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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA I magistrati festeggiano il compleanno di Giovanni Falcone, avrebbe compiuto 80 anni IL 18 MAGGIO A PALERMO UNA GRANDE MANIFESTAZIONE

17 Maggio 2019, 19:19pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L’Associazione nazionale magistrati quest’anno “festeggerà” a Palermo il compleanno di Giovanni Falcone. Quest’anno il magistrato ucciso da Cosa Nostra avrebbe compiuto 80 anni. Li avrebbe compiuti il 18 maggio, nello stesso mese in cui fu trucidato assieme alla moglie e agli agenti della sua scorta.

Nel ricordo di Falcone, l’associazione nazionale dei magistrati italiani vuole continuare a tenere vivo il ricordo di un uomo perbene e di un magistrato capace e tenace: caratteristiche che lo hanno reso una figura speciale, come sottolinea una nota dell’Anm.

 

“Il barbaro attentato che il 23 maggio del 1992 a Capaci – dicono i giudici – ha spezzato la vita del giudice, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro è una ferita per la nostra Repubblica che non potrà essere sanata. Per questo il nostro compito è quello di custodire la memoria e tutelare il patrimonio professionale e umano di un collega straordinario. Come ogni anno, l’Associazione Nazionale Magistrati sarà a Palermo per ricordare e per rendere un tributo. Lo farà partecipando ad un’iniziativa speciale organizzata dalla sezione dell’Anm Palermo. Il nostro modo per dire: ‘buon compleanno, Giovanni”.

https://www.blogsicilia.it/palermo/i-magistrati-festeggiano-il-compleanno-di-giovanni-falcone-avrebbe-compiuto-80-anni/483447

Giovanni Falcone avrebbe 80 anni Oggi è considerato uno dei simboli della lotta alla mafia, ma non ebbe un consenso altrettanto unanime in vita: Giovanni Falcone era nato a Palermo il 18 maggio 1939, ottanta anni fa. Venne ucciso in un attentato di mafia il 23 maggio 1992, quando cinquecento chili di tritolo fanno saltare in aria l’auto su cui viaggiava nei pressi di Capaci, vicino Palermo, insieme alla moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Dopo gli studi di giurisprudenza, vince il concorso in magistratura e nel 1964 diviene pretore a Lentini per trasferirsi subito come sostituto procuratore a Trapani, dove rimane per circa dodici anni. Dopo l’attentato al giudice Cesare Terranova, avvenuto il 25 settembre 1979, Falcone comincia a lavorare a Palermo presso l’Ufficio istruzione. Il consigliere istruttore Rocco Chinnici gli affida nel maggio 1980 le indagini contro Rosario Spatola, un processo che investiva anche la criminalità statunitense, e che vide il procuratore Gaetano Costa - ucciso nell’agosto successivo - ostacolato da alcuni sostituti, al momento della firma di una lunga serie di ordini di cattura. Il 29 luglio 1983 il consigliere Chinnici, a capo del team di magistrati di cui fanno parte Falcone e Paolo Borsellino, viene ucciso con un’auto-bomba in via Pipitone; lo sostituisce Antonino Caponnetto, il quale riprende l’intento di assicurare agli inquirenti le condizioni più favorevoli nelle indagini sui delitti di mafia. Si rafforza così quello che verrà chiamato «pool antimafia», sul modello delle équipes attive nel decennio precedente di fronte al fenomeno del terrorismo politico. Oltre lo stesso Falcone e Borsellino, , che aveva condotto l’inchiesta sull’omicidio del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile nel 1980, del gruppo fecero parte i giudici Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Cosa nostra fece terra bruciata attorno ai magistrati italiani: dopo l’omicidio di Giuseppe Montana e Ninni Cassarà nell’estate 1985, stretti collaboratori di Falcone e di Paolo Borsellino, si cominciò a temere per l’incolumità anche dei due magistrati, che furono indotti per motivi di sicurezza a soggiornare qualche tempo con le famiglie presso il carcere dell’Asinara; per tale periodo il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria richiese poi ai due magistrati un rimborso spese per il soggiorno trascorso. Qui i due magistrati portarono a termine l’istruttoria che condusse al primo grande processo contro la mafia in Italia, passato alla storia come il maxiprocesso di Palermo, che iniziò il 10 febbraio 1986 e terminò il 16 dicembre 1987. La sentenza inflisse 360 condanne per complessivi 2665 anni di carcere e undici miliardi e mezzo di lire di multe da pagare, segnando un grande successo per il lavoro svolto da tutto il pool antimafia. Caponnetto si apprestava a lasciare l’incarico per tornare nella sua Toscana in vista della pensione, e per la sua sostituzione si trovarono a confronto candidati Falcone e Antonino Meli, magistrato più anziano ma con nessuna esperienza in materia di mafia. Il 19 gennaio 1988, dopo una contrastata votazione, il Consiglio Superiore della Magistratura nominò Meli. A favore di Falcone, votò anche il futuro Procuratore della Repubblica di Palermo, Gian Carlo Caselli, in dissenso con la corrente di Magistratura Democratica cui apparteneva. I contrasti all’interno della magistratura si fanno più aspri e nel 1991 Giovanni Falcone accoglie l’invito del vice-presidente del Consiglio dei ministri, Claudio Martelli, che aveva assunto l’interim del Ministero di grazia e giustizia, a dirigere gli Affari penali del ministero, assumendosi l’onere di coordinare una vasta materia, dalle proposte di riforme legislative alla collaborazione internazionale. Viene istituita nel novembre del 1991 la Direzione nazionale antimafia, proprio per agevolare il processo di coordinamento delle indagini. La candidatura di Falcone a questi compiti fu ostacolata in seno al CSM, il cui plenum non aveva ancora assunto una decisione definitiva, prima della tragica morte del magistrato. Poche settimane dopo la morte di Falcone un altro attentato mafioso avrebbe ucciso, il 19 luglio 1992 a Palermo, anche Paolo Borsellino assassinato da Cosa nostra assieme ai cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. di Paolo Fallai IL CORRIERE DELLA SERA

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