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Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.



INSERITO DA ANGELA CECERE Indagine pm, musica alto volume in centro storico PALERMO, La procura di Palermo ha sequestrato otto locali del centro storico della città e la strumentazione acustica di tutti i pub della zona, in via Candelai, a seguito di un'indagine nata da denunce di cittadini che lamentavano musica ad alto volume fino all'alba. L'inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Dino Petralia. A carico dei gestori dei locali denunciati è stato notificato un avviso di garanzia per disturbo della quiete pubblica.
ANSA
29.03.2015. 12.22
L'ultima volta che avrebbe visto la sua Patrizia erano le 7 e 30 del mattino di giovedì scorso quando è uscito di casa per recarsi in giardino a concludere lavori lasciati in sospeso. A confidarcelo è proprio Giuseppe Lima, che il day after, davanti al solito Campari serale al bar della piazzetta di San Cosma, decide di aprirsi a noi del Vescovado.
Quella mattina, in casa con Patrizia c'era Enza. Un rapporto particolare quello "a tre" che dallo scorso inverno perdurava nell'abitazione di via San Cosma fra la coppia di fatto ospitata dalla donna rimasta orfana della madre adottiva.
«In cambio le curavo i suoi terreni - spiega Giuseppe cercando, senza non poche difficoltà, di sgombrare, già dall'inizio, il campo dagli inevitabili imbarazzi - fu lei a chiederci di andare a vivere tutti insieme visto che era rimasta sola, per farle compagnia». E allora subito gli rivolgiamo la domanda più scomoda di tutte, quella di cui mezza Italia vorrebbe conoscere la risposta, cioè come erano organizzavati per la notte. «Io e Patrizia dormivamo in un letto insieme, mentre Enza nella stanzetta. Ma quando faceva freddo lei veniva a dormire con noi, vicino Patrizia però».
Giuseppe, apparso molto provato dopo l'accaduto, tiene a precisare che era Enza, col suo comportamento, le sue attenzioni verso di lui a cui piace "essere servito" a creare imbarazzi. Non era certo un segreto, specie per le persone del posto, che Enza avesse un debole per Giuseppe. Lei avrebbe fatto di tutto per quell'uomo di vecchio stampo, anche sopportare la presenza sempre più ingombrante di Patrizia che col passare dei giorni diventava opprimente e talvolta violenta.
Tanto che negli ultimi tempi Enza era stata notata con un occhio livido, camuffato in parte con occhiali da sole. Ma proprio giovedì scorso qualcosa sarebbe andato storto. «Sono rientrato intorno alle 19 e in casa c'era soltanto Enza. Le ho chiesto dove fosse Patrizia e lei mi ha detto che era ancora a Maiori per quel colloquio di lavoro». Giuseppe ci racconta che dopo la sua lunga ed estenuante giornata nei terrazzamenti, dopo aver tentato invano di telefonare alla sa compagna, preferisce andarsene a dormire sicuro che sarebbe rientrata più tardi. Gli chiediamo con chi ha condiviso il letto quella notte. «Enza» ci risponde senza indugi. Il giorno seguente Giuseppe ci dice di aver chiesto ancora di Patrizia. Nessuna risposta, fino a mezzogiorno, quando sarebbe stata proprio Enza a dirgli: «Ti faccio vedere una cosa, ma non arrabbiarti, non uccidermi».
Secondo quando ha affermato, Giuseppe viene condotto nel corridoio che porta al bagno, dove è collocata una cassapanca. Ad aprirla proprio Enza: all'interno il corpo senza vita di Patrizia con il volto e il petto a contatto col fondo, le gambe piegate poste sulla schiena. La scena è delle più macabre: «Le mani erano tese e il volto violaceo in più punti» spiega in vernacolo Giuseppe, a testimonianza che la donna potesse essere morta già il giorno precedente. «Enza mi ha detto che era stata lei dopo aver litigato in cucina e averla trascinarla nel corridoio». Giuseppe ci dice di aver mantenuto la calma, sfilato l'anello dal dito della compagna e staccata la catenina d'oro che porta tutt'ora con sé.
«Sono sceso al bar per un Campari, poi ho giocato un po' alle macchinette (slot machines ndr) cercando di distrarmi e pensare cosa fare. Sono rientrato dopo mezz'ora, ho telefonato mio fratello Daniele che mi ha consigliato di telefonare Nicola Amato, cosa che ho fatto». Il resto è risaputo.
Enza dopo 12 ore si ritrova in carcere con l'accusa di omicidio preterintenzionale e occultamento di cadavere. Giuseppe giura di aver raccontato la verità, agli investigatori e a noi, ma restano ancora molte ombre sulle ultime ore di vita della donna.
«Patrizia non meritava una fine del genere - ha concluso Giuseppe - Sono un uomo distrutto, peggio di quando sono tornato qui dal Nord dopo il fallimento del mio matrimonio».
IL VESCOVADO DI RAVELLO
Effetto crisi sul comparto automobilistico del capoluogo. È boom di veicoli beccati a circolare senza copertura assicurativa e si alza l’allarme sul fenomeno delle auto abbandonate L’aumento dei mezzi confiscati dopo il fermo giudiziario per mancanza dell’assicurazione e il dilagare dei sequestri è solo uno degli aspetti della difficile congiuntura economica che interessa inevitabilmente le tasche dei proprietari di automobili e scooter nel capoluogo. Si diffonde inoltre sempre più la pratica di automobilisti poco avveduti di lasciare in stato di abbandono quei mezzi di trasporto ormai sprovvisti di regolare copertura assicurativa, mancando di avviare le pratiche per la rottamazione del veicolo in completo disuso.
GIANLUCA SOLLAZZO IL MATTINO
Quattromila pecore morte in meno di un anno, infettati anche bufale e bovini. È il bilancio in Campania provocato dalla bluetongue, malattia della lingua blu. La patologia contagiosa si è estesa. Fino a pochi mesi fa era un contagio mortale diagnosticato solo tra le pecore. Ora colpisce anche bufale e bovini. La scoperta delle ultime settimane inquieta veterinari, allevatori e produttori di latte. Mentre le pecore continuano a morire, le bufale producono sempre meno latte. E i politici campani? Restano a guardare. Il dramma della bluetongue è stato accertato anche in altre regioni.
IL MATTINO.IT
Benevento. È morta dissanguata Marcella Caruso, e a ucciderla è stato il tipografo Antonio Tedino, essendo state rinvenute su un forchettone, dai carabinieri, le impronte dell’uomo. Queste le risultanze dell’autopsia, protrattasi per oltre due ore, eseguita ieri sera dal medico legale Monica Fonzo presso la sala mortuaria dell’ospedale «Rummo». L’autopsia ha accertato che l’uomo ha adoperato, per colpire al collo la donna, prima un taglierino e poi un forchettone, entrambi repertati sul luogo del delitto nella casa della vittima a Foglianise. In particolare il taglierino ha provocato la recisione di alcune arterie, tra cui la giugulare. Il medico legale dopo ulteriori accertamenti consegnerà i risultati dell’autopsia al sostituto procuratore della Repubblica Marilia Capitanio tra sessanta giorni. Ora ci sarà la seconda autopsia sul corpo del tipografo Antonio Tedino, che sarà eseguita lunedì pomeriggio al Rummo. La eseguirà sempre Monica Fonzo alla presenza degli avvocati Giancarlo Caporaso e Colangelo che assistono i familiari del trentanovenne, il cui corpo è stato trovato in un pozzo all’indomani dell’uccisione di Marcella Caruso. Gli inquirenti del resto sin dal primo momento avevano ritenuto che a uccidere Marcella Caruso era stato proprio Antonio Tedino, legato sentimentalmente alla donna. Le due salme, ovviamente, solo dopo le autopsie saranno «liberate» per cui i funerali si svolgeranno solo la prossima settimana, non prima di mercoledì o giovedì. Tedino era stato trovato privo di vita in un pozzo a Foglianise, venerdì scorso. Il giorno prima era stata trovata uccisa, con ferite prodotte con arma da taglio al collo, nella sua abitazione di via San Rocco, sempre a Foglianise, Marcella Caruso. I due legali hanno presentato anche una richiesta di accertamenti sullo stato in cui si trovava il pozzo in cui il tipografo è stato trovato privo di vita. Il riferimento è alle condizioni di sicurezza del pozzo delimitato da un muretto di circa 40 centimetri con una copertura non ermeticamente chiusa. Gli inquirenti, i carabinieri della stazione di Vitulano e della Compagnia di Montesarchio, si ripromettono nei prossimi giorni, subito dopo le autopsie, di ascoltare di nuovo alcuni testi, peraltro già sentiti nell’immediatezza del delitto.
ENRICO MARRA IL MATTINO.IT
Scoppia la bombola, tre anziane ferite a Serino, una bombola esplode anche a Vallata e un'anziana riporta ustioni al volto. Accendono il gas per prepararsi un caffè e si ritrovano scaraventate a terra dall’esplosione, con ferite in varie parti del corpo. Una disavventura che poteva costare cara quella capitata a tre anziane di Serino, residenti nella frazione Troiano. Si erano date appuntamento nell’abitazione, poco dopo le 15 di ieri, per consumare un caffè insieme. Poco prima c’era stato il cambio della bombola e, a quanto pare, la dispersione di un certo quantitativo del gas nell’ambiente. Quando la proprietaria di casa a Serino, dopo l’ultima stretta alla moka, ha acceso il fornello, la macchinetta è partita a razzo mentre la cucina veniva investita da un boato. Per le malcapitate c’è stato il ricovero in ospedale. Ferite serie ma non gravi. Due sono rimaste sotto osservazione nel reparto del «Landolfi», a Solofra. Sul posto le squadre dei vigili del fuoco per le operazioni di spegnimento delle fiamme. Portato in salvo anche il cane di famiglia. Altro intervento dei vigili del fuoco a Vallata, sempre per la esplosione di una bombola del gas. Intorno alle 13, due squadre dei distaccamenti di Bisaccia e di Grottaminarda, sono state chiamate in contrada Cesine, per l’incendio di una bombola di gpl, in un'abitazione del posto. L'intervento delle due squadre è valso allo spegnimento e alla messa in sicurezza dei locali interessati. Lievemente ferita un'anziana donna.
IL MATTINO.IT
CASERTA - Nel 2009 aveva ricevuto uno stop per «vizio antimafia» nell’ambito di un mega appalto post-terremoto a L’Aquila, su segnalazione della Prefettura di Caserta e successivamente , a causa di un’interdittiva antimafia bis - o meglio «replica» della prima - aveva perso l’appalto di alcuni lavori sull’impianto di condizionamento dell’aula bunker del carcere di Poggioreale (proprio dove si svolgono processi alla camorra) oltre un project financing relativo all’ampliamento del cimitero di Casapesenna.
IL MATTINO.IT