano ad infierire ripetutamente nei suoi confronti con inaudita violenza e continuavano a percuoterlo anche quando cadeva a terra privo di sensi, fino a fargli perdere tragicamente la vita. Luminoso esempio, anche per le giovani generazioni, di generosità, altruismo, coraggio e non comune senso civico, spinti fino all'estremo sacrificio".
 
Il Presidente Mattarella ha anche conferito la medaglia d'oro al merito civile, alla memoria di Don Roberto Malgesini con la seguente motivazione:  "Con generosa e instancabile abnegazione si è sempre prodigato, quale autentico interprete dei valori di solidarietà umana, nella cura degli ultimi e delle loro fragilità, offrendo amorevole accoglienza e incessante sostegno.  Mentre era intento a portare gli aiuti quotidiani ai bisognosi, veniva brutalmente e proditoriamente colpito con numerosi fendenti, fino a perdere tragicamente la vita, da un uomo al quale aveva sempre dato piena assistenza e pieno sostentamento.  Luminoso esempio di uno straordinario messaggio di fratellanza e di un eccezionale impegno cristiano al servizio della Chiesa e della società civile, spinti fino all'estremo sacrificio"
 
La medaglia al valore civile viene conferita per premiare "atti di eccezionale coraggio, che manifestano preclara virtù civica e segnalarne gli autori come degni di pubblico onore". Ovvero, cittadini che abbiano esposto la propria vita a manifesto pericolo per salvare persone esposte ad imminente e grave pericolo".

La medaglia al merito si dà per premiare le persone, gli enti e i corpi che si siano prodigati, con eccezionale senso di abnegazione, nell'alleviare le altrui sofferenze o, comunque, nel soccorrere chi si trovi in stato di bisogno".

Già a Vò Euganeo, partecipando alla festa per l'avvio dell'anno scolastico, Mattarella aveva dedicato un commosso ricordo a Willy.

di CONCETTO VECCHIO LA REPUBBLICA

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Covid, bollettino di oggi 7 ottobre 2020: 3.678 nuovi contagi e 31 morti. Campania fuori controllo, 544 casi

8 Ottobre 2020, 14:31pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Covid, bollettino di oggi 7 ottobre 2020: 3.678 nuovi contagi e 31 morti. Campania fuori controllo, 544 casi

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Boom di contagi per coronavirus secondo il nuovo bollettino: sono 3.678 i nuovi casi e 31 i morti. I tamponi effettuati sono oltre 125 mila. Si registra un nuovo balzo dei contagi, con l'incremento dei casi che per la prima volta dopo mesi torna sopra i tremila in un solo giorno: un incremento che non si registrava da metà aprile. Il numero dei contagiati, comprese vittime e guariti, sale così a 333.940. In aumento anche il numero delle vittime - 31 in un giorno, ieri erano 28 - tornato sui valori di fine giugno.

 

Speranza: "Contagio cresce, alzare la soglia di attenzione"

"I numeri che arrivano anche in queste ore ci dicono che siamo dentro una sfida enorme e che dobbiamo ragionare insieme su come affrontarla e vincerla". Lo ha affermato il ministro della Salute, Roberto Speranza, precisando che nel Cdm "abbiamo prorogato lo stato di emergenza fino al 31 gennaio. Con le scelte di oggi segniamo un cambio: non più ordinanze per allargare ma ordinanze che cominciano a dire 'attenzione perché la situazione è seria e delicata". Secondo Speranza, "sarebbe un'illusione pensare che nel contesto internazionale noi siamo fuori pericolo e la politica deve dire la verità. I dati dicono che il contagio cresce ed è necessario alzare la soglia di attenzione".

Covid, i contagi Regione per Regione

Sardegna, casi in aumento

Ci sono altri tre morti in Sardegna per il Covid-19, segnalati nell'ultimo aggiornamento dell'Unità di crisi regionale: si tratta di due uomini di 77 e 84 anni e di una donna di 90 anni, tutti del Nord dell'Isola. Le vittime del virus salgono in tutto a 160 dall'inizio dell'emergenza sanitaria. Sale ancora anche il numero dei ricoverati, 128 (+3), i pazienti in terapia intensiva sono 19. In isolamento domiciliare ci sono 2.243, mentre quelle guarite sono in più 66. In totale sono stati eseguiti 204.430 tamponi, con un incremento di 2.056 test rispetto all'ultimo aggiornamento. Dei 4.481 casi positivi complessivamente accertati, 684 (+15) sono stati rilevati nella Città Metropolitana di Cagliari, 499 (+14) nel Sud Sardegna, 346 (+4) a Oristano, 676 (+10) a Nuoro, 2.276 (+58) a Sassari.

 

Marche, nuova impennata di casi

Nuova impennata di casi covid nelle Marche in corrispondenza anche con un aumento di tamponi testati. Sono 84 i positivi al coronavirus rilevati nelle ultime 24ore su 1.524 nuove diagnosi. Lo rende noto il Servizio Sanità della Regione. I casi sono 46 in provincia di Ascoli Piceno, 12 in provincia di Macerata, 12 in provincia di Pesaro Urbino, 7 in provincia di Ancona e 7 in provincia di Fermo. Comprendono 15 soggetti sintomatici, 27 contatti in ambito domestico, 17 contatti stretti di casi positivi, 1 rientro dall'estero (Romania), 10 casi riscontrati dallo screening realizzato in ambito scolastico/formativo, 3 rientri da altra regione, 1 caso riscontrato in ambito comunitario/assistenziale e 10 casi in fase di verifica. Nelle ultime 24 ore sono stati testati 2.517 tamponi: 1.524 nel percorso nuove diagnosi e 993 nel percorso guariti.

 

Puglia, 196 nuovi casi

Sono 196 i nuovi casi di positivi al coronavirus registrati oggi in Puglia a fronte di 4822 test per l'infezione da Covid-19 coronavirus (ieri erano stati 106 su 4.416 test). Le province più colpite sono quella di Bari, con 68 casi, e quella di Foggia, con 80 nuovi positivi. Tre sono in provincia di Brindisi, 7 nella provincia BAT, 10 in provincia di Lecce, 27 in provincia di Taranto, e un caso residente fuori regione. Non sono stati registrati decessi. Dall'inizio dell'emergenza sono stati fatti 435.524 test. 4.883 sono i pazienti guariti e 3.133 sono i casi attualmente positivi. Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 8.619, così suddivisi: 3.425 nella Provincia di Bari; 784 nella Provincia di Bat; 786 nella Provincia di Brindisi; 2094 nella Provincia di Foggia.

 

Toscana, 300 casi in più

In Toscana sono 16.273 i casi di positività al coronavirus, 300 in più rispetto a ieri (171 identificati in corso di tracciamento e 129 da attività di screening). I nuovi casi sono l'1,9% in più rispetto al totale del giorno precedente. L'età media dei 300 casi odierni è di 40 anni circa (il 22% ha meno di 20 anni, il 25% tra 20 e 39 anni, il 36% tra 40 e 59 anni, il 12% tra 60 e 79 anni, il 5% ha 80 anni o più) e, per quanto riguarda gli stati clinici, il 68% è risultato asintomatico, il 27% pauci-sintomatico. Delle 300 positività odierne, 1 caso è ricollegabile a rientri dall'estero. Il 38% della casistica è un contatto collegato a un precedente caso. I guariti crescono dello 0,6% e raggiungono quota 10.673 (65,6% dei casi totali). I tamponi eseguiti hanno raggiunto quota 797.046, 10.014 in più rispetto a ieri. Gli attualmente positivi sono oggi 4.428, +5,5% rispetto a ieri. I ricoverati sono 151 (6 in più rispetto a ieri), di cui 28 in terapia intensiva (stabili). Oggi si registrano 4 nuovi decessi: 4 uomini, con un'età media di 81,3 anni.

Abruzzo, 4715 positivi

Sono complessivamente 4715 (il totale risulta inferiore di una unità in quanto è stato sottratto un caso comunicato ieri e risultato in carico ad altra Regione) i casi positivi al Covid 19 registrati in Abruzzo dall'inizio dell'emergenza.Rispetto a ieri si registrano 61 nuovi casi (di età compresa tra 2 e 90 anni). I minorenni sono 3, di cui 2 in provincia di Pescara e 1 in provincia dell'Aquila. Il bilancio dei pazienti deceduti registra 1 nuovo caso e sale a 485 (si tratta di una 88enne della provincia dell'Aquila)». Lo comunica l'Assessorato alla Sanità della Regione Abruzzo. «Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 3132 dimessi/guariti (+17 rispetto a ieri, di cui 17 che da sintomatici con manifestazioni cliniche associate al Covid 19, sono diventati asintomatici e 3115 che hanno cioè risolto i sintomi dell'infezione e sono risultati negativi in due test consecutivi).Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 1098 (+40 rispetto a ieri).Dall'inizio dell'emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 213635 test (+2507 rispetto a ieri).88 pazienti (+7 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 6 (invariato rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 1004 (+23 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl». «Del totale dei casi positivi, 708 sono residenti o domiciliati in provincia dell'Aquila (+32 rispetto a ieri), 1118 in provincia di Chieti (+12), 1976 in provincia di Pescara (+12), 868 in provincia di Teramo (+4), 37 fuori regione (invariato) e 8 (invariato) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza».

 


LEGGO.IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Coronavirus in Campania: sono 52 i ricoverati in terapia intensiva. Per la degenza sono ad oggi occupati 521 posti letto sui 663 disponibili

8 Ottobre 2020, 14:30pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

 

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sono 52 i posti letto occupati nei reparti di terapia intensiva, in Campania, da pazienti covid positivi, a fronte dei 99 disponibili. Sono i dati del report dei posti letto su base regionale della Regione Campania.
I posti di degenza disponibili, in totale, sono 663, di cui, quelli occupati sono 521.     Al termine della Fase C, saranno attivati 600 posti letto di degenza, 200 di sub-intensiva e 200 di terapia intensiva.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Covid, Conte e il nuovo Dpcm: «Mascherine obbligatorie da domani, prioritaria la salute di tutti. Serve cautela per evitare nuovi lockdown»

8 Ottobre 2020, 14:29pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Coronavirus, Giuseppe Conte annuncia alla stampa nuove misure restrittive in merito a mascherine e chiarisce anche i rapporti tra Governo e Regioni.

 

A fronte dell'impennata di contagi, il presidente del Consiglio ha annunciato il contenuto delle nuove misure, che saranno in vigore da domani. «Abbiamo stabilito l'obbligo della mascherina anche all'aperto, portandole sempre quando si esce e indossandole dove ci siano altre persone non conviventi» - spiega Conte - «Abbiamo recuperato il rapporto con le Regioni: potranno autonomamente scegliere misure più restrittive, mentre per allentare le norme dovranno prima consultare il Ministero della Salute».

 

Giuseppe Conte poi aggiunge: «Ovviamente non dobbiamo tenere le mascherine a casa, tra persone conviventi, ma serve la massima attenzione quando andiamo a trovare amici e parenti. Sono le situazioni più pericolose, in cui inconsapevolmente si abbassa la guardia. Le mascherine dovrebbero essere indossate anche in quel momento. Dobbiamo tutti fare qualche sacrificio in più per il bene comune, abbiamo il dovere di tutelare la salute di tutti, a cominciare dai più deboli, per evitare ulteriori restrizioni».

«Sulla quarantena le regole sono le stesse, non cambiano. Ci riserveremo di aggiornarle in futuro, ma solo dopo aver consultato il Comitato tecnico scientifico» - spiega Giuseppe Conte - «Il Governo può solo raccomandarsi ai cittadini, non può imporre regole anche a casa».

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Le troppe criticità che stanno vivendo le strutture residenziali

8 Ottobre 2020, 14:14pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Uomo con disabilità davanti a una finestra con grata

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Intervenire in maniera puntuale, ma anche complessiva ed importante, sui servizi residenziali, sia rispetto alle norme di decretazione di urgenza di questo periodo, sia prevedendo anche un significativo e adeguato spazio per le tematiche sociosanitarie, nell’àmbito delle politiche sanitarie»: lo si legge in una lettera inviata ai principali referenti istituzionali da ANFFAS, AGeSPI, ANASTE, ANSDIPP, ARIS e UNEBA, accompagnata da un documento in cui si evidenziano le numerose criticità che vivono le strutture residenziali per persone con disabilità e persone anziane non autosufficienti

Uomo con disabilità davanti a una finestra con grata«Intervenire in maniera puntuale, ma anche complessiva ed importante, sui servizi residenziali, sia rispetto alle norme di decretazione di urgenza di questo periodo, sia prevedendo anche un significativo e adeguato spazio per le tematiche sociosanitarie, nell’àmbito delle politiche sanitarie che, ci pare di aver compreso, costituiranno uno degli assi prioritari di intervento da finanziare con il Recovery Fund o con altri interventi europei»: è questa è la richiesta che si legge in una lettera congiunta (disponibile a questo link), inviata da ANFFAS (Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale), AGeSPI (Associazione Gestori Servizi sociosanitari e cure Post Intensive), ANASTE (Associazione Nazionale Strutture Terza Età), ANSDIPP (Associazione Nazionale dei Manager del Sociale e del Sociosanitario), ARIS (Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari) e UNEBA (Unione Nazionale Istituzioni e Iniziative di Assistenza Sociale), all’attenzione del Parlamento, della Presidenza del Consiglio, del Ministero della Salute, di quello del Lavoro e delle Politiche Sociali, delle Regioni e della Conferenza Unificata e ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), accompagnata da un dettagliato documento (disponibile a questo link) in cui vengono evidenziate le attuali numerose criticità che stanno vivendo le strutture residenziali per persone con disabilità e persone anziane non autosufficienti.

Come si legge in una nota diffusa dall’ANFFAS, «alla base di tale documento vi sono i fondati timori che la continuità di tali servizi sia assolutamente a rischio, con l’alta evenienza che, da qui a pochi mesi, in assenza di interventi di sistema, possa sorgere un problema sociale ancor più grave, inerente il venir meno, per centinaia di migliaia di persone con disabilità e anziane, del solo servizio che oggi costituisce il loro unico punto di riferimento, di protezione e di assistenza e garantisce la prosecuzione della loro vita con adeguati livelli di dignità e di attenzione».

«L’obiettivo del documento citato – proseguono dall’ANFFAS – è quindi quello di porre in evidenza le criticità gestionali e organizzative delle strutture residenziali a carattere sanitario, socio-sanitario e socioassistenziale, investite oggi da una profonda crisi economica, derivante dall’emergenza Covid-19, con conseguenti gravi ricadute sulla qualità e la continuità dei servizi resi in favore di persone con grave e gravissima disabilità e anziane non autosufficienti, nonché sul connesso mantenimento degli attuali livelli occupazionali, sottolineando l’insieme degli elementi che di fatto ha determinato, determina e determinerà un maggiore depauperamento delle risorse disponibili (umane, organizzative, economiche), in un contesto ormai sempre più fiaccato dal prolungarsi di una situazione, che, seppur meno emergenziale, in realtà non presenta condizioni analoghe a quelle precedenti».

«È una situazione prolungata – si legge acora nel documento – che continua ad erodere livelli economici, e conseguentemente la presenza di operatori, andando ad incidere sulla qualità dell’assistenza e, fatto ancor più grave, sulla qualità di vita delle persone beneficiarie dei ridetti servizi, già provate anche dall’essere state per mesi prive di relazioni sociali tra le quali le relazioni con i familiari e conoscenti e le relazioni col mondo esterno».
«Infatti – evidenziano ancora le organizzazioni – durante l’emergenza Covid-19 molti dei servizi residenziali a supporto delle persone con maggiori fragilità (persone con disabilità, grave e gravissima e anziani non autosufficienti) sono stati messi a dura prova, sia perché per loro natura erano e sono strutturati in gruppi, sia perché sono mancati raccordi con gli Enti Pubblici deputati a supportare la salute dei cittadini, lasciando le strutture gestionali dei tali servizi ad affrontare il tutto in maniera assolutamente isolata. Questo sacrificio, però, oggi rischia di risultare inutile, se non si comprende che ancora per mesi (se non di più) le strutture residenziali continueranno a vivere situazioni che richiedono da un lato un adeguato investimento, nella cura delle persone assistite, degli standard di assistenza e di cura, cui accompagnare un investimento significativo in interventi volti a prevenire il diffondersi, al loro interno, del Covid-19, mentre dall’altro lato tali strutture non vedono riconosciuto il proprio sforzo».

Chiara e decisa è pertanto la richiesta rivolta alle Istituzioni: «Occorre intervenire con una forte cabina regia di livello centrale che garantisca l’intervento specifico per ciascuna delle criticità sopra dette sia in termini organizzativi e di supporto, ma anche in termini economici, partendo come detto dalla decretazione d’urgenza del periodo e dal Recovery Fund, evitando quindi che tutti gli sforzi sviluppati naufraghino per l’incapacità di traghettare le varie strutture oltre la fine della fase dell’emergenza».

Le organizzazioni che hanno inviato la lettera ed elaborato il documento hanno fornito anche la propria massima disponibilità per un incontro con le Istituzioni competenti e per collaborare all’eventuale apertura di un Gruppo e/o di un Tavolo di Lavoro, per predisporre, come si legge nella lettera, «risposte chiare, urgenti e agili, anche sotto forma di decretazione d’urgenza o di interventi parlamentari, il tutto con il fine fondamentale di evitare il grave rischio di veder collassare servizi che danno risposte a centinaia di migliaia di persone con disabilità grave e gravissima e persone anziane non autosufficienti e loro famiglie».

Già nel mese di agosto scorso, va ricordato infine, l’ANFFAS, l’UNEBA, l’ANTEAS (Associazione Nazionale Tutte Età per la Solidarietà), la UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e CDO – Opere Sociali (Compagnia delle Opere – Opere Sociali) avevano realizzato una sintesi di tutte le vicende giuridiche succedutesi nel periodo dell’emergenza sanitaria, al fine di verificare le criticità e le soluzioni interpretative utili a risolvere in maniera omogenea e sistematica le varie casistiche lungo tutto il territorio nazionale, definendo quindi il documento intitolato Inquadramento normativo sul regime economico da applicarsi agli enti gestori da parte delle pubbliche amministrazioni per il periodo di sospensione dei servizi durante la fase 1. Criticità interpretative sulle modalità di liquidazione delle somme da ricevere. richiesta di intervento a livello centrale con applicazione omogenea delle soluzioni presentate (disponibile a questo link), successivamente sottoposto all’attenzione della Presidenza del Consiglio, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Conferenza Unificata, «sempre con l’obiettivo – concludono dall’ANFFAS – di arrivare ad un’unica cabina di regia a livello centrale e di garantire in maniera omogenea su tutti i territori quanto nel documento enucleato. Il tutto per cercare di evitare la “torre di babele” purtroppo verificatasi». (S.B.)

Superando

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Barriere architettoniche, “il ministero degli Affari regionali si adopererà per inserirne l’abbattimento nel super-bonus edilizio”

8 Ottobre 2020, 14:08pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Inserire nel superbonus edilizio l'abbattimento delle barriere  architettoniche

inserito da Michele Pappacoda ROMA. "Il ministero degli Affari regionali si adopererà per inserire nel super-bonus edilizio anche l'abbattimento delle barriere architettoniche": così ha dichiarato - a nome del Ministro Boccia - Elisa Grande, Capo Dipartimento per gli Affari Regionali, specificando che "il ministro è in prima linea per la definizione dei livelli essenziali, all'interno dei quali rientra anche l'abbattimento delle barriere architettoniche: nei prossimi giorni avvieremo un tavolo di confronto con i ministeri competenti, le Regioni e gli Enti locali per individuare quelle azioni che possono essere attuate come campo comune anche in vista della prossima legge di bilancio. Chiederemo ai ministeri dell'Economia e Finanze, delle Infrastrutture e Trasporti e delle Pari Opportunità (che ha la delega sulla disabilità) di fare fronte comune per raggiungere questo obiettivo". L’annuncio durante la XVIII edizione del FIABADAY, tenutosi domenica scorsa e il cui evento principale si è svolto come di consueto in Piazza Colonna a Roma con il palco montato davanti a Palazzo Chigi. Realizzato in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica, come ricordano i promotori, “il FiabaDay vuole ogni anno ricordare quanto l'abbattimento delle barriere architettoniche sia una necessità imprescindibile per ogni persona”. Oggi, inoltre, prosegue ottimisticamente l’associazione Fiaba onlus per bocca del suo presidente Giuseppe Trieste, “la situazione d'emergenza della pandemia ha fatto capire alla totalità delle persone, ciascuna nella propria diversità, che il tema dell'abbattimento delle barriere architettoniche è di tutti noi per cui rendere i condomini e le città accessibili è un bene comune cui non possiamo rinunciare": da qui è nata la campagna di sensibilizzazione “Per me il lockdown non è finito”. Un tema che anche Papa Francesco ha evidenziato nel suo messaggio, "auspicando che l'annuale evento contribuisca a promuovere una nuova cultura e una rinnovata sensibilità sociale, evidenziata quest'anno dal fenomeno del lockdown, che ha messo maggiormente in evidenza l'urgenza di un cambiamento strutturale anche fra le mura domestiche". La campagna di sensibilizzazione. “Per me il lockdown non è finito”. Nell'immaginario collettivo le barriere architettoniche fanno immediatamente pensare alla persona in carrozzina. In realtà chiunque incontri barriere o problemi negli spostamenti è definito come Persona a Ridotta Mobilità (PRM): una categoria molto estesa in cui rientrano persone con disabilità permanente o temporanea, anziani, persone che accompagnano bimbi piccoli o con problemi di orientamento, difficoltà d'apprendimento o con disagi intellettivi o relazionali, persone di bassa statura o che si muovono con bagagli pesanti o ingombranti, donne in stato di gravidanza, ecc. Per tutte queste persone un gradino in più o in meno, un dislivello o una rampa di scale, ascensori non funzionanti o con cabine troppo piccole, possono davvero fare la differenza. La legge 13/1989 "Disposizioni per favorire il superamento e l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati" a più di trent’anni dalla sua promulgazione non è risultata sufficiente a rendere la maggior parte delle abitazioni effettivamente fruibili e confortevoli per tutti. Con l'evento del 4 ottobre FIABA onlus ha voluto portare all'attenzione delle organizzazioni che andranno ad esercitare la riqualificazione degli edifici e delle organizzazioni sindacali che rappresentano gli amministratori di condominio, un programma di sensibilizzazione condiviso, per ottenere l'abbattimento anche di una singola, minima, barriera.

 SuperAbile INAIL del 07/10/2020

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO La scuola è la grande priorità per tornare a crescere, andiamo oltre i banchi a rotelle

8 Ottobre 2020, 14:03pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

La scuola è la grande priorità per tornare a crescere, andiamo oltre i  banchi a rotelle | L'HuffPost

inserito da Michele Pappacoda Oggi l’analfabetismo funzionale è forse la più grande emergenza dell’Italia. Da decenni siamo prigionieri di un “circolo vizioso” – alimentato appunto dall'analfabetismo funzionale – che non ci permette di realizzare i cambiamenti strutturali di cui il Paese ha bisogno. Per analfabetismo funzionale intendiamo l’incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Si traduce, in pratica, nell'incapacità di comprendere, valutare e usare le informazioni che riguardano l’attuale società. L’Italia è quarta tra i Paesi OCSE per la maggiore incidenza di adulti con problemi di corretta comprensione delle informazioni ed è tra i Paesi OCSE quello con la più alta incidenza di popolazione adulta senza istruzione secondaria superiore, pari al 28% nella fascia di età 25-34 anni (rispetto a una media OCSE del 15%) e al 72% nella fascia di età 55-65 anni (rispetto a una media OCSE del 35%). Una ragione di questa performance dell’Italia risiede nelle criticità strutturali e nelle lacune di insegnamento del sistema scolastico nazionali, ascrivibili a cinque macro-ambiti: 1. Dal 2011 l’Italia spende ogni anno per tutti i gradi di istruzione solo €66 mld (ultima tra i Paesi UE per incidenza sulla spesa pubblica totale, 7,9%), pari al 3,8% del PIL nazionale; 2.I l legame tra scuola e lavoro è frenato dalla ridotta qualità dell’offerta formativa degli istituti professionali, che non si sono sviluppati come luoghi di specializzazione professionale; 3. Le modalità di insegnamento non sono state adeguate ai nuovi mezzi di comunicazione digitali, né sono state aggiornate le competenze digitali degli insegnanti; 4. La didattica è strutturata senza collegamenti con materie trasversali e interdisciplinari utili per l’ingresso degli studenti nel mondo del lavoro o nell'istruzione universitaria; 5. Nella scuola italiana hanno un ruolo ancora marginale discipline-chiave per la formazione personale e la crescita professionale dei giovani come geopolitica, economia, informatica ed educazione civica. Un altro aspetto che ha ricadute sul sistema scolastico a livello nazionale è la sua dotazione a livello di edifici. Questo tema è tornato di attualità purtroppo solo negli ultimi mesi, relativamente all'esigenza di far fronte a nuovi standard di sicurezza a causa della situazione legata al Covid-19. Gli edifici scolastici in Italia richiedono interventi di sicurezza e manutenzione, oltre a nuovi layout per lo svolgimento dell’insegnamento. Su oltre 40mila edifici scolastici attivi in Italia (di cui circa 18mila situati nel Mezzogiorno): • il 55% è stato costruito prima dell’emanazione delle norme antisismiche (1974); • il 43% è situato in zone ad alto rischio sismico (1 e 2); • il 46,2% non possiede il certificato di collaudo statico; • il 75,5% non possiede il certificato di prevenzione incendi; • il 61% non possiede il certificato di agibilità/abitabilità; • il 10% ha adottato accorgimenti specifici per la protezione dai rumori (isolamento acustico); • al contrario, il 25,5% non è ancora stato dotato di accorgimenti specifici per il superamento delle barriere architettoniche. Negli ultimi 30 anni sono stati costruiti solo 6.000 edifici scolastici. Un altro aspetto da migliorare è legato al livello di dotazione di tecnologie per l’insegnamento. Solo il 7% delle scuole primarie in Italia è dotato di una connessione WiFi o via cavo, la percentuale sale al 10% per la scuola secondaria di I grado e a circa il 24% nella scuola secondaria di II grado. Inoltre, in tutti e tre gli ordini di scuole, i pc e i tablet a disposizione in ogni classe sono ancora sotto all'unità (Fonte: elaborazione The European House - Ambrosetti su dati ANCE e Anagrafe dell’Edilizia Scolastica, 2020). Restano, a livello di Sistema–Paese, altri aspetti da migliorare: • si evidenziano alcuni disagi legati al contesto familiare e sociale delle classi più deboli; tale situazione è ancora più critica se si considera che 7 genitori su 10 devono assistere i propri figli nello smart learning (soprattutto nel caso dei più giovani), aumentando la difficoltà per i genitori di coniugare la vita lavorativa con quella familiare; • infine, le infrastrutture tecnologiche (rete Internet) e gli strumenti a disposizione (pc, laptop e smartphone) spesso non sono in numero sufficiente all'interno del nucleo familiare e contribuiscono a creare un gap nell'apprendimento degli studenti. L’Italia si posiziona in 25° posizione in Europa per quanto riguarda la digitalizzazione del Paese. Ancora oggi la digitalizzazione rappresenta un punto di attenzione per il Sistema Italia, che si posiziona tra gli ultimi Paesi nell'UE nel Digital Economy and Society Index (DESI), calcolato ogni anno dalla Commissione Europea, classificandosi in quartultima posizione, davanti a Bulgaria, Grecia e Romania. Come The European House – Ambrosetti abbiamo elaborato 5 proposte per riformare il sistema scolastico italiano: 1. Prevedere più spazio per le discipline-chiave per la formazione personale e la crescita professionale dei giovani (come geopolitica, fondamenti di economia ed educazione finanziaria, elementi di diritto pubblico, informatica, problem solving, coding, lingue emergenti ed educazione civica e ambientale), anche sull'esempio di altri Paesi europei. La definizione dei contenuti dei nuovi curricula, con l’integrazione di materie rilevanti per l’epoca contemporanea, dovrebbe prevedere il coinvolgimento degli stakeholder esterni (come famiglie, imprese e terzo settore), così come l’inserimento di tali materie nei programmi scolastici dovrebbe basarsi su un bilanciamento tra quanto stabilito a livello centrale e quanto affidato all'autonomia del singolo istituto scolastico. 2. Rafforzare i collegamenti con ambiti interdisciplinari, utili per il successivo ingresso degli studenti nel mondo del lavoro o all'istruzione universitaria. 3. Rafforzare il ruolo degli Istituti Tecnici e Professionali Secondari focalizzandoli sui “mestieri del futuro” e investendo ulteriormente sul piano dell’immagine e dello sbocco occupazionale. 4. Introdurre meccanismi premiali per gli insegnanti e i dirigenti scolastici secondo criteri meritocratici, per incentivare quanti lavorano e si impegnano di più (rivedendo quanto previsto dalla Legge 107/2015 - la c.d. “Buona Scuola” - ma secondo precisi parametri e abolendo la discrezionalità del dirigente scolastico nella suddivisione della somma stanziata dal Ministero dell’Istruzione). 5. Investire nell'edilizia scolastica, in quanto la maggioranza degli edifici scolastici del Paese presenta numerosi problemi di natura strutturale (ad es., sicurezza delle strutture ed elevati costi di manutenzione, layout inadeguato rispetto ai nuovi metodi di insegnamento orientati alla interazione, alla multimedialità e alla multi-canalità, sottoutilizzo degli spazi). Lo spazio della scuola è un fattore di successo della didattica: tenuto conto che la maggior parte degli edifici scolastici in Italia è stata costruita prima degli anni Settanta, occorre rimodellare gli ambienti scolastici (aule, corridoi, aree comuni, tecnologie utilizzate, etc.) secondo i nuovi modelli di apprendimento e in funzione del possibile utilizzo delle scuole per l’erogazione di corsi di educazione permanente per la popolazione adulta. Negli ultimi decenni c’è stato un consenso trasversale da parte delle forze migliori e più informate del Paese sui mali che affliggono l’Italia: su questi problemi sono state più volte presentate proposte serie e risolutive che, proprio per la gravità dei problemi, sono per loro natura complesse e difficili da spiegare e, a volte, richiedono sacrifici di breve per avere i benefici di lungo. L’incapacità di comprenderne i contenuti, la cronica visione di breve termine e il gioco politico (spesso attento solo al consenso immediato e a vincere la lotta per il potere) non hanno mai permesso di adottare o realizzare le proposte fatte. Questo circolo vizioso deve essere interrotto, pena l’immobilità del Paese. Occorre quindi intervenire sull'analfabetismo funzionale dell’Italia con una grande operazione sull'educazione in generale e anche con riferimento a quella degli adulti. Alla luce di quanto esposto sopra, si comprende bene l’assurdità di avere concentrato così tanta attenzione e risorse nell'ultimo periodo solo... sui banchi a rotelle. L’Huffington

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Ci sono problemi da segnalare? Mappa interattiva per i cittadini

8 Ottobre 2020, 13:58pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Ci sono problemi da segnalare? Mappa interattiva per i cittadini - Cronaca  - lanazione.it

inserito da Michele Pappacoda SANTA FIORA (GR). Hai notato della segnaletica stradale da sostituire? Ci sono problemi di viabilità in una certa zona del territorio comunale? Vuoi notificare la presenza di una barriera architettonica da rimuovere? A Santa Fiora i cittadini oggi possono essere ancora più «attivi» e farsi portavoce di reali problemi di carattere pubblico. Come? Attraverso l'utilizzo della mappa interattiva e collegandosi al sito SIT- https://maps2.ldpgis.it/santafiora/. Questa mappa permetterà ai cittadini di Santa Fiora di segnalare all'amministrazione comunale guidata da Federico Balocchi i problemi riguardanti trasporti, il traffico, il verde pubblico, l'ambiente, le barriere architettoniche e tanto altro ancora. Collegarsi è facile, basta andare su internet e digitare il sito, cliccare su «segnalazioni dei cittadini» e seguire passo passo la guida per inserire la segnalazione. Inserendo la propria e-mail i cittadini saranno aggiornati costantemente sulla progressione della propria segnalazione. Un modo innovativo, pratico e veloce per mettere in comunicazione l'amministrazione comunale di Santa Fiora e la sua popolazione. Dal punto di vista sociale rappresenta un importante passo in avanti perché, così facendo, l'amministrazione si mette a disposizione dei cittadini che si sentiranno più responsabili della tutela del bene comune. (N.C.) La Nazione

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Juan Navarro Baldeweg: l’architetto nascosto nella cripta inaccessibile

8 Ottobre 2020, 13:53pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Juan Navarro Baldeweg: la mostra a Brescia è inaccessibile | InVisibili

inserito da Michele Pappacoda BRESCIA. Sono le piccole cose che fanno la differenza, dettagli che spostano l’equilibrio da un progetto riuscito a una soluzione che pare “arrangiata”. E quello che, tra polemiche e articoli di giornali, minacce di cause e litigi, sta accadendo al Museo di Santa Giulia di Brescia – qui la vicenda raccontata dal Corriere, edizione di Brescia – ne è un piccolo esempio. La vicenda è semplice: il museo ha allestito la mostra «Juan Navarro Baldeweg – Architettura, Pittura, Scultura» nelle stanze più affascinanti dell’edificio. Il percorso narrativo inizia nel cosiddetto Coro delle monache e prosegue nella basilica di San Salvatore e nella sua cripta. Da qui le polemiche, la cripta non è accessibile alle persone con disabilità motoria – e non mi sembra che lo sia nemmeno per quelle con disabilità sensoriali – e l’allestimento nella basilica in parte è preparato su tavoli alti oltre 130 cm tali da rendere quasi impossibile la visione dei lavori per chi è seduto su una sedia a rotelle. Anche le ali e cappellette laterali sono non accessibili per la presenza di un gradino per l’accesso. Un passo indietro Baldeweg, per chi non lo conoscesse, è un pittore, scultore, ma soprattutto un architetto di origine spagnola. È anche l’archistar a cui sono stati affidati i lavori per la «realizzazione del nuovo allestimento del Capitolium che accoglierà la Vittoria Alata, la straordinaria statua che a novembre tornerà in città dopo un restauro durato due anni» scrivono sul sito di presentazione della mostra. «Organizzata dal Comune di Brescia e dalla Fondazione Brescia Musei – prosegue la presentazione dell’evento – la mostra presenta modelli e disegni dei progetti più importanti, grandi tele e sculture che ripercorrono la poliedrica carriera di Navarro Baldeweg e consentono di cogliere le interazioni e le connessioni tra le varie arti». Così domenica, col brutto tempo, ho organizzato una visita non casuale al museo di Santa Giulia che conoscevo per la sua accessibilità, soprattutto per le persone con disabilità motorie. Mi accompagnava la persona che ha fatto partire la denuncia attraverso i social, il professore di Architettura tecnica dell’Università di Brescia, Alberto Arenghi. Un esperto di accessibilità che dirige il Laboratorio Interdipartimentale Brixia Accessibility Lab oltre a essere delegato del Rettore per la Disabilità. Con lui, grazie a un complesso – e un po’ datato – sistema di montascale, ascensori, piccoli e grandi scivoli abbiamo gironzolato su e giù per l’articolato ex sito monastico disposto su molteplici livelli. Una visita che consiglio a tutti perché è davvero eccezionale – con la prenotazione online non paga né la persona disabile né l’accompagnatore -. Alcune parti della visita presentano delle difficoltà: il Coro delle monache è raggiungibile dall’esterno dopo aver superato una discreta salita, ma merita una visita. La cripta sotto la basilica di San Salvatore non è accessibile. E mai lo potrà essere se, come vogliamo tutti, la si vuole preservare nella sua integrità e bellezza. Sono le stanze più affascinanti dell’intero edificio, le più simboliche, quelle che sono valse al Museo la sua elezione a patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco e forse anche per questo qui è stata allestita la mostra di Baldeweg. Poco mi importa se la scelta sia stata fatta dalla direzione del museo, dal curatore o dall’artista, mi chiedo invece quanto sia stata ponderata. Senza dubbio bisogna avere tanta self confidence per allestire una rassegna, in tempo di Covid, in una cripta che, per quanto ben areata, resta pur sempre un luogo chiuso, sotterraneo in cui il ricambio d’aria non è eccellente. Certo l’ingresso è limitato dal personale a 4 visitatori per volta ma non sarebbe stato meglio porla negli spazi più ampi del museo? Era proprio necessario allestire i modellini e i progetti su tavolati alti, invece di sistemare le opere ad altezze normali così da consentire anche una visione d’insieme dall’alto? La soluzione d’emergenza individuata dagli organizzatori della mostra è quella di offrire agli ospiti un video esplicativo che mostri i modellini presenti nella cripta? Ma basta un video esplicativo a sostituire la visione diretta delle opere che sono state collocate in un luogo non accessibile? Certo che se volessi vedere una mostra in video mi basterebbe stare sul divano di casa e accendere la tv, e invece è spesso il contesto in cui è inserito l’evento, quel contatto personale e diretto con l’opera d’arte che mi spinge in un museo o a un concerto live. E voi se poteste scegliere di vedere il vostro cantante preferito dal vivo o in tv cosa scegliereste? Tra la possibilità di immergervi nelle bellezze uniche della Basilica di Brescia e qualche ripresa cosa preferireste? Hai ragione caro lettore, forse i problemi sono altri: la scuola che non funziona correttamente, la didattica a distanza che ha dimenticato gli studenti con disabilità, la mancanza di lavoro per le persone con disabilità… e via dicendo, ma sono questi i dettagli che fanno la differenza per una città che nel 2023 sarà, con Bergamo, la capitale della Cultura italiana. Se si inizia a pensare al tutti dalle piccole cose, lentamente questa modalità verrà applicata anche agli altri ambiti della società. Altrimenti, la storia insegna, a furia di eccezioni, gli esclusi diventeranno la maggioranza. di Simone Fanti @simfanti InVisibili Blog

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