PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Manuela Petrangeli uccisa a colpi di fucile, in aula gli audio dell'ex Molinaro: «Maledetta, gliela devo fare pagare» e i messaggi agli amici: «Gli ho sparato due botti»
Un’ondata di rabbia e disperazione si è riversata nelle parole registrate da Molinaro nei mesi precedenti il delitto, messaggi vocali inviati su WhatsApp agli amici e recuperati grazie a una copia forense del suo telefono: «Mi sta portando all’estremo», si ascolta in uno di questi. Messaggi in cui si lamenta di presunte manipolazioni della donna sul figlio, accuse che lei respingeva: «Non manipolo nessuno, mi stai portando all’esasperazione».
La ricostruzione fornita in aula dai carabinieri intervenuti sul luogo del delitto, in via degli Orseolo — a pochi passi dalla clinica dove Manuela lavorava — è agghiacciante. Il corpo della donna era accasciato vicino alla sua auto, mentre i soccorritori tentavano invano di rianimarla
Nel frattempo, Molinaro si costituiva in caserma, dove arrivava con ancora l’arma del delitto sul sedile dell’auto: un fucile a canne mozze. Nel fascicolo della Procura, guidata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, Molinaro risponde delle accuse di omicidio aggravato dalla premeditazione, stalking, detenzione abusiva di armi e ricettazione. L’elemento più inquietante, emerso oggi, è lo scambio di messaggi con un amico poche ore prima del delitto: «Oggi forse prendo due piccioni con una fava», scriveva. E dopo: «Gli ho sparato du botti». Messaggi che l’amico avrebbe letto solo quando era ormai troppo tardi.
In aula hanno deposto anche i militari che si trovavano in caserma quando l’uomo si è presentato: uno di loro, rispondendo alle domande della pm Antonella Pandolfi, ha raccontato che Molinaro, al telefono con la madre, avrebbe detto: «Sono in caserma, quello che ho detto ho fatto». Dura la reazione dei legali della famiglia e del figlio minorenne di Manuela: «È emerso il profondo risentimento di Molinaro: un uomo che non la voleva libera, che l’ha stalkerizzata e che ha premeditato il delitto».
Il processo prosegue, ma la verità che si delinea è già tremenda: quella di una donna uccisa perché aveva scelto di vivere senza chi la controllava.
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