SPORT NEWS E SPORT LOCALE Zuniga, macumba e dolori. Cento giorni senza Napoli
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Chissà se c’è davvero la mano di uno stregone, una macumba carioca, come raccontano quasi per sdrammatizzare quelli dello staff di Camilo Zuniga, dietro il calvario del colombiano del Napoli. Un malocchio perché in Brasile tutti sono ancora adesso convinti che la ginocchiata con cui ha messo ko Neymar – passata indenne al giudizio dell’arbitro e di due commissioni disciplinari, né un cartellino né un minuto di squalifica – e i sogni mondiali di un Paese intero (in molti lo minacciarono persino di morte), fosse volontaria. Sorride adesso Camilo Zuniga, ancora nel pieno della sua via crucis. La luce comincia a intravedersi e lui inizia a non lamentarsi più. Quel «dolorino» al ginocchio che non ha mai smesso di perseguitarlo sembra svanito. «Sta meglio, molto meglio. Sono certo che se non ci saranno intoppi non ci vuole tanto tempo per rivederlo in campo», spiega il medico del Napoli, Alfonso De Nicola a Radio Kiss Kiss. Ieri, mentre il resto della squadra si è goduto il primo di due giorni di assoluto riposto, lui ha lavorato a parte e poi ha svolto una seduta pomeridiana di riabilitazione. Certezze? Ancora poche, ma dal momento in cui smetterà di lavorare per conto suo e tornerà ad aggregarsi alla squadra passeranno almeno due settimane prima di una convocazione. Previsione: potrebbe essere in panchina per Napoli-Sassuolo il 23 febbraio. Zuniga è al lavoro da Capodanno, dopo una breve parentesi a Dubai. Ogni giorno due sedute in palestra: mattino e pomeriggio. Un regolare pendolarismo da impiegato. Il lavoro di Zuniga, oggi, è guarire. Da 100 giorni esatti è esiliato sull’isola dell’attesa, lontano dal calcio. Era il 19 ottobre a San Siro quando ha giocato l’ultima gara prima di fermarsi per la seconda volta nel giro di un anno. Un tormento, il suo ginocchio. Con la consapevolezza e la voglia di voler tornare quello di prima. Ed è per questi pensieri che Zuniga, sull’isola dei 100 giorni, non sembra Napoleone. Non ha davanti Waterloo, ma un ritorno da vincitore, perché sorride da alcune settimane, invece di piangersi addosso. Eppure il suo manager, Calleri, in queste ore è impegnatissimo a tessere trame per portare lontano da Napoli Zuniga. Sa che il rapporto tra il colombiano e Benitez non è idilliaco. Rafa non stravede per lui. E ha perso le staffe nell’ottobre di due anni fa quando seppe che Zuniga doveva operarsi. Non se lo aspettava. Uno dei rari momenti in cui il tecnico spagnolo si è davvero arrabbiato. Ora Calleri ha accumulato una serie di offerte. Tutte di prestito: dal Besiktas al Galatasaray, dallo Schalke 04 al Bayer Leverkusen. Sembra concreta anche la pista Sampdoria. Ma il Napoli ha alzato un muro: nonostante lo stipendio (3,2 milioni all’anno, il secondo azzurro più pagato dopo Higuain) non sia neppure minimamente paragonabile al suo rendimento, il ds Bigon è categorico nel respingere tutte le ipotesi legate alla sua partenza. Perché il Napoli vuole seguire da vicino il suo recupero. E allora Zuniga adesso accelera. Nel suo eremo di Quarto, con unica concessione qualche cena al Phoenix dal suo inseparabile amico Eduardo. (Pino Taormina – Il Mattino)
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