PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Chiara Poggi, la borsetta sparita dopo l'omicidio: «Rubata in uno strano furto». L'impronta 33 fu già analizzata nel 2007

/image%2F1394276%2F20250531%2Fob_a31a81_2.jpg)
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Mentre la Procura generale di Milano ricorre in Cassazione contro la semilibertà ad Alberto Stasi, spunta un nuovo nodo nel giallo di Garlasco e riguarda un oggetto della vittima, Chiara Poggi, la ragazza di 26 anni uccisa ad agosto 2007 e per il cui omicidio fu poi condannato lo stesso Stasi, che all'epoca era il suo fidanzato. Stasi, secondo la sostituta pg Valeria Marino, deve tornare in carcere per via della sua intervista alla trasmissione Le Iene dello scorso 22 marzo, rilasciata nel corso di un permesso premio: secondo i giudici della Sorveglianza Alberto non aveva alcun divieto di rapporti con i giornalisti, ma alla Procura non la pensano così e da qui nasce il ricorso in Cassazione.
Intanto dai vecchi atti del 2007, scrive il Corriere della Sera, spunta anche un piccolo mistero che riguarda una borsetta di Chiara Poggi: la borsetta non fu sequestrata nella casa del delitto dopo l'omicidio e qualche tempo dopo sparì nel nulla, nell'ambito di un misterioso furto dalla casa in cui i familiari si erano trasferiti nei giorni successivi. Un semplice furto e una coincidenza, o quella borsa poteva tornare utile alle indagini?
Nei prossimi giorni inoltre i pm dovrebbero acquisire gli atti della vecchia inchiesta sul ricatto all'ex rettore del Santuario della Bozzola, vicenda introdotta dal legale di Andrea Sempio Massimo Lovati, ma sul cui legame con la morte di Chiara non si conoscono ancora gli esatti risvolti: secondo Lovati sarebbe infatti in ballo la pista di un "segreto" scoperto dalla vittima su presunti abusi sessuali al santuario, e quel segreto potrebbe essere il movente del delitto.
Poi c'è il mistero dell'impronta 33, attribuita dalla Procura di Pavia ad Andrea Sempio: un'impronta sottoposta già nel 2007 dal Ris di Parma alle analisi per individuare la presenza di Dna. L'esito fu incerto, in termini tecnici si parlò di campione «inibito». In uno degli accertamenti nella villetta, furono prelevati con un bisturi sterile (e messi in una provetta con la scritta '33 dattilo') «frammenti di intonaco relativi alla parete destra delle scale della cantina sui quali era deposta un'impronta di materiale verosimilmente ematico». Il sospetto che ci fosse del sangue fu subito smentito: «una frazione del materiale è stato saggiato al combur test con esito dubbio; si è deciso quindi di operare un obti test (più sensibile per il sangue umano, ndr) che anch'esso ha fornito un esito negativo». I test sono ancora oggi quelli più affidabili.
I test sulla '33 dattilo' proseguono però, insieme ad altri reperti, nei laboratori del Ris di Parma. «Data la scarsa presenza di materiale, vengono inviati nella loro interezza ai processi estrattivi» si legge nel documento di cui dispone l'Adnkronos. «Si concorda di conservare quota parte dell'eluito per successive ed eventuali controanalisi», ma tenuto conto che gli approfondimenti sono stati svolti con la formula dell'accertamento irripetibile - quindi alla presenza anche dei consulenti di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata - è ipotizzabile che il materiale sia stato utilizzato completamente per cercare di risolvere il caso.
Nei laboratori si procede all'analisi dell'intonaco, ma l'utilizzo di kit per purificare e amplificare il Dna dà come risultato una soluzione «inibita», ossia i tentativi e le successive purificazioni non hanno mostrato la presenza di Dna analizzabile. In quel campione 'illeggibile' il tentativo di dar vita a una ricerca della traccia genetica si interrompe senza risultato. Una risposta possibile quando si ha di fronte «scarsa presenza di materiale». Se i kit attuali sono più sensibili bisogna considerare - se ci fosse ancora dell'intonaco conservato a dieci anni dalla sentenza definitiva per Stasi - che il trascorrere del tempo non gioca a favore delle ricerche genetiche. LEGGO
/image%2F1394276%2F20210111%2Fob_9cffcd_1.jpg)