PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Choc in Germania. Infermiere serial killer, ha ucciso almeno 90 pazienti. Era già stato condannato per sei casi

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Non era mai successo, nella Germania postbellica, un caso di omicidi delle dimensioni di quello venuto alla luce ieri. Probabilmente almeno novanta persone sono state uccise da un infermiere mentre erano ricoverate in ospedale tra il 1999 e il 2005. Forse di più. L’uomo, Niels Högel, 40 anni, è accusato di avere compiuto la protratta e intensa strage in due diversi ospedali in cittadine non lontane da Brema: a fermare la follia un collega che lo scoprì mentre metteva in atto un nuovo omicidio e lo denunciò; pare però che altri, nei reparti in cui ha lavorato, fossero a conoscenza della sua attività omicida o almeno fossero nelle condizioni di sospettarla. La portata del crimine non è venuta alla luce nella sua interezza d’un tratto ma nel corso degli anni, fino alla rivelazione di ieri fatta dalla polizia che non ha mai chiuso il caso nonostante condanne già comminate all’infermiere. Gli inquirenti hanno rivelato che Högel iniettava dosi letali di cinque diversi farmaci, a seconda del paziente, per causare arresti cardiaci e crisi circolatorie. Poi interveniva per rianimare la vittima e guadagnare così meriti sul campo. Non sempre il paziente veniva salvato, anzi. La vicenda ha tratti d’insensatezza. Certamente per il comportamento dell’infermiere ma anche per il fatto che nessuno di coloro che lavoravano con lui si sia accorto di nulla per oltre cinque anni, o comunque lo abbia fermato. Fatto sta che ora sei persone che «avrebbero dovuto» sapere, tra queste due medici e il responsabile di un reparto in cui l’infermiere lavorò, sono sotto inchiesta. Tra il 1999 e il 2002 Högel fu impiegato in una clinica di Oldenburg e tra il 2003 e il 2005 nell’unità di emergenza dell’ospedale di Delmenhorst, nelle vicinanze. Nel giugno 2005 un collega lo scopre mentre sta per somministrare un farmaco letale a un paziente. Lo denuncia e mette così fine — si scoprirà poi — a una lunga sequenza di omicidi. Nel 2006 si tiene il primo processo e il tribunale lo condanna a cinque anni per tentato omicidio colposo. La Corte federale di Giustizia invalida il verdetto e nella revisione del processo il tribunale di Oldenburg accresce la pena a sette anni e mezzo per tentato omicidio. L’inchiesta, però, va avanti, affidata a una commissione apposita della polizia. Nel 2014 la Procura è in grado di formalizzare nuove accuse sulla base di sospetti che riguardano più di 200 casi. Nel gennaio 2015 Högel confessa la serialità dei suoi atti, ammette in tribunale di avere compiuto circa novanta iniezioni. Probabilmente, in conseguenza di queste almeno una trentina di persone persero la vita: in sei casi, però, vengono prodotte prove della volontarietà degli omicidi e l’uomo viene condannato all’ergastolo. L ’anno dopo gli investigatori annunciano che l’infermiere avrebbe ucciso altre 33 persone e ieri hanno fatto sapere che, oltre ai sei per cui è già stato condannato, Högel avrebbe ucciso altri 84 pazienti: forse di più, ma alcune salme sono state cremate e su di esse non possono essere effettuate analisi. Una decina di anni fa un caso del genere scosse la Germania: un infermiere uccideva i pazienti; per ragioni umanitarie, disse. Fu condannato all’ergastolo per 28 omicidi. Nella follia di Högel e nel disinteresse che l’ha accompagnata c’è però qualcosa di più. Che «va al di là di ogni immaginazione», ha commentato il capo del dipartimento di polizia di Oldenburg, Johann Kühme.
(Danilo Taino – Corriere della Sera)
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