SALERNO E PROVINCIA NEWS Eboli, «Un monumento per Angela Vivone» La ventenne incinta venne uccisa dai tedeschi nel settembre del 1943. La proposta è stata lanciata da Legambiente

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA EBOLI - Dimenticata dalla commissione toponomastica. Rimossa dalla rotatoria all’ingresso della città. Angela Vivone , ebolitana uccisa da un rastrellamento dell’esercito tedesco, è stata “obliterata” da sindaci e politici. Per questo motivo, il Circolo Legambiente “Silaris”, con i volontari Franco Manzione e Vito Ruggia , propone al commissario De Iesu o al prossimo sindaco un gesto di di riscatto: «intitolare una strada o una piazza ad Angela Vivone. L'iniziativa- spiega Manzione- nasce da un bisogno di riscatto per la nostra concittadina brutalmente uccisa dai soldati tedeschi nel 1943. La nostra idea è di dedicarle un monumento e di raccontare la storia di Angela nelle scuole ebolitane». Il 12 settembre 1943 Angela Vivone aveva vent'anni ed era all'ottavo mese di gravidanza. Le milizie tedesche, con il quartier generale al Castello Colonna, erano ai titoli di coda dei loro orrori, quando fecero irruzione in casa Vivone e uccisero la 20enne incinta. A raccontare la sorte di Angela è la sorella Santina che nel 1943 aveva 8 anni. «Oggi di anni ne ho 85, di cui 65 di matrimonio con Nicola. Ho 4 figli, 8 nipoti, 10 pronipoti e una ferita insanabile- ricorda- Sono passati 78 anni e non ho dimenticato la voce di Angela, la sua bellezza, lo strazio di mamma e il terrore di papà che, senza più carne sulle ginocchia, venne a darci la terribile notizia». A causa dei bombardamenti, Santina si trovava, insieme alla madre Raffaela Melillo e al fratellino Cosimo, a Olevano sul Tusciano. Suo padre Nicola, invece, era a Eboli nella dimora di Pezza delle Monache, in via Cupe, con Angela e i nonni di Giovanni Barone. Era quasi ora di pranzo. Angela stava impastando i cavatelli della domenica, quando si consumò il vile agguato. Venti soldati tedeschi invasero la casa, percossero i due anziani e rifiutarono qualsiasi offerta. L'astinenza bruta dei tedeschi era tutta concentrata sulla giovane. «Mia sorella si sottrasse alla furia di quelle mani. Provò a rifugiarsi nel pollaio» ricorda Santina. Ma Angela non fece in tempo, venne trucidata a raffiche di mitra. «Papà riuscì a fuggire. Arrivò a piedi, stanco e ferito, a Olevano». «Il marito di Angela- ricorda Santina- tornerà pochi giorni dopo il tragico evento dalla prigionia in Africa ». La morte venne dichiarata nel 1946, come riportato in un documento della casa comunale firmato dall'ufficiale Vitantonio Di Benedetto . Per 3 anni il corpo di Angela rimase in una fossa comune. «Poi riuscimmo a fare una cappella nel cimitero di Eboli. Mia madre riconobbe la figlia grazie alla coperta nella quale la nonna l'aveva avvolta insieme al suo bambino». La famiglia Vivone non ha mai percepito l'indennizzo riconosciuto alle vittime del nazismo. Altrettanto gravi sono le amnesie politiche. Anni fa Angela Vivone venne ricordata in una lapide al convento di San Pietro alli Marmi insieme ai sette frati cappuccini vittime dell'incursione aerea degli americani, avvenuta il 4 agosto del '43. La commissione toponomastica non è riuscita a dedicarle una strada. «Eppure- ricordano i familiari di Angela- anni fa le fu intestata la rotatoria all'ingresso della città, quella vicina alla Lidl». Nel 2015 arrivò il colpo di scena: «Il nome di Angela venne rimosso e sostituito con un esponente delle forze dell’ordine». Una scelta che amareggiò i familiari. E che sottolinea le bizzarrie di una classe dirigente che ha provato a cancellare anche il nome di papa Leone XIII per intestarlo la strada al papà di un assessore locale. Cljo Proietti LA CITTA
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