CAVA DE TIRRENI VIETRI NOCERA NEWS Cava de' Tirreni, l’ex Cofima costa mille euro al giorno Servalli annuncia la vendita dell’immobile che doveva ospitare l’ospedale e che è finito nel mirino della Corte dei Conti

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA CAVA DE' TIRRENI - Il sindaco Vincenzo Servalli pronto a liberarsi della Cofima. Non appena saranno terminate le procedure processuali che riguardano l’immobile, l’Amministrazione venderà al miglior offerente i capannoni abbandonati di via XXV luglio che costano ancora oggi, alle casse comunali, circa mille euro al giorno. Doveva prima fare spazio a una piazza circondata da uffici comunali e sedi delle società partecipate, poi addirittura il luogo dove sarebbe sorto un nuovo plesso ospedaliero, ora è un ammasso di capannoni per lo più abbandonati utilizzati dal Comune come deposito di materiali. L’ex Cofima resta sul groppone dell’attuale amministrazione dopo che, nel 2010, l’esecutivo del precedente sindaco Marco Galdi decise di acquistare l’immobile nonostante il parere contrario dell’allora opposizione di cui faceva parte anche l’attuale primo cittadino, Vincenzo Servalli. Profetico, in tal senso, il discorso che Servalli tenne dai banchi dell’opposizione a margine della votazione, contestando una «scelta ambigua » e «senza un’idea di cosa si sarebbe fatto» dell’immobile una volta acquistato con un costo, per le casse comunali di 4,6 milioni di euro all’anno. Le cose, infatti, non andarono come previsto e all’epoca il sindaco Galdi dovette scontrarsi con la realtà della lottizzazione abusiva perpetrata sull’immobile prima dell’acquisto da parte del Comune. Era il 1983, infatti, quando un noto imprenditore decideva di vendere una parte dei suoi capannoni con l’intenzione di aprirvi una fabbrica di latta per barattoli. I locali però erano incedibili poiché facevano parte di un'area infrazionabile sottoposta a vincolo Asi. Nonostante ciò l'imprenditore riuscì a vendere parte dei capannoni (una superficie di 32 mila metri quadri su 70 mila) ad un miliardo e mezzo di vecchie lire e l’acquirente ottenne tutte le autorizzazioni per aprire, compresa quella da parte del Consorzio Asi, in violazione al piano consortile. Nel 1993 la Cofima dichiara bancarotta e si apre un procedimento fallimentare. La curatela ha difficoltà a piazzare all'asta il complesso immobiliare almeno fino all’acquisto da parte del Comune nel 2010. Intanto, a distanza di undici anni e alla luce degli ultimi sviluppi che hanno riguardato la vicenda con la messa in mora dei consiglieri che allora avallarono l’acquisizione dell’ex Cofima, Servalli ha confermato la sua posizione. «Il primo giorno che mi insediai come sindaco feci un atto di indirizzo all’ufficio di Patrimonio per mettere in vendita la Cofima e recuperare le risorse maldestramente utilizzate – ha detto il primo cittadino –. Rimane ferma questa intenzione che non si è potuta materialmente concretizzare per i contenziosi in corso sulla questione della lottizzazione abusiva. Non appena saranno risolti l’ex Cofima sarà messa di nuovo sul mercato. Quell’acquisto fu un grave errore che ancora oggi impatta negativamente sul nostro bilancio con una spesa annua di circa 360 mila euro per estinguere il mutuo. Nelle more che si creino le condizioni tecniche per la vendita, usiamo l’immobile come deposito di materiali comunali». Nel frattempo continuano a susseguirsi le vicissitudini legali relative alla lottizzazione abusiva e alla presenza o meno dei presupposti minimi per conservare lo standard commerciale dell’immobile o poter prevedere destinazioni diverse così da garantire l’utilizzo futuro dell’area. Giuseppe Ferrara LA CITTA
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