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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Giornata contro la violenza sulle donne, arrivano condanne più severe e il braccialetto elettronico. Gli interventi di Flaminia Bolzan, Maria Elena Boschi e Barbara Gubellini

25 Novembre 2021, 09:53am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Giornata contro la violenza sulle donne, arrivano condanne più severe e il braccialetto elettronico. Gli interventi di Flaminia Bolzan, Maria Elena Boschi e Barbara Gubellini

INSERITO DA ANGELA CECERE  Ogni giorno le vittime sono 89, il governo vara un pacchetto sicurezza con il giro di vite Nella giornata contro la violenza sulle donne, arriva la stretta del Governo. È già pronto il pacchetto sicurezza per tutelare le vittime di abusi e maltrattamenti. Tra le misure il braccialetto elettronico per i violenti, destinatari dell'obbligo di allontanamento dalla casa familiare o del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima. E se il braccialetto viene rifiutato scattano gli arresti domiciliari. Nel pacchetto contro la violenza sulle donne a cui stanno lavorando le ministre di Interno e Giustizia, Luciana Lamorgese e Marta Cartabia, insieme alle colleghe Mariastella Gelmini, Elena Bonetti e Mara Carfagna si valuta anche l'innalzamento delle pene minime per l'arresto obbligatorio in flagranza e la possibilità di procedere d'ufficio per violenza domestica, senza la necessità che la donna sporga querela. L'obiettivo delle misure che andranno in Consiglio dei ministri già la prossima settimana è quello di prevenire violenze e femminicidi. Sono infatti allarmanti i dati diffusi in occasione della Giornata internazionale contro la violenza delle donne. Ogni giorno sono 89 le vittime di violenza in Italia. Dall'inizio dell'anno sono state uccise 109 donne (+8%), 93 in ambito familiare-affettivo. «Barbarie non è un termine esagerato» e «la gravità dei fatti chiamano le istituzioni anche a ripensare norme e procedure più adeguate, consapevoli che serve un approccio globale» ha detto la ministra della Giustizia. GLI INTERVENTI Flaminia Bolzan, criminologa: «La misogenia si batte educando» Il termine femminicidio, divenuto di uso comune grazie a Diana Russell, ha introdotto un approccio teorico che ha cercato di invertire le forme strutturanti del potere patriarcale e le sue correlazioni all’interno del sistema sociale. Se ne definisce infatti il significato ad indicare l’uccisione misogina delle donne da parte degli uomini, motivata dall’odio, dal disprezzo, dal piacere o da un senso di proprietà, quindi da indagare nel contesto dell’oppressione generale del femminile in una società patriarcale. Va da sé che oggi dobbiamo effettuare un distinguo tra gli “omicidi di donne” e i femminicidi propriamente classificabili come tali ragionando seriamente sulla necessità di scardinare un modello culturale che vede ancora, troppo spesso, una società che si caratterizza a partire dalla costruzione di una rappresentazione del maschile come “dominante” e un femminile “remissivo”. La vera sfida nell’ottica del raggiungimento dell’obiettivo condiviso di ridurre i numeri allarmanti del fenomeno deve partire proprio dall’educazione, prima ancora che dalla semplice risposta sanzionatoria. (Flaminia Bolzan) Maria Elena Boschi, deputata: «Ora servono uomini coraggiosi» Protagoniste, indipendenti, ma non sole. Sono le condizioni per fermare una violenza senza fine. Non siamo vittime di un raptus, siamo uccise perché donne. “Siamo” perché tutte noi abbiamo vissuto un episodio di molestia o di violenza. “Siamo” perché quello che fanno a una donna in quanto donna, lo fanno a ciascuna di noi. Da ministra, parlamentare, donna mi sono battuta per fermare questa strage. E nonostante ci sia ancora una vittima ogni tre giorni e un dolore che si rinnova, non mi arrendo pensando alle donne che si salvano grazie alle politiche messe in campo dallo Stato, al lavoro prezioso dei centri anti violenza, al coraggio di chi denuncia. La ministra Bonetti ha presentato un nuovo piano antiviolenza e Italia Viva ha ottenuto il reddito di libertà per avviare percorsi di emancipazione. Ma dobbiamo fare di più. Serve un’operazione educativa che parta da famiglie e scuola. Servono uomini coraggiosi, perché la battaglia per i diritti delle donne non è questione da donne, ma di civiltà, di democrazia. Non chiediamo protezione o privilegi, rivendichiamo diritti e pari opportunità. (Maria Elena Boschi)In televisione e nei mass media in generale, le donne vittime di violenza il più delle volte sono belle, magre, giovani e raramente i segni della violenza ne alternano la bellezza. Così si genera quel fenomeno che gli esperti chiamano “eroticizzazione” della violenza per cui, paradossalmente, la condizione di vittima finisce quasi per dare più appeal. È solo un esempio, ma è importante per ricordare che chi, come me, lavora in televisione ha una grande responsabilità nel contrasto alla violenza sulle donne. Anche gli stereotipi di genere nei programmi tv possono legittimare la violenza sulle donne. I femminicidi, infatti, non si chiamano così per caso: non si tratta solo di una persona che ne uccide un’altra, ma di un uomo che uccide una donna per il ruolo che quest’ultima ha nella nostra società. Se in televisione continuiamo a mostrare il genere femminile subordinato a quello maschile, non facciamo che alimentare una cultura patriarcale che vede la donna come un oggetto che l’uomo può possedere al punto tale che, se lo decide, può anche eliminarla del tutto.

LEGGO

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