CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS Modena. Delitto in piazza Dante: ventenne ucciso nella sua camera e nascosto dentro un borsone

INSERITO DA BARBARA PAPPACODA MODENA. Venti anni, cinese, morto e nascosto dentro un borsone nel disperato tentativo di rendere più lontano possibile il momento del ritrovamento. Queste sono le uniche certezze di una vicenda, un omicidio, per ora inspiegabile e avvolto nel mistero. Una stanza da letto trovata in disordine. Qualche amico, pare due, che sono entrati ed usciti da quella stanza, da quella casa che il giovane Hu, per tutti Leo, divideva con la madre, nuova compagna dell’avvocato modenese Andrea Giberti
La donna e l’avvocato erano in casa, in casa anche il figlio di lei e qualche amico, forse uno, poi un altro che ha rimpiazzato il primo. Nessun urlo nessuna porta che sbatte, nessuna corsa precipitosa lungo le scale che attiri l’attenzione. Poi la scoperta, fatta dall’avvocato insospettito dal silenzio proveniente da quella stanza, che insieme alla madre entra nella stanza del giovane e lo trova nascosto dentro un borsone.
Tutto questo è accaduto in piazza Dante, quella della stazione dei treni, nel grande e alto condominio di una decina di piani al civico 29 che ospita al pian terreno il sexy shop e che di fatto segna il confine con l’inizio di viale Crispi e del suo portico.
Il cadavere di un giovane cinese è stato ritrovato nell'appartamento al quarto piano di uno stabile al numero civico 29, affacciato nel piazzale della stazione dei treni accanto a viale Crispi. Sul posto polizia e scientifica
Il dramma ha inizio verso le 15.30, al sesto piano del palazzo. Andrea Giberti, noto avvocato penalista modenese, è in quell’appartamento con la sua compagna, una donna di nazionalità cinese e con il figlio di lei. Un tranquillo sabato pomeriggio, di una giornata che stava volgendo sempre di più al maltempo, al grigio e alla pioggia. In casa, come detto, il 20enne, per tutti "Leo" che di cognome fa Hu.
Quel pomeriggio, così come gli altri giorni, il giovane era in compagnia di qualche amico, di qualche conoscente con i quali a volte si divertiva a giocare alla play station.
Per ora non è chiaro se la madre o l’avvocato sapessero quali persone, in modo preciso, erano in compagnia del 20enne, se cioè qualcuno dei due abbia fornito agli investigatori il nome di uno di questi ragazzi. Sta di fatto che l’avvocato, forse sentendo un po’ troppo silenzio, ha iniziato a cercare il ragazzo, Giberti fa per uscire dalla propria stanza e incontra davanti la porta i due amici ai quali chiede di Leo. I due - secondo alcune indiscrezioni - avrebbero detto che Leo era sceso e subito dopo se ne sono andati dalla porta.
L'avvocato insospettito ha avvisato la compagna e insieme sono entrati.Hanno trovato la camera disordinata e dei vestiti che erano dove non avrebbero dovuto essere. Erano probabilmente gli indumenti contenuti nel borsone che l'assassino o gli assassini hanno tolto per sistemare il cadavere nella speranza di procastinare più a lungo possibile la scoperta di quanto era accaduto. Chissà, forse il piano iniziale degli assassini era di trasportare il borsone fuori di casa e far sparire il cadavere. L'arrivo dell'avvocato ha cambiato i piani e i due temendo che l'avvocato andasse subito nella camera a cercare Leo sono usciti rapidamente dall'appartamento.
Una volta aperto il borsone la tragica scoperta. Leo non si muove, non dà segni di vita. c'è solo un rivolo di sangue dal naso. Nessuna ferita apparente, nessun taglio, nessuna ecchimosi, nessun livido.
Eppure qualcosa ha colpito il giovane e lo ha ucciso. La mamma di Hu disperata per la tragica scoperta inizia ad urlare tutto il suo dolore. Viene chiamato subito il 118, i vicini accorrono, accorre la portinaia. Oltre al 118 arriva subito sul posto un equipaggio della Volante e a questo punto scatta il blocco: l’intero appartamento diventa la scena di un crimine. Una scena da preservare e da lasciare il più possibile immacolata. Arriva la Scientifica, arrivano gli investigatori della squadra mobile, arriva il comandante Castello, il pubblico ministero Katia Marino, ieri di turno e che segue pertanto il caso.
Tutti con la mascherina per non lasciare tracce, vengono ascoltati i testimoni, c’è chi dice di aver visto due persone scendere dalle scale. C’è chi ha sentito gridare a lungo, per almeno un quarto d’ora, grida di donna. Probabilmente era la madre del 20enne. Chi ancora ha sentito rumori tipici di una lite, di una colluttazione. Insomma ci sono tante voci, tanti racconti. Ma nel palazzo, all’ingresso, ci sono le telecamere. E subito la polizia ha iniziato a esaminare i filmati fotogramma per fotogramma. Il corpo del giovane è stato portato, avvolto in un sacco verde, a medicina legale. Il mistero resta, le indagini sono più che mai aperte. Si cercano quei due amici che amici in verità non erano.
LA GAZZETTA DI MODENA
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