NEWS ITALIA E DAL MONDO TOSCANA IL FUTURO DEL PORTO Neanche i traghetti potranno esser riparati in bacino
INSERITO DA ELSA COPPA LIVORNO. Mentre un piccolo gruppo di riparatori in presidio sotto palazzo Rosciano chiedeva la riapertura dei bacini alle grandi navi, al primo piano della sede dell'Autorità Portuale Matteo Paroli, dirigente dell'Authority, illustrava al comitato portuale i criteri dettagliati del bando che dovrà riassegnare la gestione del bacino di carenaggio e delle banchine 76 e 78, poste tra il porto mediceo e la nuova Porta a Mare.
"La gara è praticamente pronta, abbiamo superato le ultime problematiche e presto acquisiremo tutte le pratiche documentali che sono oggi necessarie per predisporre gli allegati tecnici. Tra quindici, venti giorni confidiamo di poterla pubblicare sulla Gazzetta ufficiale" ha detto Paroli, responsabile del procedimento.
Durante il comitato portuale se è stato confermato che la linea scelta è stata quella di accogliere solo navi di piccole e medie dimensioni, sono stati in realtà annunciati paletti ancora più restrittivi per le riparazioni. A partire dalla larghezza massima delle imbarcazioni: 24 metri.
"Perché proprio 24 metri? Perché una nave con larghezza maggiore non potrebbe essere lavorata alla banchina di allestimento n. 76 senza interferire con le funzionalità dell’antistante banchina 75, destinata dal Prp alla nautica da diporto", è stato spiegato.
La misura restringe ulteriormente il campo delle riparazioni ai piccoli traghetti e a qualche feeder vessels. Basta fare alcuni esempi per capire che la maggiorparte delle navi che vediamo abitualmente nel nostro porto non potrebbero trovare ricovero nel bacino di carenaggio: la Moby Aki - 170 metri di lunghezza - ha infatti una larghezza di 28 metri. Mentre il Mega Express della Corsica Ferries è larga 25 metri e dunque sarebbe fuori.
E' stato poi messo un puntino sulla "i" rigidissimo per quanto riguarda la compatibiltà ambientale col nuovo volto residenziale assunto dalla zona dell'ex cantiere Orlando: Paroli ha chiarito infatti che, comunque, il mancato rispetto della normativa vigente in materia ambientale e sanitaria per quanto attiene la compatibilità delle attività industriali oggetto della gara con le attività antropiche residenziali contigue al compendio dei bacini di carenaggio, renderà l’offerta non valutabile.
Il bando di gara era già stato presentato, nelle sue linee guida, ad ottobre scorso. Oltre alla necessità della compatibilità tra il Piano industriale con le attività residenziali contigue al compendio dei bacini, è previsto un altro requisito fondamentale: le imprese candidate dovranno sviluppare attività che non pregiudichino il futuro utilizzo del bacino in muratura per le attività di riparazione delle navi, anche di grande dimensione.
Con riferimento alla gara, verrà approntata una procedura in due fasi. All’atto della pubblicazione del bando verranno definiti i termini per la presentazione delle manifestazioni di interesse. Nella seconda fase, verrà trasmesso l’invito a gara ai concorrenti risultati idonei in relazione ai criteri di selezione. I concorrenti potranno inoltre presentarsi in raggruppamenti temporanei di impresa, sulla scorta di quanto prescritto dalla normativa sugli appalti.
di Giulio Corsi IL TIRRENO
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