PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Garlasco, Alberto Stasi fuori dal carcere. Le prime ore di libertà, l'insalata di riso con la madre e un desiderio: «Voglio fare un giro in moto»

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA La nuova vita di Alberto Stasi ricomincia da un desiderio semplice, quasi ribelle se confrontato con gli ultimi undici anni trascorsi dietro le sbarre: un giro in moto. L'immagine del "biondino dagli occhi di ghiaccio", condannato a 16 anni con rito abbreviato per l'omicidio di Chiara Poggi, lascia spazio a quella di un uomo di 42 anni che inizia ufficialmente il suo percorso di reinserimento sociale grazie all'affidamento in prova.
Mentre la Procura di Pavia continua a indagare su una pista alternativa, Stasi ha varcato l'uscita del penitenziario di Bollate, inaugurando un capitolo del tutto inedito della sua esistenza, diviso tra la possibilità di tornare a fare gesti semplici e quotidiani e i rigidi paletti imposti dai magistrati.
Il passaggio definitivo alla semilibertà si è consumato la mattina di sabato, dopo che il responso positivo dei giudici è arrivato via Pec. Stasi, che si trovava già fuori per un permesso del fine settimana, è rientrato brevemente nel carcere di Bollate da un ingresso secondario per sbrigare le ultime formalità e raccogliere i propri effetti personali. Nel farlo, ha seguito il classico rituale di chi saluta la cella: ha lasciato al suo storico compagno di branda i pochi elettrodomestici acquistati negli anni, tra cui un frigorifero portatile e un ventilatore. Ad attenderlo per i saluti c'erano più di trecento persone tra detenuti, agenti di polizia penitenziaria ed educatori, a testimonianza di un percorso carcerario privo di tensioni.
Subito dopo è scattata la corsa verso l'appartamento preso in affitto nell'hinterland milanese per riabbracciare la madre, Elisabetta Ligabò, che in tutti questi anni ha difeso strenuamente la tesi dell'innocenza del figlio. Nessun festeggiamento sfarzoso o brindisi eccezionale: il primo pranzo da uomo libero è stato all'insegna della normalità, con un piatto di insalata di riso preparato dalla madre e la presenza dell'avvocata Giada Bocellari, considerata ormai un punto di riferimento fondamentale per la famiglia.
Non si tratta di una libertà assoluta, bensì di un regime di affidamento in prova che prevede il rispetto di prescrizioni molto severe stabilite dal tribunale di sorveglianza. Tra i vincoli principali spicca il coprifuoco notturno, che impone a Stasi il tassativo divieto di uscire di casa durante le ore notturne, obbligandolo a permanere all'interno del proprio domicilio. Inoltre, il quarantaduenne ha l'obbligo di dimorare all'interno del territorio della regione Lombardia e non potrà in alcun modo effettuare viaggi all'estero. Gli sarà concesso di fare qualche giorno di vacanza, ma esclusivamente entro i confini nazionali, previa autorizzazione del giudice di sorveglianza. Per quanto riguarda il capitolo legato a Garlasco, Stasi ha già chiarito che non tornerà a viverci, potrà comunque recarsi in autonomia a casa della madre e, qualora le nuove indagini portassero a una clamorosa revisione del processo, l'intenzione espressa dalla famiglia è quella di andare insieme al cimitero a pregare sulla tomba di Chiara Poggi.
Tra le novità più significative per il quarantaduenne c'è la possibilità di tornare a guidare, una delle sue più grandi passioni. Durante le prime ore fuori dal carcere ha preferito lasciare il volante alla sua legale, a causa dei troppi anni trascorsi senza toccare i comandi di un veicolo, ma l'obiettivo è riprendere presto la sella o il posto di guida. Sullo sfondo resta l'evoluzione del panorama giudiziario. Sebbene la condanna a 16 anni rimanga a tutti gli effetti esecutiva, la riapertura dell'inchiesta pavese incentrata su un altro sospettato ha modificato la percezione pubblica attorno alla figura di Alberto Stasi, descritto oggi da chi lo incontra come un uomo educato e mai sopra le righe, impegnato in una silenziosa e composta battaglia legale.LEGGO.IT
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