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LA STORIA DELL’EGITTO Cibi e sapori nel mondo antico - Prima parte

18 Dicembre 2020, 10:12am

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO Cibi e sapori nel mondo antico - Prima parteLA STORIA DELL’EGITTO Cibi e sapori nel mondo antico - Prima parte

DI MORENA MOTTA Sebbene non si siano conservate fonti scritte d’epoca, sappiamo molto sull’alimentazione degli Egiziani grazie alle loro tombe. Infatti, anche gli Egiziani credevano in una vita ultraterrena, e, affinchè ciò potesse avvenire, il defunto aveva bisogno di ricevere continue offerte di viveri e bevande. La tomba veniva quindi rifornita di ciò che gli necessitava per vivere nell’aldilà.
Oltre alle vivande che vi venivano depositate, si provvedeva per il futuro dipingendo sulle pareti delle tombe tutto quello di cui il defunto avrebbe avuto bisogno nell’aldilà, tra cui, importantissime, larghe provviste di cibo. Le pareti delle tombe, quindi, sono decorate con sfilate di portatori di offerte piegati dal peso di frutta, vegetali, carni e pesci e, perchè niente mancasse, accanto sono dipinte eleganti tavole cariche di ogni ben di dio.
Gli esempi sono molti: citiamo, per esempio, un affresco in cui il faraone Seti II reca in mano un vassoio nel quale, su una base di molti pani rotondi, vediamo poggiate due anatre, un cesto di uva, fichi, un melograno e, per completare il tutto, un grosso e lunge pesce.
In altre tombe si vedono tavoli coperti da piramidi di cibi diversi: i soliti pani, le solite anitre, la solita uva, i soliti fichi che non mancano mai e anche un’oca, un grosso coscio di manzo, due pesci e, sopra tutto ciò, un mazzo di cipolle, un vegetale frequente tra le offerte e molto gradito agli Egiziani. Sotto i tavoli sono sempre presenti recipienti che contengono vino.

Pani rinvenuti nella tomba di Ka, a Deir-el-Medina.
XVIII dinastia. II mill. a.C. Torino. Museo Egizio.

Figurine in legno dipinto di ancelle con cibi per il defunto. da una tomba di Assiut.
XII dinastia. 1950 a.C. circa. Parigi, Museo del Louvre.

 

Vigneti a pergola
Da lungo tempo in Egitto si produceva il vino. Alcuni studiosi hanno datato perfino al 7000 a.C. i reperti di vite trovati negli scavi. Scene di vendemmie e vinificazioni si incontrano spesso nelle tombe. Vivacissima per esempio è quella della tomba di Nakht (1420-1411 a.C.), dove vediamo un paio di contadini che raccolgono i grappoli cogliendoli da viti tenute a pergola, mentre altri quattro, reggendosi a corde pendenti da travi rette da pilastri, pestano l’uva con i piedi. All’esterno, un altro raccoglie il succo dell’uva che a mezzo di un tuba esce dal fondo della vasca. Grosse anfore poste su una mensola contengono il mosto messo a fermentare.
Non c’è quindi dubbio che il vino rallegrasse le cene e le feste imbandite all’ombra delle piramidi, ma non tutti se lo potevano permettere: il suo prezzo era al di sopra della portata di molte borse e la classe meno abbiente se ne rammaricava. Perciò il dio Ra decise di aiutarli dando loro una bevanda alcolica che costasse poco e li facesse felici, e dona loro la birra. Era diversa da quella alla quale siamo abituati e simile a quella che oggi si fa in Etiopia ponendo pani di orzo poco cotti in acqua, frantumandoli e lasciandoli immersi nel liquido fino a che l’insieme non sia fermentato. Una volta raggiunta la fermentazione, si filtrava tutto e si riponeva il liquido in apposite anfore.

 

Particolare di una delle pitture della tomba di Nakht, a Sheikh Abd el-Qurna. XVIII dinastia, regno di Thutmosi IV, 1401-1391 a.C. Vi si vedono due uomini intenti alia vendemmia.

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