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SEZ. VARIE NEWS Rovistando Italia give the news like the radio📽 Giovanni Farzati

3 Gennaio 2022, 19:30pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Limone in musica · Vivilimone

📽 Giovanni Farzati Reporter senza Frontiere 💥 ______________ Musica è ❤ U2; Bruce Springsteen and Patty Smitt, top many leggendary people on one stage ______________ La vecchia colletta in era social di Parinieddu Negli anni 70, in Svezia, fu inaugurata la banca delle idee, offrire soluzioni, come liberarsi dai topi in cantina senza usare veleno; ridurre al minimo il consumo d'acqua, una diga di tronchi per deviare un ruscello; e tanto altro; oggi, era social da piattaforma spaziale, se si ha un'idea e non si hanno i denari per finanziarla, c'è il crowdfunding, per dirla con parole spicciole da sagra della cicoria, " si chiede un offerta a milioni di persone che mettono mano al portafoglio e si parte alla grande; su Huffington post, un interessante articolo. Il potere della musica – Psycheatwork😁Volete realizzare un prodotto, ma non avete il capitale per farlo? Avete avuto una nuova idea creativa, ma non ci sono case editrici che vogliano scommettere su di voi? Un’opzione da considerare può essere quella di finanziare la vostra idea con una campagna di crowdfunding.  Mi riferisco a una campagna di crowdfunding di tipo “reward”, cioè una raccolta online che viene sostenuta da backer (sostenitori, appunto) interessati a pagare in anticipo e “su carta” per avere in cambio una ricompensa. Le ricompense variano da campagna a campagna, ma in genere si tratta della possibilità di avere il prodotto in anteprima rispetto alla sua distribuzione nei negozi, l’accesso a versioni uniche o deluxe non disponibili per il mercato retail, la possibilità di partecipare al processo di creazione, e così via. Il reward crowdfunding è una delle principali categorie di crowdfunding, probabilmente la più nota, una forma di raccolta che assomiglia molto alla vecchia colletta. Le altre categorie, le ricordo per completezza, sono: il donation (donazioni a sostegno di progetti sociali o buone cause), l’equity (investimenti in capitale di rischio) e il lending (prestiti tra privati oppure a imprese). Secondo i dati dell’ultimo report Starteed, le piattaforme italiane di reward crowdfunding (insieme al donation) hanno raccolto oltre 31 milioni di euro nel 2020, con migliaia di progetti portati a buon fine. Se avete un’idea creativa o di prodotto da realizzare per il mercato nazionale, vi consiglio di considerare Produzionidalbasso oppure Eppela, due delle principali piattaforme tricolori, affidabili e ormai sul mercato da diversi anni. Ma se la vostra idea può essere esportata fuori dalla penisola, allora conviene giocarsela sui siti più frequentati, che per il nostro mondo occidentale sono quelli in lingua inglese, vere e proprie piattaforme globali con milioni di utenti. In questa categoria spiccano Kickstarter e Indiegogo. Solo nel primo trimestre 2021, su Kickstarter sono stati raccolti oltre 295 milioni di dollari, considerando solo le campagne di raccolta che puntavano a un target minimo di 100mila dollari. Qui a farla da padrone sono tre categorie: giochi (soprattutto giochi da tavolo), design e tecnologia. Su Indiegogo, invece, il primo semestre 2021 ha permesso di raccogliere più di 66 milioni di dollari. In particolare guidano la classifica progetti legati alle tecnologie green, alla salute e al fitness e alla produttività. Kickstarter o Indiegogo: quale piattaforma scegliere? Una risposta secca non esiste, ma due fattori che consiglio sempre di considerare sono: 1) la vostra idea in che categoria si trova? e 2) quale modalità di raccolta è quella giusta per voi? Come spiegavo sopra, infatti, sia Kickstarter che Indiegogo hanno delle categorie che raccolgono più soldi di altre. Questo significa che molti dei loro utenti sono abituati a seguire e sostenere determinate campagne e non altre. Scegliere dove posizionare la vostra campagna può fare la differenza tra successo e fallimento.  C’è poi il punto sulla modalità di raccolta: su Kickstarter è possibile una sola modalità, chiamata “all or nothing” (tutto o niente). In pratica avrete un tot di tempo (in genere 28 giorni) per raggiungere - ed eventualmente superare - il vostro goal minimo di campagna. Ma se non lo raggiungerete entro il termine, allora avrete raccolto zero. Esattamente: niente soldi.  Indiegogo, invece, permette sia la raccolta all or nothing sia quella con flexible goal (in alcuni casi chiamata keep it all, tieni tutto). In pratica, con il flexible goal  è possibile tenere tutti i soldi raccolti in campagna, indipendentemente dal raggiungimento dell’obiettivo minimo di finanziamento. Decisamente un approccio più rilassato, ma che può creare problemi più avanti, durante la fase di produzione.  Cosa serve per una campagna di successo? Molte cose sono importanti, ma a mio avviso due sono fondamentali: 1) avere già una community di riferimento, pronta a sostenere il vostro progetto non appena sarà online e 2) un congruo investimento in pubblicità e marketing per portare traffico e quindi potenziali sostenitori sulla vostra pagina di campagna. Qualsiasi sia la vostra idea da realizzare, infatti, non c’è dubbio che ogni campagna crowdfunding sia prima di tutto un’attività di comunicazione e marketing e va approcciata come si farebbe, per esempio, con il lancio di un nuovo prodotto sul mercato o l’uscita di un nuovo film. Ovviamente la promozione ognuno la fa con le risorse a propria disposizione, ma pensare che un numero significativo di utenti possa arrivare in autonomia (e quindi gratuitamente) sulla vostra pagina è una pericolosa illusione.  Infine, un terzo elemento è il tempismo: le campagne di reward crowdfunding devono partire forte. Le prime 48 ore di raccolta devono portare più soldi possibili. Se riuscirete a raggiungere il 30-40% almeno del vostro goal minimo nei primi due giorni, allora avrete una buona probabilità di attrarre gli indecisi e di portare a casa una campagna di successo. Queste sono le basi. Pensate di aver avuto una bella idea, ma non avete soldi per realizzarla? Il crowdfunding potrebbe essere l’opportunità che stavate aspettando! ______________ Active participation of readers🔥 di Maurice il telepata Se volete essere ad un livello superiore di sicurezza rispetto a questi che si illudono che una pezza possa salvarli dall’ebola … comprate la maschera antigas e girate con quella per negozi! ______________ Web point😊 di Paparazzo Un Paese ricco di sfumature, come i panorami che si fissano nella memoria del viaggiatore, e da lì non se ne vanno facilmente. Stiamo parlando del Perù💯💯💯 terra antica, selvaggia, dove le culture millenarie si intrecciano a leggende misteriose che stregano il viaggiatore. Un Paese da scoprire nella sua essenza, dove ogni piccolo villaggio racchiude meraviglie lasciare dai Moche, dai Wari, e degli Inca. (siViaggia) ______________ Il Walter Cronkite del buon giornalismo, per questo numero di Rovistando Italia, è assegnato a Viviana Mazza del Corriere della Sera sotto l'articolo😄 Yascha Mounk: «Con Omicron inizia la fine della pandemia di Covid» di Viviana Mazza     «Stiamo per sperimentare la fine della pandemia come fenomeno sociale», scrive il politologo Yascha Mounk, autore del bestseller «Popolo vs Democrazia», sulla rivista The Atlantic.  In un articolo intitolato «Omicron segna l’inizio della fine», Mounk nota che qualcosa è cambiato in modo fondamentale nel nostro approccio al virus. Chi è vaccinato non è più disposto a lockdown come in passato, chi non è vaccinato continua ad opporsi e, dunque, non sorprende che a livello politico si propenda più per misure di «adattamento» alla crisi che ad «appiattire» davvero la curva.  Lo abbiamo raggiunto al telefono in Toscana dove ha trascorso il Capodanno e dove ha notato l’uso frequente delle mascherine anche all’aperto e assidui controlli dei green pass nei ristoranti e bar: «L’Italia è diventato un Paese di persone che seguono le regole, contrariamente alla sua reputazione».  La pandemia finirà nel 2022? «Ci sono due modi in cui potrebbe finire nel 2022. Il primo è biologico: scoprire che Omicron non fa ammalare in modo grave la netta maggioranza delle persone e che l’esposizione a questa variante, se vaccinati, protegge da ceppi futuri; così l’oggettiva minaccia del Covid cesserebbe di essere significativa. Ma questa è una congettura. Non sappiamo se sarà così, anche se è una speranza e uno scenario plausibile. Il secondo modo in cui potrebbe finire la pandemia è sociale,come sostengo nell’articolo: consiste nel dire che ci siamo abituati al fatto che la nostra vita implicherà più rischi nel 2022 rispetto al 2019, ma collettivamente e individualmente scegliamo che vivere in modo più normale valga la pena di correre quei rischi». L’atteggiamento è cambiato indipendentemente dalla gravità di Omicron?  «Anche se Omicron dovesse essere più pericolosa di quanto speriamo e anche se varianti future dovessero essere più gravi, sceglieremo di tornare ad una nuova normalità e non al lockdown: non smetteremo di vedere gli amici, di andare a cena fuori…. In questo senso che penso che il 2022 probabilmente porterà la fine della pandemia. I nostri antenati hanno vissuto in contesti in cui i rischi per la loro vita ogni giorno erano enormemente superiori a quelli che affrontiamo noi, anche ora nel picco di Omicron. Eppure sceglievano di uscire e interagire: è un bisogno degli esseri umani. Quel che eroicamente abbiamo scelto nella primavera 2020 sarà sempre l’eccezione nella Storia. Ora possiamo sperare di tornare a una nuova normalità che sia sicura quanto lo era alcuni anni fa o possiamo temere una nuova normalità in cui i rischi associati al vivere la nostra vita continuino ad essere elevati; ma in ogni caso stiamo cominciando a rientrare in una sorta di normalità in cui il bisogno di vita sociale ha la precedenza sulla paura del contagio».  Però se la maggioranza è più temeraria è anche perché disponiamo dei vaccini. «Ci sono tre aspetti. Anche quando nel marzo 2020 scrissi un articolo intitolato “Cancel Everything”, in cui consigliavo il distanziamento sociale, dal lavoro in remoto alla cancellazione di eventi sportivi, l’aspettativa era che fossero misure temporanee: non poter vedere la tua famiglia per Natale è sostenibile solo per un tempo limitato. Il secondo è che i rischi oggettivi del virus sono significativamente più bassi ora rispetto al marzo 2020 perché in un Paese come l’Italia oltre l’80% della popolazione è vaccinato e molti hanno avuto un qualche contatto con il virus, e poi la capacità di cura è migliorata grazie all’esperienza dei medici e a nuovi farmaci. Il terzo aspetto è la stanchezza: ci siamo preoccupati così a lungo, non ne possiamo più. Tirando le somme è evidente che la reazione ad Omicron è assai diversa rispetto agli stadi iniziali della pandemia. I governi applicano alcune restrizioni, le persone sono un po’ più attente, ma non sono disposte a stravolgere le loro vite come nella primavera del 2020». Questa fase della pandemia sembra molto diversa nelle società occidentali rispetto alla Cina che continua controlli ferrei: è una rivincita della società aperte? «Non so fino a che punto la differenza sia ideologica o pratica. A lungo la Cina ha avuto più successo nel contenimento del virus rispetto alle democrazie occidentali, ma come risultato hanno una popolazione più “vergine” da un punto di vista immunologico, non essendo mai stata a contatto con il virus; così il pericolo con Omicron è molto più alto. Il paradosso è che il nostro relativo fallimento nel controllare il virus ci mette in una posizione migliore per affrontare nuove varanti, mentre in Cina il relativo successo iniziale rende più difficile tornare a qualcosa che somigli alla normalità». Copertina, artwork 🤣 by La scuola del nero

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