CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS Anziani coniugi di San Felice sequestrati in casa dai banditi

INSERITO DA BARBARA PAPPACODA SAN FELICE. La moglie sequestrata in camera da letto. E il marito preso a pugni per un’ora e mezza, fino a provocargli un’emorragia interna, perché confessasse dove era nascosta la cassaforte, che neppure c’era. È la terribile esperienza accaduta a due anziani coniugi di San Felice, la cui casa è stata presa d’assalto nella notte tra giovedì e ieri da quattro slavi a volto coperto: «Erano pronti a tutto. Era gente determinata», hanno descritto ancora sconvolti Graziella Modena, 73 anni e Pierpaolo Manfredini, 82enne, ai carabinieri che conducono le indagini. E che lo fossero lo dimostra anche solo un particolare: i quattro indossavano sacchetti di nylon sopra le scarpe, per non lasciare nessunissima traccia. Se qualcuno vuol commettere un furto e andarsene qualora le cose si complichino, non usa tanta accortezza. Mentre, all’opposto, se qualcuno entra nella casa di due anziani e vuole evitare di lasciare la benchè minima traccia, è legittimo ritenere che sia pronto a commettere di tutto.
I banditi violenti che hanno assalito la casa dei Manfredini, in via Furlana 256, sono presumibilmente gli stessi che la sera precedente hanno preso di mira gli uffici terremotati della Edil Pozzi, l’azienda del fratello di Graziella, Giuseppe Modena, conosciuto e stimato imprenditore della zona. Alla Edil Pozzi sono in corso lavori di ricostruzione, tanto che Giuseppe ha dovuto traslocare dalla sua abitazione. «Nella notte di mercoledì sono entrati nel cantiere, nella sede dell’azienda e nei container dove abbiamo accumulato qualche masserizia. Hanno messo tutto sottosopra, rubando poco e niente, qualche orologio insignificante...».
I ladri si sono presi invece scarponi, tutte e abbigliamento della ditta Edil Pozzi, dal magazzino del personale. Ma il loro obiettivo non era tanto la ditta, quanto la casa adiacente. I Manfredini, dopo una vita di sacrifici, abitano infatti in una casa curata e graziosa, che può far pensare ad un particolare benessere economico. Circostanza che deve avere ingannato i balordi. Indossando le tute della Edil Pozzi, i rapinatori pensavano così di camuffarsi, qualora fosse andato storto qualcosa.
Alle 2 della notte, Manfredini è stato svegliato dal cane che abbaiava. «Ho pensato fosse rimasto incastrato, mi sono alzato e sono uscito per vedere di liberarlo». Ma appena ha aperto la porta gli è arrivato un cazzotto, che lo ha tramortito. Uno dei quattro, vestiti di scuro e con il passamontagna, è corso in camera da letto, a bloccare la moglie, l’unico, come detto dalla signora Graziella, che non ha commesso violenze. Un altro invece prendeva a pugni l’82enne, chiedendo
della cassaforte, mentre gli altri due mettevano a soqquadro la casa. Un sequestro durato fino alle 4, quando la banda se ne è andata, con un magro bottino: una catenina strappata allo stesso Manfredini che la portava al collo come ricordo della madre e poche altre cose.
Alberto Setti LA GAZZETTA DI MODENA
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