CIOCIARIA NEWS Covid, D’Alessandro annuncia una app per gestire la fase: «Bisogna bloccare il virus» La manager della Asl di Frosinone fa il punto della situazione e avvisa: «Abbiamo davanti mesi che metteranno a dura prova sistemi e istituzioni»
/image%2F1394276%2F20201117%2Fob_a7279a_123916976-367977047963352-486214159892.jpg)
INSERITO DA ANGELA CECERE Età media di 80 anni e almeno una patologia preesistente. Sono queste le principali caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all'infezione da Covid-19. I dati, aggiornati all'11 novembre scorso, sono stati elaborati dall'Istituto Superiore di Sanità. E consultabili anche sul sito dedicato della Protezione Civile. L'analisi a livello nazionale si basa su un campione di 41.737 pazienti deceduti e positivi al Sars-Cov-2. Il report è stato prodotto dai membri del gruppo della sorveglianza Covid-19. Lo studio La percentuale maggiore dei decessi è in Lombardia: il 44,8%. Poi ci sono l'Emilia Romagna (11,6%), il Piemonte (9,9%), il Veneto (6,4%). La percentuale del Lazio è di 3,7%. L'età media di un paziente morto positivo al Covid è di 80 anni, più alta di oltre 30 rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l'infezione (48 anni). Per quanto riguarda le patologie preesistenti, il dato è stato ottenuto dall'esame delle cartelle cliniche di 5.234 deceduti. Rileva il report: «Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,5». Complessivamente 174 pazienti(3,3%) presentavano 0 patologie, 682 (13%) 1 patologia, 988 (18,9%) 2 patologie, 3.390 (64,8%) 3 o più patologie. Queste le patologie osservate più frequentemente: ipertensione arteriosa (65,7%) e diabete mellito tipo 2 (29,3%). Sempre nello studio: «Nel 90,6% delle diagnosi di ricovero erano menzionate condizioni (per esempio polmonite, insufficienza respiratoria) o sintomi (per esempio, febbre, dispnea, tosse). In 455 casi (9,4% dei casi) la diagnosi di ricovero non era da correlarsi all'infezione. In 67 casi la diagnosi di ricovero riguardava esclusivamente patologie neoplastiche, in 163 patologie cardiovascolari, in 61 casi patologie gastrointestinali, in 164 casi altre patologie». Febbre, dispnea e tosse rappresentano i sintomi più comuni. Meno frequenti sono diarrea e emottisi. Il 7,8% delle persone non presentava alcun sintomo al momento del ricovero. L'insufficienza respiratoria è stata la complicanza più frequentemente osservata nel campione esaminato, pari al 93,9%. Poi il danno renale acuto (23,5%), la sovrainfezione (19,2%) e il danno miocardico acuto (11,2%). C'è poi il capitolo riservato ai tempi che trascorrono dall'insorgenza dei sintomi al decesso (12 giorni), dall'insorgenza dei sintomi al ricovero in ospedale (5 giorni) e dal ricovero in ospedale al decesso (7 giorni). Quindi si rileva: «Il tempo intercorso dal ricovero in ospedale al decesso è di 6 giorni più lungo in coloro che sono stati trasferiti in rianimazione rispetto a quelli che non sono stati trasferiti (12 giorni contro 6 giorni)». Una app per i sindaci Il direttore generale della Asl Pierpaola D'Alessandro ha inviato una lettera ai sindaci dei 91 Comuni. Rilevando: «Nel giro di pochi giorni abbiamo attrezzato numerosi posti letto e nuove terapie intensive. Ci siamo preparati ad accogliere dolore, ansie, morte. Ma anche tuttii nuovi posti si occupano velocemente, per questo siamo continuamente a lavoro per incrementarli di giorno in giorno. Come potete immaginare la stanchezza accumulata negli ultimi mesi è enorme, il personale sta lavorando senza sosta, con coraggio, trovando forze inaspettate; per questo abbiamo bisogno di voi che con noi, insieme, responsabilmente si possa affrontare e governare tutto questo. Abbiamo mesi decisivi davanti, che metteranno a dura prova sistemi e istituzioni, persone e comportamenti». Poi aggiunge: «Da giorni con medici e infermieri vediamo aggravarsi la situazione: siamo più preparati della prima ondatama, a differenza di allora, ora avvertiamo più tensioneetroppo rumoredifondo intorno a noi. Tutto questo mi preoccupa. La sanità deve lavorare serenamente, evitare dispersioni inutili, soprattutto in questo momento di emergenza: tutte le energie impiegate nella gestione di conflitti evitabili sono sottratte alla cura delle persone che ne hanno necessità. Ora è il momento della concordia, di un patto di reciproca fiducia tra popolazione e operatori. Sarebbe un grave danno sevi fossero dubbi, sestrumentalizzazioni di qualsiasi tipo ci distogliessero dai nostri doveri. Noi non abbiamo tempo, noi dobbiamo riorganizzarci ogni giorno per accogliere pazienti: siate la nostra forza, aiutateci a fare meglio, costruite insieme a noi una nuova responsabilità individuale e collettiva. Nelle case, negli uffici, nelle piazze, il virus si deve bloccare. Chiediamo uno sforzo da parte di tutti, noi lo faremo sempre al vostro servizio, in prima linea, senza paura e senza un briciolo di esitazione. Nel frattempo cambiamo pelle, anche organizzativamente, e sarà mia cura informarvi man mano che ci saranno sviluppi che riguarderannoi territori».Quindi l'annuncio: «Nei prossimi giorni vi metterò a disposizione una app da cui attingere tutte le informazioni utili a gestire al meglio la pandemia. Insieme, lavorando nella stessa direzione, quella della salute delle persone che abbiamo la responsabilità di proteggere, possiamo farcela». Mese nero in Ciociaria Da ieri siamo nella trentottesima settimana dall'inizio della pandemia in provincia di Frosinone: 69 nuovi casi positivi, su circa 600 tamponi. L'11,5%. E 4 decessi. I numeri di novembre confermano le dimensioni di questa seconda ondata. Dall'inizio del mese, in sedici giorni, i nuovi casi sono stati 4.082, per una media di 255,125 ogni ventiquattro ore. Sia a livello assoluto che di media sono le cifre più alte in nove mesi. Peraltro 4.082 positivi su 8.697 totali fa una percentuale del 46,9%. Sempre a novembre si sono registrati 45 decessi, dei 113 totali: la percentuale è del 39,8%. Intanto si è negativizzata il consigliere provinciale e comunale di Frosinone del Pd Alessandra Sardellitti. Operativo l'assetto di Cassino Da ieri mattina l'assetto Covid dell'ospedale di Cassinoè operativo. I posti letto totali a regime saranno 80. Ieri ne sono stati attivati 58 e sempre ieri i ricoveri sono stati 11. Questa la suddivisione degli 80 posti lettodedicati ai malatidi Coronavirus al Santa Scolastica di Cassino: 28 a Geriatria, 14 a Pneumologia, 30 a Medicina, 8 a Terapia intensiva.Ricordiamo poil'as setto dello Spaziani, hub di riferimento e Covid hospital. Ci sono 127 posti letto di degenza ordinaria per malati di Coronavirus: 75 a Medicina Covid, 26 a Medicina d'urgenza Covid, 26 a Malattie infettive. A questi vanno aggiunti i 20 posti letto in Terapia intensiva e i 4 di Terapia subintensiva. Per un totale di 151. E in questo momento in terapia intensiva ci sono 17 pazienti ricoverati. I servizi della Asl Da ieri attivi (h24) tre numeri di telefono relativi al servizio "Se il virus ti isola, noi ci siamo": 333.1252289, 328.9271664, 388.9859410. Si legge nel volantino: «Se sei a casa in quarantena o in isolamento domiciliare a causa dell'emergenzaCoronavirus estai vivendo unacondizione didisagio o di sconforto, che ti impedisce di svolgere le attività quotidiane e vorresti sentirti più sereno, oppure se hai bisogno di un sostegno per tranquillizzare i tuoi familiari o i tuoi bambini, se hai bisogno di informazioni che non riesci a rintracciare sul sito della Asl, se hai bisogno di qualsiasi cosa inerente il problema del Covid 19 e non riesci a trovare i riferimenti giusti chiamaci, siamo disponibili h 24, giorno e notte. I nostri operatori ti aiuteranno a trovare le giuste soluzioni. Risponderà un operatore della Asl e non un disco». Si tratta di un servizio coordinato dal dottor Fernando Ferrauti, dirigente del Dipartimento Salute mentale della Asl. Da domenica a lunedì mattina, con un solo numero di telefono attivo, c'erano state 286 chiamate, 73 delle quali dalle ore 24 alle 7. Ieri sera le telefonate erano arrivate a quota 650. La sentenza Per il Tar del Lazio «l'affidamento ai medici dimedicina generale del compito di assistenza domiciliare ai malati Covid» risulta in contrasto con la normativa emergenziale. E per questo ha parzialmente accolto un ricorso proposto dal sindacato dei medici italiani contro alcuni provvedimenti della Regione Lazio. Per effetto delle decisioni regionali «i medici di medicina generale sottolinea il Tar risultano investiti di una funzione di assistenza domiciliare ai pazienti Covid del tutto impropria, che per legge dovrebbe spettare unicamente alle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca)». Per il Tar i medici verrebbero «pericolosamente distratti dal compito di prestare l'assistenza ordinaria, a tutto detrimento della concreta possibilità di assistere i tanti pazienti non Covid, molti dei quali affetti da patologie anche gravi». L'unità di crisi Covid 19 della Regione Lazio ha immediatamente notato: «Proporremo ricorso urgente al Consiglio diStato contro la sentenza del Tar del Lazio che è in contraddizione con le funzioni che il nuovo Acn assegna ai medici di medicina generale». L'assessore regionale alla sanità Alessio D'Amato afferma: «I cittadini chiedono una cosa semplice: di poter parlare con il proprio medico di medicina generalee di avere, lì dove necessario, l'assistenza domiciliare. La sentenza del Tar del Lazio non tiene conto del mutato quadro della pandemia e del ruolo che devono avere anche i medici di medicina generale nel rafforzare la rete territoriale di assistenza. È un passo indietro rispetto al nuovo accordo nazionale sottoscritto dalle principali sigle dei medici di medicina generale e dal ministro Speranza. Pensare di suddividere come fa il Tar l'assistenza domiciliare da Covid a non Covid destinando esclusivamente ai medici di medicina generale solo quest'ultima, non solo non tiene conto di un quadro di cronicità e pluripatologie presenti soprattutto nelle fasce di popolazione più anziana, ma tecnicamente significa non garantire alcuna assistenza domiciliare. Pensare di gestire gli oltre 600.000 in isolamento domiciliare in Italia e gli oltre 60.000 nel Lazio solo con le Unità mobili Usca-r vorrebbe dire avere a disposizione una platea di oltre 10.000 operatori, stante l'evoluzione della pandemia. Questo ovviamente non è né possibile e né praticabile.
Ricorriamo in Consiglio di Stato affinché si possa sospendere la sentenza del Tar del Lazio, che rischia di bloccare l'assistenza domiciliare Covid creando un danno irreparabile in un momento in cui il servizio sanitario regionale sta combattendo una battaglia durissima per difendere Roma e il Lazio».
CIOCIARIA OGGI
/image%2F1394276%2F20210111%2Fob_9cffcd_1.jpg)
/image%2F1394276%2F20201117%2Fob_349f31_124412-7dgrz4t.jpg%3Ft%3Dqjxm49)