SEZ. ECONOMIA Ex Ilva, colloquio Conte-Mattarella. Il premier incontra i sindacati e gli enti locali. Fico: “Stato sia unito, duri con ArcelorMittal”.
In mattinata premier al Quirinale per riferire gli sviluppi della situazione. Dal Colle preoccupazione per l'acciaieria e le altre crisi. Nel pomeriggio faccia a faccia tra il premier e le tute blu di Cgil, Cisl e Uil, che hanno annunciato uno sciopero di 24 ore per domani, venerdì 8 novembre. Il tutto mentre nella città jonica, come appreso da Ilfattoquotidiano.it, c'è stato un faccia a faccia tra la procura e l'ad Lucia Morselli. In serata, poi, l'ex Ilva in amministrazione straordinaria ha diffidato ArcelorMIttal: "Azione improvvida e improvvisa in palese contrasto con le dichiarazioni di intenti collaborativi e le azioni comunicateci qualche giorno addietro"


INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Le prime 24 ore dei due giorni indicati dal premier Conte per trovare una soluzione alla crisi dell’Ilva che rischia di lasciare senza lavoro 5mila persone sono state all’insegna degli incontri, politici, sindacali e istituzionali. La Regione Puglia, gli enti locali, i sindacati: nel giorno in cui il ministro Stefano Patuanelli ha detto in Aula che ArcelorMittal vinse la gara grazie all’offerta economica, il premier Giuseppe Conte ha prima avuto un colloquio con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e poi chiamato a raccolta tutti per cercare una via d’uscita da quello che ha definito un “allarme rosso” dopo i diktat della famiglia Mittal per evitare l’addio. Pretese che non si fermano allo scudo penale, ma arrivano al licenziamento della metà dei 10.777 assunti da quando ha messo piede nell’acciaieria di Taranto e negli altri 11 siti del gruppo che fu della famiglia Riva. Il governo continua ad avere il richiamo dell’azienda alla responsabilità come priorità, ma inizia a ragionare anche su un piano B: “Nazionalizzare? Stiamo già valutando tutte le possibili alternative”, ha spiegato il premier aggiungendo che una causa contro l’azienda sarebbe la “battaglia giudiziaria del secolo dalla quale usciremmo tutti sconfitti”. Appello all’unità anche dal presidente della Camera Roberto Fico, che in serata, dopo aver auspicato che “lo Stato deve essere compatto per far valere ragioni e diritti”, ha aggiunto che “non si può pensare che una multinazionale stracci un contratto in questo modo così semplicistico. Lo Stato deve andare giù duro” nei confronti dell’azienda. In una giornata così complicata, ha trovato spazio anche la polemica politica, con le accuse a distanza tra Salvini e Di Maio: “I sovranisti stanno col Paese o sono i camerieri delle multinazionali?” ha chiesto provocatoriamente il ministro degli Esteri.
Al netto delle prese di posizione, il giro di incontri del presidente del Consiglio per cercare una soluzione all’impasse del siderurgico di Taranto è iniziato in mattinata dal Quirinale. Come apprende Ilfattoquotidiano.it, Conte è salito appositamente al Colle per riferire a Mattarella gli sviluppi della crisi dell’Ilva. Il presidente della Repubblica ha espresso preoccupazione per la situazione dell’acciaieria, ma anche per le altre crisi aziendali. Nel corso del colloquio, ha chiesto al governo di adoperarsi per risolvere rapidamente la crisi visto che l’occupazione è un problema importante per il Paese. In attesa di rivedere l’azienda prima del week end, il premier ha incontrato il governatore Michele Emiliano, il sindaco di Taranto e degli altri comuni più vicini al siderurgico, oltre ai delegati delle tute blu di Cgil, Cisl e Uil, pronti a scioperare venerdì in maniera unitaria dopo l’ordine sparso con cui stavano conducendo la battaglia contro ArcelorMittal da quando la situazione ha iniziato a precipitare. Emiliano ritiene “la decarbonizzazione l’unica strada possibile, che peraltro aprirebbe possibilità di lavoro e di ricerca per tutti i soggetti che si misurano con la modernità” e specifica che “questa fabbrica deve avere la possibilità di avviare la sua decarbonizzazione senza licenziare nessuno”. La leader Cisl Annamaria Furlan scongiura la via legale (“troppo lunga ed alla fine ci ritroveremmo la fabbrica chiusa”) e insiste sulla necessità delle reintroduzione dello scudo penale. Gli operai del gruppo si fermeranno per 24 ore a partire dalle ore 7 di venerdì in tutti i siti d’Italia, estendendo lo sciopero già programmato a Taranto. Intanto anche i lavoratori dell’indotto si sono detti pronti al blocco delle attività e dal colosso dell’acciaio è arrivato un altro passo sulla strada del disimpegno.
ArcelorMittal ha infatti presentato i conti del trimestre nel quale ha fatto segnare un calo della produzione di acciaio da 22,8 a 20,2 milioni di tonnellate e un rosso di circa mezzo miliardo di euro. “Continuiamo ad affrontare condizioni di mercato difficili, con prezzi dell’acciaio in ribasso e costi elevati della materia prima grezza”, ha detto il presidente e amministratore delegato Lakshmi Nivas Mittal, commentando i risultati che fanno segnare anche un peggioramento degli incidenti sul lavoro, a causa dei dati nello stabilimento di Taranto. “In questi mercati – ha proseguito – rimaniamo concentrati sulle nostre iniziative per migliorare il nostro rendimento e la nostra priorità è ridurre i costi, adeguare la produzione e assicurare una cassa positiva”.
In questo contesto si inserisce il ridimensionamento in Italia dove gli indiani puntano a liberarsi di 5mila operai e ad avere garanzie sulle tutele legali, non solo legate allo scudo dai processi ma anche sull’altoforno 2 che, a causa di prescrizioni non rispettate, rischia di essere spento il 13 dicembre su ordine della magistratura. Intanto, a quanto apprende Ilfattoquotidiano.it, giovedì mattina si è tenuto un incontro a Taranto tra il procuratore capo Carlo Maria Capristo e l’ad Lucia Morselli. Una semplice “visita di cortesia”: una formalità dopo la nomina di venti giorni fa. Nell’incontro con la Procura, l’amministratore delegato non ha sondato nemmeno il terreno sulla questione dell’altoforno. Della questione ex Ilva, secondo quanto trapelato, si è solo “chiacchierato a grandi linee” e Morselli avrebbe sottolineato ancora una volta l’incertezza del momento. In serata, infine, L’Ilva spa in amministrazione straordinaria ha risposto con durezza alla comunicazione di ArcelorMittal sulla retrocessione dei rami di azienda e il trasferimento dei dipendenti, comunicata ai rappresentanti sindacali e all’azienda stessa: “Vi diffidiamo – si legge nella lettera del siderurgico – dal voler desistere e, comunque, cessare i comportamenti sino ad oggi posti in essere e quelli pronunciati e, in particolare, dall’adottare qualsivoglia ulteriore azione in pregiudizio della tutela occupazionale e reddituale dei dipendenti e dello stato degli impianti“. Non solo. L’Ilva spa in amministrazione straordinaria ha criticato aspramente la decisione di ArcelorMittal, parlando di iniziativa “improvvida e improvvisa in palese contrasto con le dichiarazioni di intenti collaborativi e le azioni comunicateci qualche giorno addietro”.
Ha collaborato Francesco Casula
IL FATTO QUOTIDIANO
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