NEWS ITALIA MONDO SARDEGNA AGRICOLTURA Falsi made in Sardinia, isola stritolata dalle truffe
INSERITO DA ELSA COPPA NUORO. C’è l’olio di Sardegna prodotto in Spagna o in Grecia, la peretta sarda di latte olandese, il vino simil cannonau della rinomata cantina barbaricina che arriva dalla Sicilia o lo pseudo vermentino vinificato a Bolzano, il pane carasau impastato e cotto a Pordenone. E il pecorino romeno (non è un refuso: è un pecorino romano, il formaggio più esportato dell’isola, ma prodotto a Timisoara, in Transilvania). Potrebbe continuare a lungo l’elenco di cibi che sfruttano l’immagine più genuina e tradizionale dell’isola per ritagliarsi importanti fette di mercato: nazionale e internazionale, ma anche interno della Sardegna.
Come difendersi da un fenomeno in continua crescita, non immune nei casi più gravi da falsi alimentari che potrebbero mettere a rischio la salute dei consumatori? Se n’è parlato ieri al seminario “Contraffazione alimentare e made in Italy” organizzato dalla Coldiretti in collaborazione con la Camera di commercio, il cui presidente Agostino Cicalò in apertura d’incontro ha segnalato il danno economico derivante da quella che nel migliore dei casi è concorrenza scorretta verso chi produce in modo certificato e trasparente. «È un furto alle imprese – ha detto – che sottrae risorse e ricavi». Ancora più duroSimone Cualbu, presidente della Coldiretti interprovinciale Nuoro e Ogliastra: «Diciamo agromafia e pensiamo a stereotipi datati, invece l’abbiamo anche in casa. È un fenomeno liquido, come dice il magistrato Gian Carlo Caselli, capace di insinuarsi dappertutto e ledere gli interessi di produttori e consumatori».
PAOLO MERLINI LA NUOVA SARDEGNA
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