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NEWS ITALIA E DAL MONDO Mario Marfella, primo baywatch italiano in Australia: «In Italia si usano ancora i pattìni, qui salvo le persone con la tavola da surf»

25 Luglio 2024, 09:28am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Quando sentiamo parlare di surf ci vengono subito in mente le coste dorate e il mare cristallino della California. Ragazze e ragazzi abbronzati con una tavola da surf sotto il braccio, pronti a cavalcare le alte onde dell'oceano. Un'immagine che ci porta lontano, ma che nessuno associa al salvataggio delle persone. È ciò che, invece, cerca di insegnare Mario Marfella, nato a Napoli ma romano di adozione, che si è trasferito in Australia dove svolge il mestiere del baywatch, o meglio del bagnino. Lui è il primo italiano a essere riuscito a guadagnare un lavoro da lifeguard sulle coste australiane e, ogni giorno, riesce a salvare centinaia di vite grazie alla tavola da surf. «In Italia i bagnini usano ancora il pattino o i mosconi e molte delle volte la causa del pericolo sono proprio questi strumenti - ha dichiarato Mario Marfella alla Gazzetta dello Sport - in Australia, invece, con le tavole da surf riusciamo a salvare più di cento persone al giorno». La missione di Mario Marfella Fare il bagnino tutto l'anno è il sogno, forse, di chi ama il mare. Ed è il lavoro di Mario Marfella (43 anni), che da Roma è volato in Australia per coltivare la sua passione: il surf. Il 43enne è molto conosciuto a Sydney e nei dintorni grazie al programma televisivo Bondi Rescue, un reality in cui si raccontano i salvataggi in mare grazie alle tavole da surf. In particolare Mario cerca di sensibilizzare l'utilizzo dellla rescue board, una tavola molto simile a quella da surf ma più lunga e adatta ai salvataggi in mare, perché dotata di corde ai lati per aggrapparsi. Questa tavola viene utilizzata prevalentemente all'estero, visto che le onde sono più grandi a causa delle correnti più forti rispetto a quelle che caratterizzano il Mediterraneo. Mario, per questa ragione, cerca di far arrivare il messaggio anche al suo amato Bel Paese: «Nel Mediterraneo le onde sono inferiori, ma non vuol dire che non è un mare pericoloso. In Australia in estate possono verificarsi anche duecento salvataggi al giorno. Grazie a questa tavola riusciamo a portare a riva anche più di tre persone alla volta a riva. È grazie al surf se questa tecnica oggi è quella principale per riscattare le persone in mare e, forse, è arrivato anche il momento per l'Italia di utilizzare questo sport per soccorrere numerose vite».

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