PRIMO PIANO E ANTEPRIMA «Serena Mollicone sbattuta contro la porta e imbavagliata. Nessun soccorso dai Mottola»: chiesti 22 anni per la famiglia del carabiniere
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INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Non vi è ricostruzione possibile se non quella per cui sia stato Marco a spingere la testa di Serena contro la porta, plausibilmente nel corso di una lite». I sostituti della procura generale Francesco Piantoni e Deborah Landolfi hanno chiesto tre condanne per la famiglia Mottola e un'assoluzione e un proscioglimento per intervenuta prescrizione per gli altri due carabinieri, nel processo per l'omicidio di Serena Mollicone, la giovane di Arce uccisa nel 2001, con la memoria conclusiva depositata venerdì, in vista della seconda parte della requisitoria che si terrà lunedì davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Roma. Le richieste In particolare la richiesta è di 24 anni per l'ex comandante della caserma dei carabinieri di Arce Franco Mottola, di 22 anni per sua moglie Annamaria, di 22 anni per il figlio Marco. Per Francesco Suprano la richiesta è di proscioglimento per intervenuta prescrizione mentre per Vincenzo Quatrale la richiesta è di assoluzione. I rappresentanti della procura generale hanno inoltre chiesto la trasmissione degli atti alla procura di Roma per valutare deposizioni rese in aula da tre testimoni. «Nessun soccorso» «La ragazza - ricostruiscono i sostituti - dopo il colpo, ha perso i sensi, forse (ma non necessariamente) ha perso sangue dal sopracciglio; Marco Mottola deve aver chiesto aiuto ai genitori, che si trovavano dentro il proprio alloggio al piano superiore. È impossibile che non li abbia informati o che questi non si siano accorti di quanto era avvenuto. Sta di fatto che nessuno, e sicuramente non Marco Mottola che era stato il responsabile dell'accaduto, ha cercato di soccorrere Serena, anzi tutti hanno tenuto nascosto il fatto, tanto che nessuno ha saputo cosa era successo a Serena fino alla mattina del 3 giugno». I sostituti sottolineano poi che «Serena non solo non è stata soccorsa, il che, se fosse avvenuto subito, avrebbe consentito di salvarla ma è stata imbavagliata fino a causarne la morte per asfissia meccanica». «In un secondo momento, poi, il corpo, è stato portato a Fonte Cupa», si legge nella memoria. L'occultamento del corpo «Entrambi i genitori e lo stesso Marco avevano l'obbligo di garanzia di prestare soccorso alla ragazza che era entrata nell'abitazione di cui solo essi avevano la disponibilità e ciò non hanno fatto, anzi hanno voluto nascondere quanto era successo per evitare conseguenze penali ai danni del figlio - si legge ancora nella memoria - Ma, in questo caso, hanno anche deciso di soffocare la ragazza e quindi di ucciderla deliberatamente, per poi far sparire il corpo ed ogni traccia. Orbene, chiunque abbia commesso materialmente tale azione è certamente responsabile di omicidio volontario; ma lo è ugualmente chi, eventualmente, si sia limitato ad astenersi da ogni intervento in soccorso della vittima lasciando che gli altri due facessero di Serena ciò che volevano, con lo scopo di far scomparire ogni traccia compromettente per Marco e per il comandante della stazione dove è avvenuto il fatto». LEGGO
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