NEWS ITALIA E DAL MONDO Migranti, prima nave italiana con 16 bengalesi ed egiziani verso i centri in Albania. L'opposizione all'attacco

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA La nave Libra della Marina militare è salpata da Lampedusa, li ha raccolti in acque internazionali, e dovrebbe approdare in Albania domani. È il primo «carico» di migranti, 16 bengalesi ed egiziani, tutti uomini, che occuperanno i centri allestiti in base all’accordo tra Giorgia Meloni ed Edi Rama con lo scopo di «migliorare le capacità di rimpatrio e a ottenere un effetto deterrenza sulle partenze». Un’intesa che scatena l’attacco delle opposizioni. Direttamente a bordo un pre screening ha separato i vulnerabili, accolti in Italia, da quelli non vulnerabili, inviati in Albania. All’arrivo al porto di Shengjin, nell’hotspot da 200 posti, si completerà l’identificazione e lo screening sanitario. Poi chi avrà i requisiti e farà domanda di asilo verrà trasferito a Gjader, a venti chilometri di distanza, dove in un sito dismesso dell’Aeronautica albanese è stato allestito il centro di accoglienza, con annessi Cpr, per i destinati all’espulsione, e penitenziario per chi commetta reati all’interno dell’area. I tempi per l’esame delle domande di asilo sono stati compressi: la procedura dovrà essere completata in 4 settimane, dimezzato (ora è 7 giorni) il termine per i ricorsi. Diventano così operativi, con cinque mesi di ritardo, i due centri per il rimpatrio dei migranti che, sebbene in Albania, sono a tutti gli effetti territorio italiano. La premier, riferiscono fonti a lei vicine, oggi in Aula difenderà l’operazione nel quadro del «nostro lavoro per arrestare l’emergenza migranti e il business di trafficanti di vite umane, imprimendo un deciso cambio di passo anche a Bruxelles, come da mandato chiaro ricevuto dai cittadini di difendere i confini». Sul tema interviene anche Ursula von der Leyen, nella lettera ai leader Ue in vista del Consiglio europeo: «Dovremmo continuare a esplorare possibili strade da percorrere — scrive la presidente della commissione Ue — riguardo all’idea di sviluppare centri di rimpatrio al di fuori dell’Ue, soprattutto in vista di una nuova proposta legislativa sui rimpatri. Con l’avvio delle operazioni previste dal protocollo Italia-Albania, saremo in grado di trarre lezioni pratiche». In Italia, però, le opposizioni annunciano battaglia.
«Il governo Meloni butta 800 milioni degli italiani in un accordo di deportazione di migranti in Albania — dice la segretaria del Pd, Elly Schlein — in violazione dei diritti fondamentali e in spregio a una sentenza della Corte di giustizia europea che fa già scricchiolare l’intero impianto di quell’accordo». Il riferimento è all’elenco dei «Paesi sicuri» di provenienza dei migranti avviati al rimpatrio attraverso i centri albanesi, che la Corte di giustizia europea ha contestato.
Di «sperpero mentre si chiedono tagli agli italiani», parla Alfonso Colucci del M5S. Fosca la previsione di Nicola Fratoianni di Avs, che parla di «infernali centri di detenzione, mentre continua la deportazione nei lontani porti del Nord Italia delle navi ong che salvano vite nel Mediterraneo». Ma anche i centristi bollano «una misura costosa, di facciata e priva di reale efficacia», dice Enrico Borghi di Iv. «L’Italia — rincara Riccardo Magi di +Europa — apre ufficialmente le sue prime colonie detentive». Ma il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, difende la strategia: «I centri sono analoghi a quelli sul territorio nazionale, sono di trattenimento leggero. Non c’è filo spinato, c’è assistenza. Tutti possono richiedere la protezione internazionale e ottenerla in pochi giorni».
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