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LA STORIA DELL’EGITTO La dea Sekhmet

4 Maggio 2021, 09:08am

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO La dea Sekhmet

INSERITO DA MORENA MOTTA Sekhmet “la Potente”, una delle divinità più cruente e terrifiche dell’antico Egitto, era in grado di generare il deserto dal proprio respiro

Dea della guerra, combattente al fianco dei faraoni, uccideva i nemici mediante il proprio alito infuocato. La sua fama di distruttrice era talmente diffusa che anche le altre divinità ne temevano la ferocia.

Era una divinità solare, a volte ritenuta figlia di Ra (dio del sole di mezzogiorno). Era rappresentata interamente come leonessa o in forma umana con testa di leonessa. Espressione della dualità fra malattia e guarigione, caos ed ordine, Sekhmet era venerata come divinità delle epidemie e della medicina.

La leonessa diveniva all’occorrenza strumento del potere di Ra. Interveniva con la propria ira per riportare l’ordine fra gli esseri umani, disubbidienti alla legge divina. Per questo motivo, la regolarità dei riti svolti in suo onore era necessaria affinché la sua ira fosse tenuta a bada. Solo così il suo lato protettivo poteva rivolgersi benevolmente verso l’umanità.

La dea si manifestava in tutta la sua magnificenza incarnandosi nella statua che la rappresentava, vera protagonista dei rituali.

Il più famoso racconto mitologico di cui è protagonista la vede divenire una spietata vendicatrice. Proprio Ra, profondamente adirato contro il genere umano che aveva cospirato contro di lui, inviò Sekhmet affinché i colpevoli venissero sterminati.

Una volta conclusasi la battaglia, però, la leonessa non aveva ancora placato la propria sete di vendetta. Esaltata dal sapore del sangue, essa continuò ad infierire sugli uomini tanto da suscitare la pietà di Ra. Considerata la sua inarrestabile ira, il dio fu costretto ad escogitare un originale stratagemma per fermarla.

Egli decise di tingere della birra con dell’ocra rossa tanto da far sembrare che il liquido fosse sangue. Cadendo nel furbo tranello, Sekhmet assunse la bevanda con golosità e si ubriacò. Solo una volta rinsavita dall’ebbrezza si rese conto dell’inganno e interruppe il suo massacro.

Le statue di Sekhmet sono molto diffuse anche perché spesso accomunate dalla stessa provenienza. Amenhotep III (1400-1350 a.C., circa), infatti, commissionò ben 365 statue della dea nel tempio dedicato al culto del proprio potere regale.

Ogni giorno dell’anno solare, che per gli egizi aveva la stessa durata del nostro, una statua diversa della divinità veniva adorata. I sacerdoti cantavano litanie e recavano offerte a Sekhmet interagendo direttamente con la sua figura.

FONTE patrimonioculturale.unibo.it di Francesca Marinello

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