ISCHIA E PROCIDA NEWS Ruspe, Cardamuro: alla Lega manca il coraggio

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INSERITO DA MORENA MOTTA La stoccata del presidente dell’associazione “Io abito” che scarica di fatto il partito guidato dal vicepremier Salvini: “Purtroppo sul nostro tema, che riguarda tantissime famiglie, si gira sempre dall’altra parte
Anche se non vengo citato per nome, è evidente che nel comunicato si allude anche alla mia persona. E allora mi presento: sono Raffaele Cardamuro, e rivendico con chiarezza la mia storia. Ho sostenuto la Lega molto prima di tanti che oggi parlano a nome del partito. Era il 2014 quando già apprezzavo l’operato di Matteo Salvini. Nel 2018 ho sostenuto le parlamentari della Lega, contattando direttamente amici come Gianluca Cantalamessa, con cui ancora oggi ho un rapporto di stima e rispetto. Ho incontrato Salvini più volte, mi fu proposto anche un ruolo nel partito. Ma mi fermai davanti a un’assenza troppo grande: nessuna presa di posizione chiara sul tema che per me conta di più, le demolizioni delle case di necessità. Salvini ha coraggio, sì, ma quel coraggio si vede solo quando i problemi toccano il cuore dell’elettorato storico del Nord. Sul dramma del Sud – quello della casa, dell’abuso di necessità, dell’incertezza giudiziaria e amministrativa – quel coraggio svanisce. Si muove solo quando fa comodo elettoralmente.
E qui apro una parentesi che per me è importante: la candidatura della signora Daniela Di Maggio, madre di Giovanbattista Cutolo, detto Giò Giò. Una madre che ha perso un figlio, che ha trasformato il dolore in impegno civile. L’ho ascoltata, e posso dire che è una donna motivata, arrabbiata, consapevole. E allora dico: bene la sua candidatura. È coerente con il tema, con la storia della Lega. Perché chi ha vissuto un dramma ha il diritto e anche il dovere di portarlo in politica. Ma se questo vale per lei, perché non vale anche per me?
Perché sul nostro tema – che riguarda centinaia di migliaia di famiglie del Sud – la Lega si gira dall’altra parte? Perché, se non fosse per la convenienza elettorale, nemmeno ne parlerebbe?
La verità è che non c’è una linea chiara. E non solo nella Lega. Anche in Forza Italia, dove Berlusconi fu promotore di due leggi fondamentali sul condono (1994 e 2003), oggi non mi riconosco più. Perché Tajani non è Berlusconi. Oggi manca il coraggio politico e manca la volontà di affrontare davvero una bomba sociale. E allora rivendico il mio impegno: nessuno può giudicare la mia scelta di rappresentare un dolore collettivo, la mia o quella di Giuseppe Colella, amico e parte del mio gruppo, che si è esposto pubblicamente. Abbiamo vissuto il dramma, sappiamo cosa significa perdere una casa, vivere con l’ansia della demolizione, lottare con le istituzioni che promettono e poi voltano le spalle. E soprattutto: non credo che chi oggi scrive comunicati conosca davvero il fenomeno dell’abusivismo sommerso. Non parliamo solo di case. Parliamo di intere porzioni di tessuto urbano nate così. Parliamo di: caserme dei carabinieri, scuole paritarie e in certi casi anche statali, uffici postali, centri di riabilitazione, officine meccaniche, capannoni industriali per la nautica, ristoranti, stabilimenti balneari, ipermercati, supermercati, interi parchi edilizi costruiti da costruttori su unici appezzamenti, oltre ogni volumetria condonabile. Il tutto in un caos amministrativo e giudiziario dove titoli rilasciati per silenzio-assenso vengono disconosciuti in sede penale, dove opere abusive ricevono autorizzazioni additive dai comuni ma restano vulnerabili di fronte alla magistratura inquirente. DI RAFFAELE CARDAMURO IL GOLFO24
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