COSTIERA AMALFITANA NEWS VETTICA DI AMALFI RICORDA IL 91°ANNIVERSARIO DELLA FRANA CHE FECE 61 MORTI VIDEO
Oggi 26 marzo verra ricordato a Vettica di Amalfi il tragico evento della frana del 1924 che dopo giorni di piogge incessanti si stacco da sotto le montagne di Agerola una notevole quantità di fango e terriccio che travolse l'abiitato del piccolo villaggio Vettica di Amalfi mietendo 61 vittime e in questo giorno il parroco e la comunità parrocchiale ha organizzato un giorno di ricordo per il tragico evento a cui parteciperanno autorità civili e militari e alle 10.30 sarà celebrata una messa all'aperto sul luogo della tragedia e atteso anche il commissario prefettizio Giuseppe Castaldo.
CENNI STORICI
A novant'anni anni dall' alluvione che contò 316 vittime tra Salerno, Cava dei Tirreni, Vietri sul Mare, Maiori, Minori e Tramonti, inizia da oggi un fitto programma di manifestazioni e mostre in ricordo della catastrofe del 25 e 26 ottobre. Cinquecento millimetri d' acqua si abbatterono su un territorio già fragile e in poche interminabili ore vennero sconvolti interi quartieri della città e la geografia di alcune comunità della costiera. Già nel 1910 e poi nel 1924, piogge torrenziali avevano staccato dai fianchi delle montagne enormi frane, e alcune frazioni costiere come Vettica di Amalfi vennero quasi trascinate a mare. Alfonso Gatto sulle pagine del settimanale Epoca scrisse: «Sono note, scritte in fretta in questa notte. Il giornale deve uscire e io sono nato a Salerno, conosco piazza Luciani e Porta Catena, quel palazzo Olivieri che dalla strada di Vietri come un piccolo grattacielo scende al mare di via Ligea: sono i luoghi del nubifragio ed erano i luoghi dell' amore, delle prime malinconiche affacciate con la testa sulle mani alla terrazza del golfo. Mi hanno telefonato molti amici. Salerno sono io, Amalfi è Afeltra intento al Corriere a pensare grandi titoli di lutto per la sua piccola repubblica...». E infatti, sulle pagine del Corriere della Sera, Gaetano Afeltra scriveva: «La situazione è tragica, ma c' è una pallida luce di speranza nel cuore della gente. Della mia gente». Per cercare di recuperare dal fango quel mondo cancellato in un attimo, la gente scavava. Non tanto per la salvezza di quel poco che aveva, ma per la memoria di quelle cose. Orio Vergani sul Corriere dell' Informazione dirà: «Le genti del Sud levano verso noi, dalle vecchie immagini e dalle nuove, una mano che non è mendica: che anzi è pudica e che vuole essere, semplicemente, come lo è, fraterna». Iniziano così ad arrivare i primi soccorsi, più di seimila volontari si prodigano negli aiuti e si stila un tragico primo bilancio. Così la Stampa di Torino il 27 ottobre del 1954: «Circa trecento morti e altrettanti feriti, di cui una cinquantina gravi, sono fino alle 24 il tragico bilancio umano dell' alluvione...La normale strada panoramica per le gigantesche frane di migliaia e migliaia di tonnellate hanno isolato fino a questo pomeriggio alcuni dei paesi più colpiti dalla sciagura». Il presidente della Repubblica, Luigi Einaudi arriva sul posto dopo tre giorni. I danni vennero calcolati in più di cinquanta miliardi di lire dell' epoca, e l' opera di ricostruzione fu lunga e piena di problemi grazie a molti speculatori che individuarono in quell' occasione un modo per arricchirsi sulle nuove opere che avrebbero modificato intere aree. Alfonso Menna, allora funzionario comunale (divenne sindaco di Salerno due anni dopo), dirà in un' intervista: «L' alluvione di Salerno è stata una delle calamità più gravi della storia europea. La natura aveva potuto infierire sugli uomini anche perché gli uomini non avevano saputo difendersi con una lungimirante politica di tutela del territorio». E Giorgio Amendola indicò la «lezione di Salerno» come nefasta, accusando la classe politica di aver speso a scopi elettoralistici stanziamenti ingenti che «sarebbero stati meglio impiegati per opere di difesa dei centri abitati». La stessa storia si è tante altre volte ripetuta. Le cifre e il programma delle manifestazioni. I dati dell' alluvione del 25 e 26 ottobre 1954: 316 morti, 250 feriti, oltre 10 mila i senza tetto, 50 miliardi i danni.
Inserito da: Michele Pappacoda
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