LA STORIA DELL’EGITTO Mummificazione durante il Nuovo Regno
/image%2F1394276%2F20201216%2Fob_ad73a2_more.jpg)
DI MORENA MOTTA Gli imbalsamatori, una volta posta il corpo del defunto su un tavolo in pietra, procedono alla sua purificazione estraendo gli organi interni e pulendo le cavità. Due inservienti ripongono, in ognuno dei quattro vasi canopi, i polmoni, il fegato, lo stomaco e gli intestini (la denominazione “canopo” risale allo studioso Athanasius Kircher, 1602-1680, che erroneamente interpretò alcuni recipienti a forma del dio Osiride come raffigurazioni di Canopo, pilota della nave di re Menelao.
Il nome venne poi applicato anche ai recipienti destinati a contenere gli organi interni dei corpi destinati alla mummificazione).
Il cuore e il cervello, estratto dalla cavità nasale, non venivano conservati.
Gli imbalsamatori procedono alla disidratazione del corpo, immergendolo in natron (un sale di sodio) per una quarantina di giorni.
La salma, trattata con oli balsamici vari, viene strettamente avvolta in centinaia di metri di bende di lino. Alla fine dell’operazione, che poteva durare anche quindici giorni, il corpo aveva venti e più strati di protezione.
Prima che la mummia venisse deposta nel sarcofago, tra le sue bende si inserivano amuleti magici destinati a proteggerla.
/image%2F1394276%2F20210111%2Fob_9cffcd_1.jpg)
/image%2F1394276%2F20201216%2Fob_5737a9_mummificazione.jpg)