LA STORIA DELL’EGITTO I ritratti del Fayyum
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INSERITO DA MORENA MOTTA I famosissimi ritratti del Fayum sono circa 600 ritratti funebri, di grande impatto artistico, fortemente realistici, straordinariamente attuali, realizzati per lo più su tavole lignee, che ricoprivano i volti di alcune mummie egizie d'età romana. Il nome deriva dalla pseudo-oasi del Fayum, o Madinat Al Fayoum, o anche Faiyum, Fayyum o, francesizzato, Fayoum, la località da cui proviene la maggior parte delle opere.
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Ma “l'ellenizzazione” dell'Egitto avvenne soprattutto con l'arrivo dei Romani. Nel II sec. d.c., l'usanza di mummificare i corpi dei defunti restò molto popolare, facendo fiorire così un particolare tipo di pittura che virò decisamente sullo stile greco romano, che è come dire pompeiano, visto che Pompei stava nella Magna Grecia felicemente invasa e arricchita dai romani.
Fa pertanto un certo effetto mirare certe mummie con le bende dipinte a divinità e simboli egizi e la tavola raffigurante il morto che riproduce un volto dai tratti dell'alto Mediterraneo. Trattasi dunque delle maschere funebri già in uso da lungo tempo presso gli egizi, ma realizzati in modo del tutto nuovo ed originale.
Infatti questa ritrattistica sembra più che altro romana, con quella stupenda e sconcertante fedeltà al vero che solo i romani seppero usare in modo così mirabile e spesso impietoso. Fossero infatti sia pure imperatori o generali, i volti venivano riprodotti senza il minimo ritocco, con la bellezza o bruttezza che li caratterizzava, e senza nemmeno nascondere aspetti popolini e tutt'altro che aristocratici.
Le opere a encausto hanno colori molto più vivi, talvolta misti a foglie di oro per raffigurare gioielli e corone, con variazioni di tonalità per indicare la provenienza della luce.
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Alcune tavole sono ridipinte o dipinte da ambo i lati, forse perchè i ritratti erano stati eseguiti quando il soggetto era ancora in vita. Alcuni ritratti sono realizzati direttamente sulle tele e le bende usate per la mummificazione, con una maestria eccezionale.
Ogni tavola veniva poi applicata al volto del defunto inserendola tra le bende e nel British Museum si conservano ancora alcune mummie con la tavola ancora applicata, come si osserva nel defunto in alto.
Di solito viene raffigurato il volto di una sola persona, posta frontalmente. Lo sfondo è solitamente di un unico colore, a volte arricchito da alcuni elementi decorativi.
E' difficile alludere a una qualche corrente stilistica, se non riconoscere l'abilità ritrattistica che coglie sia i particolari precisi che l'intensità del carattere come nella statuaria romana.
Naturalmente come il clima particolarmente secco dell'Egitto ha permesso la conservazione di queste tavole, non è accaduto altrettanto con la pittura dei luoghi umidi del mediterraneo.
L'unico raffronto possibile è con i volti degli affreschi di Pompei, di Boscoreale e di Ercolano.
L'encausto, usato sia negli affreschi che nella decorazione, è una tecnica in cui i colori si miscelano alla cera per mezzo del calore. Il dipinto una volta eseguito viene scaldato (encaustizzato) per fare penetrare la cera nei colori, che in questo modo rimangono fissati, acquistando forza e splendore.
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