ISCHIA E PROCIDA NEWS La salute di una comunità vale una messa? Ischia, l’isola delle chiese, delle messe e del covid
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INSERITO DA ANGELA CECERE I nostri sindaci conoscono bene il potere temporale e l’influenza della Chiesa sui loro destini politici. Non ci sono stati, infatti, appelli, ordinanze o dichiarazioni da parte di nessuna forza politica, ne di governo, ne di opposizione... Se la coscienza della nostra comunità, passasse per la devozione religiosa, probabilmente vivremo in un’isola profondamente diversa. Tutti ricordiamo la vicenda a marzo nel primo lockdown, quando, in occasione dei festeggiamenti di San Giovan Giuseppe della Croce, in barba ai numerosi e inascoltati appelli, si continuava a onorare la tradizione, che non poteva essere violata, neanche da un virus mortale. È di pochi giorni fa, la notizia che il parroco di Serrara Fontana è ricoverato al Rizzoli per Covid. Ci risiamo. Questi episodi, sono significativi per ricordarci, come sono ancora profonde le radici cattoliche, che determinano l’indirizzo e la formazione identitaria della nostra isola. L’etica scientifica viene violata e si contrappone alla necessità irrinunciabile della preghiera nella casa di Dio, ma non solo; i sacerdoti, continuano a svolgere le loro funzioni religiose anche nelle case private, soprattutto dove la presenza di fedeli anziani è prevalente. L’indifferenza del mondo religioso dinanzi alla pandemia è disarmante, disarmanti sono le scelte del pastore che dovrebbe guidare e difendere la propria comunità. I nostri sindaci conoscono bene il potere temporale e l’influenza della Chiesa sui loro destini politici. Non ci sono stati, infatti, appelli, ordinanze o dichiarazioni da parte di nessuna forza politica, ne di governo, ne di opposizione, che ha espresso un disappunto, per quello che sta accadendo nelle chiese, quale veicolo di contagio. Il contributo verso un naufragio inesorabile di un aumento di contagi del Covid19 è scontato. Ma si sa, mai mettersi contro “la chiesa”. Ferma restando la regia nazionale nella gestione dell’emergenza, il governo ha attribuito ai presidenti delle Regioni e ai sindaci il potere di emanare ordinanze specifiche per affrontare esigenze locali (le stesse ordinanze contingibili ed urgenti, sono precedenti alla Costituzione a partire dalla legge 833/1978). Sarebbe opportuno far rispettare i suggerimenti della comunità scientifica per qualsiasi forma di assembramento. La morale di tutti noi non passa sempre per il rispetto dell’altro, soprattutto se mettiamo in pericolo la sua salute, e anche la nostra? Le comunità religiose dovrebbero difendere questo sano principio di vita. È anche vero che in questo momento di sconforto ognuno di noi ha la necessità e il diritto di esercitare la propria fede, perché i sacerdoti non hanno creato delle comunità virtuali, affinché la parola di Dio non venga a mancare ai fedeli? Anche gli anziani oggi sono in possesso di un telefonino o un computer e con l’aiuto di qualche famigliare si supera qualche piccolo problema tecnologico. L’arcaica ritualità delle comunità religiose, non si concilia con il tempo di incertezze che viviamo in cui la mancanza di risposte non viene più soddisfatta dalla fede. In cui la politica, non decide, in cui la mancanza di una lettura oggettiva della realità che ci circonda, prende il posto di un qualunquismo vacuo che si esprime sui social, dove un “like”, ha il valore inossidabile di una azione mai esercitata. La nostra classe politica è propensa a chinarsi sull’altare delle ingiunzioni, per un posto in prima fila, nelle innumerevoli feste patronali, dove i santi stentano a fare i miracoli, per una comunità troppo propensa alle promiscuità, agli assembramenti, agli aperitivi, ma soprattutto agli innumerevoli negazionisti che vivono nel mondo virtuale. La salute di una comunità vale una messa?
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IL DISPARI QUOTIDIANO
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