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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Draghi alla prova lockdown: tra i partiti è già scontro sulle chiusure

15 Febbraio 2021, 08:26am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA In attesa dell'ormai prossimo appuntamento con il voto di fiducia alle Camere (mercoledì al Senato e giovedì a Montecitorio, con quella che potrebbe essere la maggioranza più ampia della storia repubblicana) Mario Draghi si trova davanti già i primi ostacoli. Su indicazione del Cts il ministro della Salute Speranza proroga la chiusura degli impianti da sci fino al 5 marzo provocando le dolorose proteste dei gestori che si preparavano a riaprire oggi e la tempestiva reazione dei due ministri leghisti Giorgetti e Garavaglia che chiedono «immediati ristori» per il settore, con stanziamenti superiori ai 4,5 miliardi già previsti. Protestano anche i presidenti delle regioni 


«Lo stop a 12 ore dalla riapertura è inaccettabile, un'assoluta mancanza di rispetto», dice il governatore piemontese Cirio. Per gli esercenti «la stagione è ormai saltata. Ci sentiamo presi in giro di fronte a tutto quello che abbiamo speso per la riapertura. I ristori siano immediati, altrimenti il comparto va in fallimento».

 


Le misure anti-pandemia rischiano di spaccare subito la neonata maggioranza. Rischio evidente quando il consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, invoca un immediato lockdown totale in tutta Italia che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata. «Andando avanti così spiega si determina uno stillicidio che durerà per mesi».


A sentire parlare di lockdown totale Salvini ha risposto nervoso a Ricciardi: «Prima di terrorizzare gli italiani, fai il favore di parlarne con il presidente del Consiglio». La Lega chiede di cambiare i tecnici e i consiglieri del ministero: «Non si può continuare con il metodo Conte, annuncio la domenica e chiusura il lunedì ad opera del trio Ricciardi-Arcuri-Speranza».


Nonostante le prime scaramucce la fiducia a Draghi si annuncia larghissima anche se a sinistra e nel Movimento 5 stelle ci saranno defezioni. Fra i 5 stelle la tensione è palpabile. Una ventina di senatori su 92 sarebbero orientati a non votare sì, il che li porterebbe dritti all'espulsione dal Movimento. Anche Sinistra italiana si spacca. L'Assemblea ha deciso di non dare la fiducia al governo Draghi. Ma se Fratoianni voterà no - «Siamo molto delusi. Questo non è il governo dei migliori, è un governo più di destra» - gli altri due parlamentari (la senatrice De Petris e il deputato Palazzotto) hanno annunciato il loro sì.

ALESSANDRA SEVERINI LEGGO.IT

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