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NEWS ITALIA E DAL MONDO CALABRIA 'Ndrangheta: estradato in Italia boss Pantaleone Mancuso Accusato di duplice tentato omicidio, era latitante in Argentina

20 Febbraio 2015, 14:36pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

NEWS ITALIA E DAL MONDO CALABRIA 'Ndrangheta: estradato in Italia boss Pantaleone Mancuso Accusato di duplice tentato omicidio, era latitante in Argentina
NEWS ITALIA E DAL MONDO CALABRIA 'Ndrangheta: estradato in Italia boss Pantaleone Mancuso Accusato di duplice tentato omicidio, era latitante in Argentina

INSERITO DA ELSA COPPA Pantaleone Mancuso, 53 anni, detto Zio Luni "L'ingegnere", esponente di spicco dei Mancuso, una 'ndrina di Limbadi e Nicotera che opera nel settore del traffico internazionale di sostanze stupefacenti e considerata dagli organi investigativi come la cosca più potente della Calabria sita ed operante in provincia di Vibo Valentia, è stato estradato questa mattina a Roma da Buenos Aires. Accusato di duplice tentato omicidio e associazione mafiosa, il boss era stato arrestato in latitanza lo scorso agosto a Puerto Ignazù, in Argentina, mentre stava cercando di oltrepassare il confine con il Brasile a bordo di un pullman. Ad accompagnare Mancuso in Italia con un volo di linea dell'Alitalia partito da Buenos Aires ed atterrato questa mattina a Fiumicino, funzionari dell'Interpol. Le manette ai polsi, un giaccone lungo indossato sopra una tuta di colore azzurro, il boss, dopo il foto segnalamento e la notifica dell'arresto avvenuta negli uffici della Polizia Giudiziaria del Leonardo da Vinci, ha quindi lasciato lo scalo con un cellulare della Polizia Penitenziaria ed è stato condotto nel carcere romano di Rebibbia.

Pantaleone Mancuso era ricercato dallo scorso aprile, quando nei suoi confronti era scattato il fermo indiziario per il tentato omicidio ai danni di Romana Mancuso e del figlio Giovanni Rizzo (rispettivamente sua zia e cugino). Il boss, detto "l'ingegnere", e il figlio Giuseppe sarebbero i killer che il 26 maggio del 2008 ridussero in fin di vita le due vittime per mettere fine ad una serie di dissidi nati all'interno della stessa "famiglia". Fatti, questi, ricostruiti dagli inquirenti attraverso al testimonianza di Ewelina Pytlarz, ex moglie di un altro cugino di Pantaleone, che da tempo collabora con i magistrati. L'agguato avvenne nella campagna vibonese dove le vittime furono trovate ancora vive, ma massacrate a colpi di Ak47 e pistola. Carabinieri e poliziotti trovarono sul terreno 26 bossoli 7.62, 7 bossoli 9x9 e 2 ogive deformate. Munizioni compatibili con armi calibro 9 e con i kalashnikov. Il successivo ritrovamento di una pistola 9x21 con un colpo in canna, di un serbatoio per Ak 47 e di una pistola Walther 7.65 con matricola punzonata, orientarono i sospetti su "l'ingegnere" e sul figlio, entrambi irreperibili. Giuseppe si rifece vivo solo dieci giorni dopo il tentato omicidio, il padre invece dopo 29 giorni. Fornirono versioni che gli inquirenti ritennero inverosimili, ma le prove a loro carico non erano sufficienti per un'incriminazione immediata. Ad aprile scorso, la testimone di giustizia ha invece consentito di riaprire il caso. Nel frattempo Giuseppe Mancuso era finito in carcere nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Milano "Grillo parlante 2", mentre il padre si era dato alla macchia. Quando lo scorso agosto è stato arrestato a Puerto Ignazù, in Argentina, "l'ingegnere", secondo gli inquirenti, si stava probabilmente andando in Patagonia dove la "famiglia" è proprietaria di alcuni possedimenti ANSA

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