Morte di Luana D'Orazio, in aula battaglia tra parenti. "Al suo bambino pensiamo noi"

Il padre del figlio della ragazza morta in fabbrica si costituisce parte civile. I genitori dell’operaia: "Ci opporremo"
Luana D’Orazio è morta a 22 anni mentre stava lavorando
Luana D'Orazio
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Prato, 8 aprile 2022 - A sei mesi dalla richiesta di rinvio a giudizio, il processo per la morte di Luana D’Orazio, l’operaia di 22 anni stritolata dall’orditoio a cui stava lavorando il 3 maggio di un anno fa in una ditta tessile a Montemurlo, entra nel vivo. Una vicenda che ha colpito l’opinione pubblica italiana e su cui per 11 mesi non è mai calata l’attenzione.
Ieri il giorno della svolta. Si è aperta l’udienza preliminare a carico della titolare della ditta, Luana Coppini, del marito, Daniele Faggi, e del tecnico manutentore Mario Cusimano: sono accusati di omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele antinfortunistiche. All’udienza c’erano i genitori della ragazza: la mamma di Luana che ha chiesto di costituirsi parte civile, e il padre che, in qualità di tutore provvisorio del nipote, ha chiesto la costituzione per conto del bambino.
La situazione si è ingarbugliata in quanto in aula è arrivato anche un legale mandato dal padre naturale del bambino. Giuseppe Lerose, originario di Crotone, ha ancora la potestà genitoriale sul piccolo (sulla questione c’è un ricorso al tribunale dei minori) e ha deciso di esercitare il suo diritto. L’avvocato dei genitori di Luana ha però annunciato che si opporrà alla richiesta di costituzione di parte civile del padre del bambino in virtù "della sua effettiva presenza nella vita del minore". Il giudice ha rinviato l’udienza a settembre a causa dell’impedimento di uno dei legali a essere presente.
Si dovrà dunque attendere cinque mesi prima che possa essere messo un primo punto fermo sulla tragedia. Quello che è certo – hanno accertato le indagini – è che Luana è stata stritolata dal macchinario dopo essere stata trascinata dentro gli ingranaggi dal subbio dell’orditoio che le ha schiacciato il torace in quattro secondi. Il consulente tecnico della Procura ha stabilito che il macchinario era stato manomesso: qualcuno aveva eseguito un bypass elettrico disattivando tutte le protezioni dell’orditoio. In particolare il cancello che si doveva chiudere quando la macchina gira ad alta velocità. Motivo per cui Luana la mattina di quel 3 maggio si trovava così vicina al macchinario che l’ha stritolata.
La dinamica è chiara e ora restano da capire le mosse dei tre indagati. L’assicurazione della ditta ha fatto partire i bonifici per il risarcimento (un milione e 100.00 euro) a favore dei genitori di Luana, del bambino e del fratello. Una somma che i familiari hanno definito "solo un acconto". Assicurazione e famiglia stanno trattando per alzare la cifra. Un passo che potrebbe aprire la strada del patteggiamento per la titolare e il marito. Questi mesi saranno decisivi per cercare un accordo.
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