SALERNO E PROVINCIA NEWS Tumori a Fratte: 12 morti su 40 condomini
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA SALERNO. Dopo il caso di via della Partecipazione, nuove storie e altri dati significativi di quel che sta accadendo alla salute dei cittadini della Valle dell'Irno arrivano nudi e crudi da alcuni residenti di un civico in via Magna Grecia, traversina di via dei Greci, a Fratte. In uno di questi civici negli ultimi anni vi sarebbero stati ben 12 decessi su 40 condomini. Che siano massaie, impiegati, amanti dello sport, anziani o giovani poco importa. Rimanere al di fuori di questa spirale di malattie spesso classificate come professionali, anche quando manca la professione, pare quasi impossibile.
E se i numeri, duri, crudi, non dovessero bastare, ecco che compaiono le singole storie, raccontate da chi è sopravvissuto alla propria madre o addirittura al proprio figlio.
«Tonino non beveva, non fumava, era uno sportivo e amava il mangiare sano, ma un carcinoma aggressivo all’esofago in pochissimi mesi ce lo ha portato via a soli 28 anni – racconta il signor Alberto, padre di Antonio Carfagno, uno dei residenti del civico di via Magna Grecia - Era il 1999, ben 17 anni fa, ma ricordo benissimo quel periodo. Tonino giocava a calcio nel Capezzano, amava il suo lavoro di odontotecnico e stava facendo i preparativi per sposarsi. Un giorno, nel febbraio del '99, iniziò ad accusare dei forti dolori alla spalla. Si sentiva debole e iniziava a non sostenere più le partite».
Chi parlava di un colpo di freddo, chi consigliava questa o quell’analisi. Nulla. Poi, un giorno di febbraio di quell’anno, con un’ecografia si scoprirono le metastasi al fegato.
«Non ci perdemmo d’animo – ricorda il padre di Antonio – Partimmo per il San Raffaele di Milano alla ricerca di una soluzione. Fece quattro cicli di chemio, ma era troppo tardi. Lo sapevamo entrambi, ma recitavamo l'uno con l'altro, per non soffrire troppo. Ricordo che i medici, basiti dal fatto che fosse un giovane così atletico ad avere un tumore di tale aggressività, ci chiesero se nei pressi della nostra abitazione vi fossero industrie pesanti. Annuimmo e per la prima volta ci rendemmo conto di dove vivevamo. Gli ultimi periodi ricordo che era così debole da stare
tutto il giorno sul divano. Quando venivano gli amici a trovarlo però, trovava una forza incredibile per non farsi vedere in quello stato, per poi riabbattersi non appena gli amici andavano via». di Emilio D’Arco LA CITTA DI SALERNO
/image%2F1394276%2F20210111%2Fob_9cffcd_1.jpg)
