PRIMO PIANO E ANTEPRIMA SENZATETTO STUPRA BIMBA DI 10 ANNI PER TRE MESI: LE VIOLENZE REGISTRATE CON UN TELEFONINO
INSERITO DA ANGELA CECERE L'hanno arrestato giovedì scorso a Tulsa, in Oklahoma, con la più infamante delle accuse: aver abusato per tre mesi di una bambina di 10 anni, figlia della sua ex compagna. Per Gary MJ "Mikel" Grodin, 32enne senzatetto dell'Illinois, non ci sarà via di scampo né possibilità di respingere le accuse. Ha scritto lui stesso la propria condanna lasciando dietro di sé tracce inequivocabili che suonano come una confessione. Ora dovrà affrontare 15 capi d'imputazione relativi alla violenza sessuale e altri 18 per possesso di materiale pedopornografico.
La polizia ha avviato l'indagine dopo essere stata allertata da un uomo che aveva ricevuto un messaggio allucinante via Facebook da un suo amico. In quel messaggio Mikel gli raccontava di essersi completamente innamorato di una bambina di 10 anni, figlia della sua ex compagna, già da quando viveva con la donna nella sua casa di Swansea. Nel testo aggiungeva di avere rapporti sessuali con la piccola, del cui corpo forniva descrizioni intime. L'uomo, a quel punto, ha contattato la polizia. Scattata l'inchiesta, la ragazzina ha raccontato agli agenti che Mikel la costringeva a spogliarsi e le legava le braccia per impedirle di coprirsi mentre lui scattava foto e girava video, poi la obbligava a fare sesso con lui. Un incubo durato tre mesi, da aprile a giugno. Quando la polizia di Swansea ha rintracciato e arrestato Mikel, la conferma delle accuse e la condanna erano lì, nel suo cellulare: foto e video della ragazzina nuda e impegnata in atti sessuali con lui. L'uomo, che al momento dell'arresto era con una donna che è stata arrestata per altri reati, ha alle spalle una storia criminale che parte dal 2002, con condanne per furti con scasso e possesso di droga. La sua cauzione è stata fissata a un milione di dollari.
Le autorità locali hanno assicurato assistenza materiale e psicologica alla bimba e a sua madre che mercoledì, dopo aver appreso quello che era successo, è rimasta ovviamente sconvolta, assicurando di non aver mai saputo quello che era stato fatto alla figlia. Gli psicologi dovranno sicuramente fare un gran lavoro per riuscire ad abbattere quel muro fatto di silenzio, vergogna e paura che ha impedito alla bimba, per tre interi mesi, di raccontare alla mamma quello che stava succedendo.
LEGGO.IT
19.07.2015. 11.47
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