Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 12,13-17. In quel tempo, i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono a Gesù alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso. E venuti, quelli gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. E' lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?». Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda». Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Di chi è questa immagine e l'iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». E rimasero ammirati di lui.
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INSERITO DA MORENA MOTTA CARPI. Hanno denunciato il furto di gioielli e argenteria presso la loro abitazione, una villetta vicina al centro. Ma la Polizia si è accorta che c’era qualcosa di strano, analizzando la dinamica dell’effrazione e ha scoperto che, pochi mesi prima, era avvenuto un furto “fotocopia” ai danni degli stessi proprietari, nella medesima casa. Così, dopo le prove acquisite dalla Scientifica, è stato possibile denunciare per simulazione di reato e truffa aggravata all’assicurazione una coppia di cinquantenni carpigiani. Si tratta di due professionisti benestanti, che, messi alle strette dalla Polizia, hanno confessato i reati commessi e restituiranno il risarcimento alla compagnia assicurativa che, nel frattempo aveva rimborsato loro l’ammontare della refurtiva.
I fatti risalgono a novembre 2016. La coppia fa una denuncia di furto ai carabinieri: i ladri, in quell’occasione, hanno realmente portato via un bottino di 20mila euro fra gioielli e pezzi d’argenteria. I proprietari non erano coperti da assicurazione, ma hanno provveduto a siglare un contratto con una compagnia subito dopo. Poi, il 4 febbraio scorso, si sono recati alla Polizia per denunciare il furto, avvenuto con modalità identiche, sempre presso la loro abitazione. Anche in quell’occasione, i malviventi hanno rubato gioielli e argenteria per un ammontare di 20mila euro. La Polizia, però, durante i sopralluoghi ha capito che c’era qualcosa di strano. Indagando, la Scientifica ha scoperto che la finestra forzata durante il secondo furto, in realtà non era mai stata aggiustata dopo il primo blitz dei malviventi.
Da novembre, quindi, il vetro non era mai stato sostituito. La Polizia ha dunque interrogato la coppia, mostrando le prove ottenute presso l’abitazione dei coniugi i quali, messi alle strette, di fronte all’evidenza hanno confessato. E sono stati denunciati per simulazione di reato e truffa aggravata all’assicurazione che sarà risarcita dell’ammontare che nel frattempo aveva rimborsato. La Polizia coglie l’occasione per ricordare che questo non è il modo giusto per tentare di «recuperare il valore del bottino trafugato presso l’abitazione.Un comportamento, quello dell’inscenare un finto furto, che non è rispettoso né delle forze dell’ordine, né dell’assicurazione e degli altri cittadini che, pur avendo subìto furti, non ricorrono a questi stratagemmi per vedere restituito quanto è stato portato via loro».
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INSERITO DA MORENA MOTTA Per anni una donna di Vimercate ha subito violenza sessuale anche davanti al figlio di sette anni: l’aguzzino, arrestato, era il marito 42enne.
Le violenze
Dopo anni di soprusi e di violenze, sia fisiche che mentali, una vimercatese ha decisio di denunciare alla caserma di via Damiano Chiesa a Vimercate il marito: la donna ha raccontato ai militari di aver subito dal 2012 minacce, botte e anche violenza sessuale, anche davanti al figlio di 7 anni. Una situazione diventata insostenibile e che è scaturita in una denuncia in caserma alla quale è seguito un divieto di avvicinamento da parte del coniuge.
L’arresto
L’uomo, O.V., un italiano classe 1975, rsidente a Vimercate, operaio, ha infranto questo divieto lo scorso 15 maggio, avvicinandosi alla vittima, la quale ha segnalato subito l’accaduto alle forze dell’ordine. Il 2 giugno il Gip di Monza ha quindi deciso convalidare l’arresto del 42enne che ora si trova in carcere a Monza.
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INSERITO DA MORENA MOTTA Moria di pesci nel Seveso. L’allarme domenica mattina, ora indaga la Polizia provinciale. Sono stati gli esponenti di Forza Nuova, mentre si trovavano in piazza Arrigoni per la campagna elettorale, a lanciare l’allarme, mentre nel fiume che scorre nel cuore della città venivano a galla centinaia e centinaia di pesci morti.
Sul posto i Vigili del fuoco
Avvisato immediatamente il comando della Polizia locale e i Vigili del fuoco, che sono intervenuti. Dopo le prime verifiche è stato prelevato un campione. Sarà l’esito delle analisi a dare una spiegazione rispetto alla causa che ha provocato la moria, e capire se c’è stato uno sversamento di sostanze inquinanti e pericolose per i pesci. Sul posto anche Oscar Greco di Fiume Vivo. Un vero e proprio disastro ambientale, ma solo i risultati potranno dare delle indicazioni precise.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA VICO EQUENSE. Un furto che ha fruttato al ladro 900 euro è stato commesso nel primo pomeriggio di ieri nel cuore del centro cittadino proprio mentre erano in corso i preparativi per la kermesse gastronomica “Festa a Vico”. Il raid è stato commesso ai danni di un risto-pub di via Filangieri, a pochi passi da piazza Mercato, grazie anche alla presenza delle impalcature esterne all’edificio che avrebbero agevolato l’accesso alla struttura.
I titolari dell’attività, quando si sono resi conto che erano spariti i 900 euro che erano stati lasciati nella cassa poco prima, hanno denunciato l’accaduto ai carabinieri della stazione di Vico Equense. I militari dell’Arma, coordinati dal capitano Marco La Rovere della compagnia di Sorrento, hanno poi effettuato un sopralluogo presso il locale a caccia di elementi utili alle indagini.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il sindaco di Corbara Pietro Pentangelo annuncia possibili ed ulteriori ordinanze restrittive per il transito di mezzi e veicoli se non sarà risolto il grave stato di degrado ed incuria in cui versa la strada Provinciale 2 che collega l'Agro Nocerino con la Costiera Amalfitana. È noto come il tracciato stradale, che attraversa la cittadina dell'Agro, determina non poche problematiche in merito al costante flusso di veicoli e mezzi che aumenta a dismisura nel periodo estivo. «A distanza di quasi cinquanta giorni dall'ennesimo sopralluogo effettuato dai tecnici della Provincia che ha accertato, ove mai fosse ancora necessario, lo stato di degrado e di incuria della Sp2 che collega l'Agro nocerino sarnese con la Costiera amalfitana, gli enti preposti continuano a non fornire alcuna risposta al riguardo - dichiara esasperato il primo cittadino di Corbara - Abbiamo più volte sollecitato interventi, la sp2 viene percorsa ogni anno da milioni di persone e soprattutto turisti e pure a fronte dello scenario naturale incomparabile del nostro territorio, offriamo uno stato delle nostre strade ai limiti dello scempio».Da Palazzo di Città il primo cittadino conferma di aver già disposto un'ordinanza pubblicata alcune settimane fa con la quale ha limitato il transito degli automezzi di maggiore carico con l'intento di proteggere il territorio e l'incolumità dei residenti. «Ma pare non bastare, ecco perché mi assumerò ogni responsabilità ed userò ogni prerogativa che la legge mi concede per emettere nuovi provvedimenti, maggiormente restrittivi, a tutela della circolazione e del territorio, qualora non arrivino interventi rapidi ed ormai improcrastinabili» chiosa il sindaco Pietro Pentangelo.
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DI MICHELE PAPPACODA «Ho sollevato le braccia per cercare di calmare la folla. Volevo far capire che non c'era alcun pericolo, che bisognava stare tranquilli. Ma hanno fatto di me un capro espiatorio. Quelle immagini mostrate in tv e sui siti mi si sono ritorte contro». Lo dice - a La Stampa - il giovane con lo zainetto indicato come sospettato di aver creato il panico a Torino, di cui il quotidiano fa anche il nome, Davide Buraschi, 23 anni. «Mi hanno tenuto in questura per ore. Ho spiegato tutto quello che avevo visto e che ho fatto. È stato terribile. I media hanno fatto di me un mostro, un sobillatore. Hanno cercato di scaricare su di me la colpa di quei mille e 500 feriti», afferma. Ricostruisce così quei momenti: «Eravamo sul 3 a 1. La delusione era tanta. A un certo punto ho sentito un forte odore. Forse uno spray al peperoncino spruzzato incautamente, forse una fiala puzzolente di quelle che di solito si usano per gli scherzi di carnevale. Non lo so. So solo che intorno a me si è creato un vuoto. Io sono rimasto al centro. Isolato». Spiega anche che Sharon, la sua fidanzata, «ha avuto un attacco d'asma per quell'odore nauseabondo che si è sprigionato in quel punto della piazza». Ora si è rivolto a un avvocato: «Voglio capire cosa sia successo. Mi dispiace per tutte quelle persone ferite, ma non è stata colpa mia. Adesso devono trovare i veri responsabili».Intervistato anche dal Messaggero, ribadisce che in questura «mi hanno ascoltato esclusivamente come persona informata sui fatti, niente di più. Semmai sono un testimone». Non ha lanciato petardi o qualcosa di simile? «Assolutamente no - dice -. Non lo avrei mai fatto. Ho la coscienza a posto. Lo si vede anche nei filmati che non ho gettato niente».
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Operazione della Polizia e della Guardia di Finanza contro i clan Di Lauro e Vinella Grassi a Napoli: decine di agenti del Servizio centrale operativo (Sco) e della squadra mobile e i finanzieri del Gico di Napoli stanno eseguendo oltre 20 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del capoluogo partenopeo al termine di un'inchiesta della Dda. Il blitz è scattato in particolare a Scampia e Secondigliano.Nei confronti degli arrestati i reati ipotizzati vanno, a vario titolo, dall'associazione finalizzata al traffico di droga al tentato omicidio pluriaggravato, dall'estorsione al favoreggiamento e alla detenzione illegale di armi. Le indagini della Polizia e della Guardia di Finanza hanno riguardato in particolare l'alleanza tra i due clan che, tra il 2012 e il 2014 nel pieno della terza faida di Scampia, hanno messo in piedi una vera e propria joint venture nel narcotraffico. I dettagli dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in programma alle 11 in Procura a Napoli.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Una testa di maiale per i tifosi juventini. È quanto avvenuto in provincia di Salerno, presso un club intestato all’attuale presidente della squadra vice campione d’Europa, Andrea Agnelli. Di sfottò verso i tifosi juventini, sin dai minuti successivi la sconfitta in Champions' League, se ne sono contati a centinaia. Quanto avvenuto in località Ariano di Olevano sul Tusciano, rientra a pieno titolo nella categoria degli scherzi pessimo gusto.All’esterno dello Juventus Club Doc «Andrea Agnelli» è stata rinvenuta una testa di maiale. Un macabro messaggio, che gli scopritori non hanno esitato a stigmatizzare e a definire degno di un avvertimento mafioso. Il feticcio è stato appeso all’esterno della sede del club, sito in via Roma ad Ariano, appeso con un cordino alla cassetta della posta, proprio all’esterno del club. Immediatamente, le fotografie del ritrovamento sono diventate virali sul web. Decine i commenti di sdegno verso quello che, si spera, sia stato solo uno scherzo di pessimo gusto.
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INSEIRITO DA MICHELE PAPPACODA I soliti sospetti. Volti noti, allevati nei più prevedibili ghetti di periferia, già segnalati come estremisti a Scotland Yard o all'intelligence, addirittura messisi in mostra in un documentario televisivo con tanto di bandiera nera dell'Isis sventolata in faccia a un bobby. Per i tabloid sono «mostri», ma non vengono da nessun mondo sconosciuto i tre tagliagole che sabato hanno macchiato di nuovo di sangue Londra, fra London Bridge e Borough Market, investendo pedoni e accoltellando gente a caso, con un'espressione negli occhi che una testimone ha descritto «da fuori di testa», prima di essere infine abbattuti dal fuoco incrociato di otto agenti. Le loro identità sono state individuate dalla polizia britannica nel giro di poche ore. E dopo il riserbo investigativo rispettato fino a ieri per non compromettere la caccia a potenziali complici o fiancheggiatori, i nomi iniziano a essere di pubblico dominio. Certi quelli di Khuram Butt e Rachid Redouane. Frutto per ora di indiscrezioni dei media quello di Mohammed Shamsuddin. Il capo, a quanto risulta, era Butt, 27enne figlio di pachistani, ma cresciuto a Londra e tifoso di quell'Arsenal con la cui maglia addosso è morto sabato dopo aver stroncato un pò di vite altrui. Mentre di Redouane, si sa che dichiarava origini marocchine e libiche, aveva anche una falsa identità (Rachid Elkhdar) e forse un documento emesso in Irlanda, dove potrebbe aver vissuto per un periodo. IL DOC DI CHANNEL 4 "THE JIHADIST NEXT DOOR" (LO JIHADISTA DELLA PORTA ACCANTO)
Le loro radici vere sono comunque a Barking, fra i sobborghi più turbolenti alle propaggini est della Grande Londra, dove convivono (male) comunità di britannici di origine varia. Il personaggio più significativo sembra essere Butt. È lui quello che compare (assieme al terzo uomo il cui nome non è stato ancora confermato dalle autorità) in un documentario girato tempo addietro da Channel 4, intitolato 'Il jihadista della porta accanto'. La scena è surreale: con quel vessillo dell'Isis srotolato in mezzo a Regent's Park, fra slogan e scampoli di predicazione contro gli omosessuali, la vendita di alcol e gli adulteri «da lapidare» interrotta da uno spaesato agente. Oggi Mark Rowley, capo dell'antiterrorismo di Scotland Yard, ammette che quel giovane era nei radar dell'intelligence, ma che non se conoscevano progetti di attentato. Mentre Redouane, ufficialmente pasticcere, non risulterebbe nelle liste degli individui sotto sorveglianza. E tuttavia appare difficile parlare dell'episodio di sabato come di un raptus o d'un epilogo a sorpresa.NON SI NASCONDEVA Butt, noto anche come Abu o Abs, non faceva nulla per nascondersi, come i suoi compari. Orfano di padre a 8 anni, fratello a quanto pare di un riservista dell'esercito di Sua Maestà, risulta aver lavorato saltuariamente in una stazione della metropolitana e in un paio di fast food. Ma anche essere stato cacciato da una moschea di Barking dopo aver contestato l'imam locale e proclamato che votare in Gran Bretagna era «non islamico». Non solo. Al di là della comparsata in video, era stato segnalato da diversi vicini per i toni estremisti delle sue conversazioni, persino per aver cercato di convertire dei bambini in un giardino di quartiere. E a denunciare quest'ultimo episodio, ben due anni fa, era stata una donna italiana, Erica Gasparri, madre di tre figlie. Ma sia le chiamate alle linee di emergenza istituite ad hoc sia i contatti con la polizia erano rimasti senza seguito. E Khuram, alias Abs, aveva continuato nel suo percorso di radicalizzazione, abbeverandosi secondo un amico al verbo di Ahmad Musa Jibri, famigerato predicatore dell'odio di base negli Usa, attraverso video postati su YouTube.BUFERA SUI SERVIZI SEGRETI In queste ore la domanda che riecheggia è una: perché? Perché non é stato fermato? Torna così la polemica sugli apparati di sicurezza, ma anche sulle possibili 'colpe' della politica, amplificata nel Regno Unito da una campagna elettorale agli sgoccioli in vista del voto dell'8 giugno. È il modello britannico del 'vivi e lascia vivere' (pur rivelatosi spesso più pragmaticamente efficace del centralismo francese) a mostrare la corda? Sono gli 007 ad aver fallito? O magari il problema vero é la mancanza di poliziotti, dopo i tagli degli organici imposti dai dogmi dell'austerità e rinfacciati ora alla premier Tory, Theresa May, ex ministro dell'Interno di lungo corso. Forse la risposta non é univoca. Il risultato, in ogni modo, sono altri sette morti innocenti e una cinquantina di feriti.