PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Sono brutta e perdente": 13enne perseguitata dai bulli, il padre la trova impiccata in camera

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Rosalie voleva solo essere amata. Come tutte le 13enni avrebbe voluto delle compagne con cui scambiarsi vestiti e confidenze e un primo amore da preservare. Ma tutto quello che ha trovato alla Mesa View Middle School è stato un gruppo di bulli pronto a prenderla in giro per il suo aspetto fisico. Una persecuzione andata avanti a lungo e alla quale Rosalie si è arresa martedì scorso, quando il padre l'ha trovata con un cappio al collo nella loro casa di Yucapia, in California.
Rosalie Avila è stata portata immediatamente in ospedale, ma dopo tre giorni ne è stata dichiarata la morte cerebrale. Solo allora i genitori, con un nodo in gola, hanno deciso di staccare il supporto che la teneva in vita. Adesso di quella ragazzina che portava il sorriso ovunque andasse rimangono i sogni infranti e quella lettera lasciata sul comodino della sua stanza: «Scusatemi» scriveva ai genitori aggiungendo di averlo fatto perché era «brutta» e «una perdente».
«Mia figlia aveva tutta la vita davanti a sé - ha detto il padre Freddie a NBC 7, soffocando le lacrime - Ora continuo a pensare a cosa avrebbe potuto fare o cosa sarebbe potuta diventare. Voleva fare l'avvocato per rendere il mondo un luogo migliore. Aveva buoni voti a scuola, amava cantare ed era amorevole. Adesso mi rimangono solo i ricordi». Freddie ha anche ricordato il terribile momento in cui è stato svegliato nel cuore della notte da quell'urlo che proveniva dalla stanza della figlia: «Sono entrato e l'ho trovata appesa a una corda al soffitto».
Una tragedia che si poteva evitare, secondo i genitori di Rosalie, se solo fossero state prese misure più incisive per evitare che continuasse a essere perseguitata: «Il sorriso di mia figlia illuminava ogni stanza - ha aggiunto Freddie - ma negli ultimi tempi avevo notato che c'era qualcosa che non andava. Avevo scoperto un diario in cui segnava tutti i nomi dei ragazzi che la prendevano in giro. Ricordo ancora un paio di sere in cui era tornata e mi aveva raccontato che i bulli la prendevano in giro per i denti. Io la rassicuravo dicendo che era bellissima, che presto avrebbe tolto l'apparecchio e che sarebbe andato tutto bene. Ma lei mi aveva replicato che non l'avrebbero mai lasciata in pace».
Secondo Sarah Zebaneh, la zia di Rosalie, la scuola era a conoscenza delle angherie che la ragazzina doveva subire e che era seguita da un terapista: «Nessuno può capire lo stato di totale sconforto in cui si trova la nostra famiglia. Siamo confusi e con il cuore a pezzi. Vorrei che quantomeno la morte di Rosalie fosse un monito per gli altri ragazzi. Non è giusto fare i prepotenti gli uni con gli altri. Non è giusto prendere in giro i propri compagni per come sono o per quello che indossano. Tutto questo deve finire. Diciamo basta al bullismo».
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