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SALERNO E PROVINCIA NEWS Tragedia a San Severo, 15enne di Eboli ucciso perché difendeva la sorella

8 Ottobre 2016, 09:16am

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SALERNO E PROVINCIA NEWS Tragedia a San Severo, 15enne di Eboli ucciso perché difendeva la sorella

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA SAN SEVERO (Foggia)- Ucciso dal figlio del boss che aveva affrontato coraggiosamente per difendere la sorella e l'onore familiare. Mario Morelli, 17 anni, ebolitano di origine ma trapiantato a San Severo, in provincia di Foggia, è stato ferito a morte giovedì sera da un colpo di pistola all’addome. È deceduto poco dopo il suo arrivo all’ospedale “Masselli Mascia” della cittadina pugliese. A sparare sarebbe stato, secondo le prime indagini, un coetaneo facente parte di una famiglia appartenente alla criminalità locale. I poliziotti della questura di Foggia lo hanno individuato grazie ai filmati delle telecamere di sicurezza. Un altro ragazzino, che si trovava con Morelli, è stato ferito sempre da un colpo di pistola, ma non è in pericolo di vita.

 

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La ricostruzione della gente del centro storico. A dare un movente all’omicidio del ragazzino ebolitano, avvenuto tra i vicoletti caratteristici della cittadina pugliese, sono stati i residenti. Quella stessa gente che abita in quell’angolo caratteristico del Tavoliere e conosce la storia di Mario ed è informata della relazione sentimentale che il presunto assassino aveva con la sorella. Una storia – si racconta a San Severo – che sarebbe finita in modo non consensuale.  A interromperla sarebbe stata la ragazzina, ma la scelta non è stata condivisa dal giovane rampollo della famiglia malavitosa, deciso a uccidere pur di affermare la sua cultura prevaricatrice anche sull’ex fidanzatina. Dalla squadra mobile foggiana, però, non confermano, né smentiscono la ricostruzione fatta dalla gente di San Severo.

 

Il faccia a faccia con il figlio del boss. L’altra sera, intorno alle 23,30, Mario Morelli avrebbe affrontato il figlio del boss. Tra i due ci sarebbe stato un violento litigio perché il ragazzino ucciso era deciso a tutelare l’onore familiare. L’aggressione è avvenuta tra i vicoli del centro storico, in largo San Carmine. Le parole e i colpi scambiati non sono bastati. Forse l'assassino si è trovato in difficoltà ed è finito per soccombere. Ed è in quel momento che ha forse deciso di usare la pistola. Ha sparato più colpi e uno ha raggiunto all’addome il diciassettenne ebolitano. Un colpo che si è rivelato mortale perché Mario Morelli è arrivato in condizioni disperate al pronto soccorso dell’ospedale di San Severo dove, poco dopo il suo ricovero, è spirato. A soccorrere i feriti sono stati alcuni parenti che hanno lanciato l’allarme al numero di emergenza sanitario 118 e avvertito la polizia.

Le indagini della polizia e i rilievi. Sull’accaduto indaga la polizia sotto il coordinamento della locale procura per i minorenni. Sul luogo dell’omicidio gli agenti della Mobile e del locale commissariato hanno recuperato quattro bossoli di una pistola calibro 9x21. Sul tipico basamento stradale in pietra sono state rilevate anche tracce di sangue, localizzando il punto esatto del ferimento che coincide con quello della lite che ha anticipato la sparatoria. Ai poliziotti si sono rivelate utili le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza che consentirebbero di ricostruire le fasi della lite e con certezza i partecipanti. Soprattutto – ma non lo confermano in questura – stabiliscono la presenza del diciassettenne, figlio del boss, che avrebbe usato la pistola, ucciso il fratello dell’ex fidanzata e ferito l’amico che stava con lui.

Il testimone e le dichiarazioni dei parenti della vittima. Chi ha fornito il quadro completo dell’omicidio di San Severo è l’altro minorenne che era in compagnia di Mario Morelli. Il ragazzino è rimasto ferito anche lui all’addome, ma, per fortuna, il proiettile non ha intaccato organi vitali. Il giovane si trova ricoverato nell’ospedale cittadino, in prognosi riservata per precauzione, ma non è in pericolo di vita. La sua testimonianza sulla lite, alla quale hanno partecipato forse in quattro, è un elemento di prova cardine per l’accusa all’omicida. Nel corso della nottata tra giovedì e venerdì sono stati ascoltati in questura i parenti e gli amici della vittima e del ferito. Nel ricostruire le ipotesi che hanno portato alla sparatoria, e quindi nel tentare di ricostruire il delitto, avranno parlato della relazione sentimentale interrotta dalla ragazzina con il figlio del boss. E probabilmente dei tentativi di quest’ultimo di riconquistarla anche contro la volontà dei familiari.

L’individuazione del presunto assassino e i risvolti giudiziari. La posizione del presunto assassino è al vaglio della polizia e dei magistrati della procura presso il tribunale dei minorenni di Bari. Sul capo del giovane individuato dagli inquirenti pendono due accuse gravi: l’assassinio di Mario Morelli e il tentato omicidio dell’amico. Accuse aggravate dai futili motivi. Fino a tarda sera non si segnalava alcun provvedimento di fermo ma gli agenti della Mobile sono già sulle tracce del ragazzo che, con molte probabilità, è stato “coperto” nella sua fuga. Come capita spesso per i rampolli delle famiglie del crimine organizzato.

LA CITTA DI SALERNO

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