CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS Vignola, visto in faccia l'aggressore di Stefano Tondi. Acquisite le cartelle cliniche
INSERITO DA BARBARA PAPPACODA MODENA. Il cerchio inizia a stringersi. Per ora chi ha sparato soda caustica in faccia al primario di Cardiologia Stefano Tondi è un uomo alto un metro e sessantacinque e che indossava un cappellino. Ma ci sono altre descrizioni, altri particolari, dati e dettagli che ancora non sono stati resi noti. Perché qualcosa su quell’uomo in mano agli inquirenti è quasi certo che ci sia dal momento che l’aggressore è stato visto in faccia. È caccia serrata dunque ad uno straniero.
L'agguato. Quella sera, verso le 20, quando ha teso l’agguato al cardiologo che rientrava in casa, sbucando dal nulla e impugnando un fucile giocattolo spara acqua, di quelli che si usano nelle spiagge, l’aggressore era a volto scoperto. Ha colpito il cardiologo sessantenne con un getto, non proprio da distanza ravvicinata, come testimonia il fatto che negli occhi feriti non c’è anche il danno dovuto dall’urto del liquido, e poi è rimasto sul posto per un periodo di tempo. Probabilmente voleva infierire, dare un’altro colpo col fucile carico di soda caustica, ma le urla disperate del medico sono state udite dal figlio Michele che era in casa.
Il medico Stefano Tondi è stato affrontato sotto casa a Vignola da una persona che gli ha sparato addosso l'acido con un fucile ad acqua. E' ora ricoverato con prognosi riservata, a causa dei problemi visivi, al Policlinico di Modena. Il figlio 19enne che era con lui, colpito da alcuni schizzi alla nuca, è in Dermatologia. Caccia all'aggressore.
Il figlio testimone e ferito. Il 19enne, fisico atletico e giocatore di basket, è sceso in strada e, come sembra, ha affrontato l’aggressore, tant’è che pure lui è rimasto ferito, non agli occhi ma al capo. Forse c’è stata una colluttazione oppure il giovane ha rincorso l’uomo con il berrettino: di fatto si sono incontrati, i due si sono visti e qualche particolare, su questo “incontro” è emerso ed è stato riferito alle forze dell’ordine. Non ci sono telecamere in quella casa, ci si basa dunque su descrizioni. Ma chi è dunque questo brutale aggressore? Ha agito da solo o è stato mandato da qualcuno? I carabinieri, su ordine della Procura, si sono tuffati a capofitto nell’ambito lavorativo del primario di Cardiologia. Si batte la pista della vendetta, commessa da qualcuno che ha subito un presunto torto, da qualcuno che voglia punire il medico per qualcosa che ha fatto o a lui direttamente oppure a un suo familiare.
I "sequestri" dei carabinieri. E così ecco che i militari dell’Arma stanno acquisendo parecchio “materiale informativo”: dall’ospedale di Baggiovara, dove Stefano Tondi è primario di Cardiologia, i carabinieri si stano facendo consegnare i documenti relativi ad eventuali ricorsi contro lui o la sua équipe, le lettere di lamentele, i documenti relativi ad eventuali cause aperte. Insomma tutti gli incartamenti su casi difficili, che hanno ingenerato dubbi, qualora vi sia una rimostranza.
«Si indaga a 360 gradi» ha affermato il procuratore capo Lucia Musti a proposito del lavoro investigativo condotto dal suo sostituto Enrico Stefani, insieme ai carabinieri, per cercare di individuare l’aggressore di Stefano Tondi. Anche se quella di una vendetta pare essere la più plausibile. Ma per cosa? Ecco sette ipotesi .
In sostanza, tutto quello che può creare un sospetto, dalla semplice protesta a casi in cui vi sia stato un decesso, qualcosa finito male, nell’arco di tempo da quando Tondi è stato nominato primario. Non solo, i carabinieri stanno raccogliendo per fornire alla procura l’elenco di tutti i pazienti “vignolesi”. Il cardiologo, nella sua città, dove è così amato e stimato sia dal punto di vista umano che professionale, svolgeva attività intramoenia, cioè, come prevede la legge, forniva prestazioni a pagamento, al di fuori del suo normale orario di lavoro, utilizzando le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale. I militari dell’Arma stanno acquisendo i nominativi dei pazienti di Stefano Tondi, tutte le persone che da un anno a questa parte si sono rivolte alle sue cure. Lo scopo anche in questo caso è chiaro: scoprire se ci sono situazioni sospette o contestate, che possano aver ingenerato un sentimento negativo, la presunzione di aver subìto un torto grosso, di essere vittima di una colpa medica. E da qui, per vendetta, arrivare ad agire colpendo direttamente il medico, sfigurandolo, accecandolo, rendendolo non più in grado di esercitare la propria professione.
Sempre davanti a casa e di sera qualcuno l’aveva sorpreso alle spalle urlando: «Fermo, alza le mani»
La vendetta passionale. Ma, parallela o interconnessa, c’è anche la pista investigativa della vendetta per motivi passionali. Ovvero che l’aggressore possa aver agito per gelosia, cercando così di “avvisare”, di punire in modo permanente il medico che non doveva nè interessarsi ad un’altra persona nè intraprendere con lei un’eventuale relazione.
La precedente aggressione. Confermata dalla Procura l’aggressione che il medico aveva subito alcuni giorni prima, pare giovedì 3 novembre.
Un’agguato, quasi una prova generale dell’assalto col fucile carico di acido: anche in questo caso il medico era appena rientrato presso la propria abitazione quando un uomo che gli è sbucato alle spalle. Gli si è avvicinato in modo minaccioso urlando: «Fermo, mani in alto, alza le mani». Il cardiologo terrorizzato si è subito precipitato in casa. Un evento traumatico che il medico ha riferito alle forze dell’ordine. Da qual giorno Tondi si portava sempre con sè uno spray al peperoncino.
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