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ISCHIA E PROCIDA NEWS La camorra investe a Casamicciola, sequestrata una villa. Doveva diventare un B&B

23 Marzo 2021, 11:33am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Casamicciola Terme – Veduta

INSERITO DA MIKI PAPPACODA L’ordine del giudice per le indagini preliminari che ha accolto una indagine della Dda del capoluogo umbro. Il punto di riferimento è un bancarellaro di Secondigliano trasferitosi a Perugia e in poco tempo è diventato il dominus dei mercatini. Grosse disponibilità di denaro con acquisti di immobili, realizzate società per gestire gli affari, conti correnti bancari. Soldi che secondo i finanzieri provengono da soggetti orbitanti e fiancheggiatori del clan Licciardi, indiscusso punto di riferimento del cartello “Alleanza di Secondigliano” Un’indagine che parte da lontano, nientemeno dalla città di Perugia, dove i militari della Guardia di Finanza del reparto Gico (una struttura che annovera i migliori investigatori per combattere la criminalità organizzata) hanno compiuto una serie di sequestri di beni immobili, conti correnti, società intestate ad un giovane, ma di fatto gestiti dal padre. Investimenti per qualche milione di euro, le cui somme sarebbero, secondo gli investigatori, di provenienza sospetta e si sussurra facenti parte del gruppo del clan Licciardi di Secondigliano. Gli uomini dell’antimafia delle fiamme gialle hanno sequestrato un importante immobile, tra l’altro, nel comune di Casamicciola Terme. Una struttura che sarebbe stata acquistata all’asta disponendo liquidità abbastanza sufficiente per mettere a segno tutta una serie di colpi, mettendo all’angolo i possibili concorrenti. Questa struttura, secondo quanto emerso dalle indagini che sono state condotte dai finanzieri di fiducia, era pronta per essere totalmente ristrutturata per realizzare un B&B. Attività imprenditoriale ormai di moda, dove tutti si lanciano per i bassi costi per accogliere una clientela non troppo esigente. A coordinare le indagini è stato il maggiore della Guardia di Finanza Michelangelo Tolino, che sono durate diversi mesi, seguendo passo dopo passo l’evoluzione degli investimenti e soprattutto seguendo questo piccolo ma poco conosciuto commerciante che si era trasferito da Napoli nel capoluogo umbro. La base era Perugia, ma gli interessi spaziavano in diverse altre province, soprattutto del Sud. Lanciandosi senza alcuna preoccupazione negli affari ritenuti utili per aumentare il fatturato e soprattutto – si presume – rimettere in circolo denaro che viene “guadagnato” da queste organizzazioni in attività illecite. I Licciardi, si sa, sono personaggi che hanno avuto il predominio nel cartello denominato “Alleanza di Secondigliano”, di cui facevano parte un tempo altri clan potentissimi e rappresentativi nella città di Napoli e nei comuni confinanti. ACQUISTO ALL’ASTA Colui il quale di fatto è ritenuto il dominus ha preferito rimanere dietro le quinte. Quanto hanno accertato gli investigatori monitorando ogni sua mossa. Una scelta forse obbligata essendo stato nel passato sottoposto ad innumerevoli indagini patrimoniali ed anche perché ritenuto fiancheggiatore del clan di Secondigliano. Alcuni fratelli e parenti sono stati coinvolti nel passato anche in episodi di violenza in danno di persone fisiche. Utilizzando armi micidiali per abbattere il nemico. E alcuni sono stati giudicati per reati tra cui l’omicidio. Nonché per essere attigui ad esponenti della camorra. Mentre il personaggio “perugino” si ritrova con precedenti legati al riciclaggio. Il classico reato di chi viene incaricato di ricevere grosse somme di denaro con l’impegno di ripulire masse di liquidità che provengono dallo spaccio di sostanze stupefacenti soprattutto, dalle estorsioni e dalle molteplici altre azioni violente che vengono poste in essere per aumentare il patrimonio dei clan. Questo personaggio è finito nella rete della Direzione distrettuale antimafia della procura di Perugia a seguito di una serie di informative che gli uomini del Gico hanno trasmesso all’autorità giudiziaria. Scoprendo che da quando questo piccolo e sconosciuto “ambulante” si era trasferito in Umbria, con il passare degli anni ha sempre più accresciuto i propri affari. Diventando una sorta di incontrastato “padrone” dei mercati che si svolgono nelle piazze. Sbaragliando la concorrenza, avendo la possibilità di avere dietro di sé una forza finanziaria che gli consentiva di acquisire le altre piccole attività che svolgevano il suo stesso mestiere. In pochi anni ha realizzato acquisizioni immobiliari che non sono passate inosservate. Anche perché tutti questi beni intestati al figlio non corrispondevano alla dichiarazione dei redditi e al giro di affari che dichiarava ogni anno. Guadagni non sufficienti per fare investimenti molto interessanti. Tant’è vero che gli uomini del maggiore Tolino hanno individuato in un’area pregevole di Perugia e della provincia una villa di svariate centinaia di migliaia di euro di valore accertato. Ancora un grosso capannone in una zona industriale. Spulciando le varie società e seguendo il denaro e annusando ciò che si celava dietro a questo personaggio che sembrava inoffensivo e privo di capacità finanziaria, i finanzieri hanno individuato che tra i suoi beni c’era una importante villa a Casamicciola con annesso terreno. Un bene importante che è stato acquistato, guarda caso, all’asta, dove è più facile entrare in possesso di qualcosa di interessante ma a prezzi non di mercato. Non è un’operazione facile entrare in questo meccanismo delle aste, dove vi sono molti personaggi che sono interessati a strappare l’affare. E questo la dice lunga su ciò che hanno accertato gli uomini dell’anticamorra della Guardia di Finanza. GIRO D’AFFARI MILIONARIO Oltre al mattone (che è sempre un rifugio sicuro anche nei momenti di strisciante crisi finanziaria) la Guardia di Finanza si è interessata a tutto ciò che maneggiava quest’uomo di 53 anni che è diventato in pochi anni un punto di riferimento nella città di Perugia. Sono stati fatti individuati diversi conti correnti e due società a lui riconducibili che si occupavano di vendere tessuti e indumenti usati e di gestire una copiosa attività commerciale di “ortofrutta”. Scoprendo che già queste piccole attività gestite riuscivano a muovere nella realtà un milione e mezzo di euro. Una cifra considerevole rispetto all’attività ufficiale che svolgeva questo napoletano trapiantato nel Centro Italia, che si occupava prevalentemente di bancarelle. E’ un modo classico per cercare di non mettersi troppo in mostra, di sviare le attenzioni per poter continuare liberamente a svolgere quelle più remunerative, capaci di muovere in un sol colpo centinaia e centinaia di migliaia di euro. Ed è stato a questo punto che gli investigatori hanno voluto vederci chiaro. Per capire quale fosse l’interesse di un bancarellaro che da Perugia si interessava direttamente di investimenti sostanziosi e di acquisti immobiliari in comuni assai lontani, come in quello di Casamicciola. E’ difficile per un imprenditore, per un’attività familiare controllare più operazioni che distano chilometri e chilometri di distanza. Ma di questo, ovviamente, chi ha grossi capitali da ripulire non si crea alcun problema. L’importante è rendere legale ciò che è stato acquisito con operazioni illegali. Seguendo i soliti canali investigativi con tutte le operazioni di acquisti e vendita di immobili, gli uomini delle fiamme gialle hanno avuto già un primo schema di tutto ciò che aveva realizzato fino a quel momento il napoletano imprenditore-bancarellaro. L’attività successiva è stata quella di capire da quale direzione provenisse il denaro. Seguendo le tracce, che non possono essere facilmente cancellate, i finanzieri sono giunti ad un risultato più che lusinghiero e che ha in qualche modo messo in allarme il Gico. Il denaro è stato trasferito nella disponibilità di questo bancarellaro da uomini vicini al clan Licciardi di Secondigliano. Quartiere da dove lo stesso personaggio proveniva. Dopo aver lasciato Napoli “improvvisamente”, decise qualche anno fa che fosse meglio indirizzare le proprie attenzioni imprenditoriali in una regione più tranquilla, meno appariscente. La tranquillità è sinonimo, in questi casi, di attenzione meno accentuata delle forze dell’ordine per combattere il crimine organizzato che ha necessità impellente di ripulire i propri guadagni con investimenti capaci di dare “onorabilità”, rispetto imprenditoriale. BENI INTESTATI A TERZI Da subito questa sua presenza non era stata immediatamente sottoposta ad un controllo. In pochi anni, però, il commercio ambulante era diventato un po’ stretto, necessitava di qualcosa di più significativo ed importante sotto l’aspetto imprenditoriale. Il primo segnale che giunge dallo Stato risale al 2015, quando è destinatario di una proposta di misura di prevenzione patrimoniale e personale. Una richiesta che giunge esplicitamente dalle forze dell’ordine e sostenuta dalla procura della Repubblica. Quella richiesta, però, non trova accoglienza da parte del tribunale di prevenzione, che in quell’anno riteneva che non vi fossero elementi sufficienti per procedere ad un sequestro e nella immobilizzazione di colui che ne era gestore e proprietario occulto al tempo stesso. E’ dovuta arrivare, dopo circa sei anni, una ordinanza di sequestro da parte del giudice per le indagini preliminari di Perugia. Il giudice in questo caso ha ritenuto che vi fossero le condizioni per procedere ad una iniziativa importante e significativa in questo tessuto socio-economico. Dovendo spezzare il sospetto che questa grossa somma di denaro fosse riconducibile ad uno dei più grossi clan di Napoli, che necessitava di entrare nel mercato della legalità. E per giungere all’obiettivo erano state adottate una serie di precauzioni per evitare guai con la giustizia. Soprattutto evitare che il capofamiglia comparisse in ogni trattativa, in ogni vendita dinanzi al notaio. La scelta ricadde sul figlio, incensurato e mai fino ad ora coinvolto in operazioni di compravendita. Estendendo tale responsabilità ad altre tre persone che avevano lo stesso compito. L’ORDINANZA DEL GIP Scrive il giudice in un passaggio dell’ordinanza: «Tale consapevolezza avevano gli altri concorrenti nei reati contestati. Ciò emerge dal contenuto delle conversazioni captate e dalle quali traspare un rapporto di estrema confidenza tra tutti gli indagati, tale da far ragionevolmente reputare che gli stessi fossero tutti a conoscenza del procedimento di prevenzione pendente e che abbiano agito al solo fine esclusivo di venire incontro alle necessità del (omissis) per non farlo risultare formalmente intestatario di società o beni». Da questo passaggio si capisce benissimo che tutti i soggetti monitorati sono stati sistematicamente sottoposti ad intercettazioni telefoniche, come non è escluso che sia stato infilato il trojan su qualche utenza mobile. In particolare in quella del dominus, il bancarellaro che operava dietro le quinte. E’ proprio ascoltando queste conversazioni “riservate” che gli uomini del Gico della Guardia di Finanza sono venuti a conoscenza dell’intenzione del gruppo di rendere l’investimento di Casamicciola remunerativo con la realizzazione di un B&B. Attività che avrebbe dovuto essere già pronta la prossima estate. Tutto però si è fermato. Il Gico, infatti, dopo aver ricevuto dalle mani del pubblico ministero l’ordinanza del gip, ha operato d’iniziativa senza delegare a Corpi territoriali presenti in Campania il sequestro del bene. Tutto tramite il sistema informatico e senza apporre i sigilli, che in questo caso sono del tutto inutili. Infatti l’ordinanza cautelare è stata notificata ai cinque indagati che sono direttamente o indirettamente coinvolti in questo massiccio investimento di denaro fresco in diverse località con il sospetto che provenga dal potentissimo clan Licciardi di Secondigliano. Paolo Mosè | IL DISPARI

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